L’incubo della burocrazia

Quando il parlamentare combatte contro la legge dell'assurdo

ROMA – Quando il parlamentare si batte per aggirare la burocrazia, significa che questa ha raggiunto un limite estremo di inefficienza e inutilità.

In seguito all’interrogazione parlamentare presentata dalla deputata Laura Garavini (Pd) al ministro dello sviluppo economico, emerge che cittadini italiani non residenti nell’area dell’Unione sono impossibilitati ad aprire un conto corrente in Italia (cosa invece concessa a tutti i residenti Ue in seguito ad un decreto legislativo del 2017).

Il problema sorge dal momento che il più grande operatore bancario diffuso sul territorio nazionale, Poste Italiane, richiede per questa operazione un passaporto italiano valido e soprattutto la tessera sanitaria riportante il codice fiscale, di cui dispongono solo i residenti in Italia.

I più penalizzati sono specialmente i cittadini italiani residenti in Svizzera, ben 600 000, i quali mantengono uno stretto legame con la madrepatria e compiono spesso investimenti immobiliari ed economici nel paese, dove spesso si stabiliscono in età di pensione.

Le soluzioni proposte sono le più stravaganti, dall’emissione di una tessera con un codice fiscale fittizio senza copertura sanitaria al rilascio di un codice fiscale ad hoc per i cittadini stranieri. Ma la soluzione più semplice sarebbe quella di eliminare la richiesta di codice fiscale come prerequisito per l’apertura di un conto Banco Posta.

Una cosa salta all’occhio più di ogni altra: la burocrazia dovrebbe essere uno strumento in grado di consentire il contatto fra cittadini e istituzioni, garantendo equità e parità di trattamento; quando però, come succede spesso, diviene soltanto un ostacolo che tutti devono prodigarsi per aggirare, essa va quanto meno semplificata drasticamente.

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