La corsa a ostacoli dello Stadio della Roma

Nonostante la rincorsa presa dal M5s per accelerare l’iter, gli ostacoli non finiscono qui: prima del voto in aula servirebbe il parere del Municipio IX, che al momento sembra per una parte consistente propensa all’opposizione.

ROMA – Il perno del pubblico interesse – La delibera che ridefinisce il pubblico interesse del nuovo stadio della Roma, a Tor di Valle, dopo un parto tra i più travagliati che si ricordino, alla fine è stata partorita. Il nuovo progetto messo a punto dai proponenti dell’As Roma e dall’Eurnova di Parnasi riduce, com’è noto, del 50% le cubature delle costruzione e stanzia 120 milioni di euro per nuove opere nella Capitale.

Prevede sostanzialmente l’eliminazione delle tre torri di Libeskind, la realizzazione di edifici a basso impatto ambientale realizzati con alti standard energetici, il superamento del rischio idrogeologico, ma anche il significativo miglioramento della mobilità e del traffico di ingresso-uscita dal centro città”. Il mancato rispetto anche di una sola delle condizioni necessarie, sulle quali l’Amministrazione capitolina si riserva il diritto di vigilanza, verifica e controllo, comporterà la decadenza del confermato pubblico interesse.

Il salto ad ostacoli – Dopo l’ok della giunta ora si attende entro il 15 giugno quello dell’Assemblea capitolina, ovvero la prima data utile da cui si può riconvocare la nuova conferenza dei servizi, dopo che la prima si è chiusa negativamente ad aprile. Nonostante la rincorsa presa dal M5s per accelerare l’iter, gli ostacoli non finiscono qui: prima del voto in aula servirebbe il parere del Municipio IX, quello che ha la competenza sull’area di Tor di Valle, che al momento sembra per una parte consistente propensa all’opposizione.

Le obiezioni riguardano il taglio delle cubature, non ritenuto sufficiente, la variante urbanistica e l’assenza di un business park nel piano regolatore. Inoltre lamentano l’insistenza del Comune, che vorrebbe che il Municipio si esprimesse al più presto, già entro la fine della settimana. “Ma se non ci avete ancora dato il testo della delibera, come possiamo dire sì in queste condizioni? – hanno protestato alcuni consiglieri – Altro che trasparenza e partecipazione, sono solo decisioni calate dall’alto”.

La questione del ponte – Il ponte dei Congressi, cioè «l’opera di interesse nazionale» di cui Raggi, i primi di maggio è andata a chiedere notizie al ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio, è a questo punto stato dimezzato nelle cubature di cemento e privato delle tre torri di Libeskind. Quello che si costituiva come la “stella polare” del progetto, sarà realizzato con fondi del governo, e non del Comune.

Il progetto “migliora la mobilità grazie alla realizzazione di collegamenti ciclopedonali che attraversano l’area lungo le anse del Tevere e la via Ostiense collegandosi alle nuove reti ciclabili previste nel ponte dei Congressi”, spiega il Comune. Cioè: la delibera è complementare alla costruzione del ponte finanziato dal governo anche se l’opera è attualmente sospesa con un «no» dal Consiglio superiore dei lavori pubblici nella Conferenza dei servizi relativa. E’ vero che i rilievi sembrano ora superati e che probabilmente il ponte si farà. Ma il punto è un altro e gli avvocati sono già a lavoro: il 15 giugno la maggioranza M5S potrebbe concedere il pubblico interesse a un progetto con la condizionale.

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