Industria 4.0: i soldi ci sono, mancano gli investimenti

Confindustria e Intesa Sanpaolo presentano l’accordo ‘Progettare il futuro’

ROMA – È stato presentato oggi a Roma, con la collaborazione di Unindustria (Roma, Frosinone, Latina, Rieti, Viterbo) l’accordo triennale tra Confindustria Piccola Industria e Intesa Sanpaolo “Progettare il futuro”, dedicato alla competitività e alla trasformazione delle imprese per cogliere le opportunità offerte dalla ‘quarta rivoluzione industriale’.

La partnership, che mette a disposizione un plafond nazionale di 90 miliardi di euro, dei quali 4,5 mld destinati alle aziende laziali, viene presentata dentro i luoghi deputati ad accogliere e far proprie le finalità dell’accordo: le imprese. Erano presenti all’illustrazione dell’accordo i massimi esponenti degli industriali, delle banche e degli enti locali.

Per l’industria italiana, costituita soprattutto da Pmi, lo sviluppo di Industria 4.0 e il relativo piano del Governo possono essere la strada per recuperare competitività e per creare nuovi posti di lavoro grazie a elevate competenze, nuovi modelli di business e tecnologie innovative. Le opportunità di sviluppo per le realtà aziendali che riusciranno a cogliere questa sfida sono enormi, ma richiedono un intervento a tutto tondo, con investimenti in capitale fisso e immateriale, soprattutto in ricerca, innovazione e formazione, nonché trasformazioni organizzative e una continua attenzione alle evoluzioni in corso. Occorre partire subito perché le tecnologie sottostanti Industry 4.0 necessitano di 10-15 anni per raggiungere la completa maturità nel mercato ed essere pienamente efficienti.

Le dichiarazioni di rito sono tutte improntate a giudizi molto positivi sull’intervento. Alberto Baban, presidente della Piccola Industria di Confindustria: “Con il 4.0 si evolvono le tecnologie e cambia totalmente l’approccio con il consumatore che è già digitale. Per questo ciò che conta per competere nel mondo non è più la dimensione aziendale ma la capacità di catturare questi nuovi consumatori. Oggi ci sono moltissime agevolazioni per chi vuole investire per rafforzare la propria capacità innovativa. A queste, poi, si aggiunge l’importante liquidità rappresentata dai PIR che può raggiungere quelle imprese che, seppur piccole, riescono comunque a essere attrattive”.

Pierluigi Monceri, direttore regionale di Intesa Sanpaolo: “Seppure in un quadro economico migliorato rispetto al passato dobbiamo registrare come non vi sia ancora un’adeguata ripresa degli investimenti produttivi. È un problema globale, ma che in Italia è particolarmente avvertibile vista la piccola dimensione e conseguente scarsa patrimonializzazione delle nostre PMI. L’accordo che presentiamo oggi vuole aiutare le aziende italiane a migliorare la loro capitalizzazione e a cogliere le grandi opportunità che la digitalizzazione e i nuovi scenari offerti dalla quarta rivoluzione industriale offrono”.

Gerardo Iamunno, Presidente della Piccola Industria di Unindustria: “Vi sono molteplici ragioni di politica economica e di evoluzione dei processi reali che identificano nelle nostre piccole e medie imprese un soggetto strategico nei processi di sviluppo quanto in quelli di adattamento ai repentini cambiamenti del sistema economico e del mercato in tutti i settori, stimolando l’economia nelle fasi di crescita e fungendo da ammortizzatori nelle congiunture negative. Riconosciamo dunque il ruolo chiave delle nostre PMI nel processo di rinnovamento al sistema produttivo regionale e nazionale, dove imprescindibile sarà il supporto degli istituti di credito e la loro capacità lungimirante di sostenere il cambiamento”.

L’accordo è imperniato su quattro pilastri: Ecosistemi di imprese e integrazione di business; Finanza per la crescita; Capitale umano; Nuova imprenditorialità.

Ecosistemi di imprese e integrazione di business
Intesa Sanpaolo e Piccola Industria Confindustria intendono mettere a disposizione un insieme di soluzioni che permettano alle imprese di trasformarsi, migliorando i processi produttivi, ricorrendo a nuove tecnologie e a nuove metodologie, tra cui i percorsi “Lean 4.0” che abilitano le imprese alle tecnologie digitali. Per la realizzazione dei progetti di sviluppo delle imprese Intesa Sanpaolo si avvarrà anche del proprio Innovation Center, struttura che raccoglie tutte le iniziative avviate dal Gruppo nel campo dell’innovazione. L’iniziativa intende rappresentare anche un momento evolutivo di “AdottUp, il Programma per l’adozione delle startup” e offrire nuove opportunità alle startup in esso sviluppate.

Finanza per la crescita
L’accordo punta a finanziare la crescita del business valorizzando il patrimonio intangibile delle imprese attraverso un nuovo modello di relazione basato sui fattori qualitativi legati al credito: tra questi la capacità innovativa, la formazione e la strategicità della catena fornitore-champion. Sono inoltre previste adeguate soluzioni finanziarie a medio-lungo termine oltre al migliore utilizzo degli strumenti di supporto, a cominciare dal rinnovato Fondo di Garanzia. Per programmare la crescita, bilanciando i livelli di debito a favore del capitale di rischio, è fondamentale il ricorso all’Equity per il rafforzamento del sistema produttivo. A tal proposito l’accordo intende sviluppare iniziative che favoriscano la patrimonializzazione delle imprese. Infine si prevede l’estensione a comparti strategici per l’economia italiana del Progetto Filiere, l’innovativo modello di credito di Intesa Sanpaolo che ha sinora prodotto 330 contratti con aziende capofila con oltre 15 mila fornitori ed un giro d’affari di 55 miliardi.

Capitale umano
L’accordo punta anche a favorire l’alternanza scuola-lavoro con l’obiettivo di far diventare l’azienda il luogo in cui lo studente consolidi e arricchisca le conoscenze apprese, sviluppando competenze spendibili nel mondo produttivo o acquisendo esperienze funzionali alla creazione di nuove imprese, in linea con il Piano Nazionale Industria 4.0.

Nuova imprenditorialità
Intesa Sanpaolo mette a disposizione il modello di valutazione delle startup. È un nuovo algoritmo DATS (Due Diligence Assessment Tool Scorecard), già inserito nelle Regole di concessione del credito, a supporto della valutazione creditizia delle Startup e in futura estensione alle PMI innovative. Si tratta del primo modello di valutazione “forward looking” adottato da una banca per i finanziamenti in debito, basato su logiche derivate dalla valutazione degli investitori in Venture Capital, mutuando le competenze costruite negli ultimi anni all’interno del Gruppo Intesa Sanpaolo. Questo nuovo strumento consente alle imprese e alla banca di cogliere al meglio le opportunità offerte dalle misure governative e le agevolazioni per la crescita, recentemente estese dal Piano Industria 4.0.

Per quanto riguarda in particolare l’economia del Lazio, essa mostra una buona competitività sui mercati esteri. Nel 2016 l’export è cresciuto del 3%, mostrando una dinamica migliore rispetto all’Italia (+1,2%). La provincia di Roma, con valori esportati pari a 8,4 miliardi di euro, rappresenta il 42,8% delle esportazioni della regione. Nel 2016 l’export provinciale è aumentato del 5,4%. Ottime performance sono state ottenute, in particolare nell’aerospazio, nella metallurgia e nell’elettrotecnica.

E’ tuttavia cruciale la spinta del canale interno e, soprattutto, degli investimenti. Più in particolare, sarà importante vincere la sfida del digitale attraverso un’accelerazione degli investimenti, finora frenati dall’incertezza che domina i mercati.

Si tratta di una grande opportunità per le imprese di questa regione che mostrano un grado di utilizzo delle tecnologie ICT in netto miglioramento:
• nel 2016 la diffusione della banda larga nelle imprese era pari al 94% nel Lazio (dall’80% del 2008);
• la percentuale di imprese con sito web era pari al 63% nel 2016 dal 53% del 2008;
• la quota di addetti che utilizzano computer connessi a Internet è salito al 58,1% nel 2016, una percentuale nettamente superiore alla media italiana (42,6%). Il Lazio detiene il primato fra le regioni italiane.

Il Lazio mostra poi un’intensità di ricerca e sviluppo superiore alla media italiana (1,64% del PIL vs 1,3%) e una buona propensione a introdurre brevetti ICT. La provincia di Roma si colloca al terzo posto in Italia per numero di brevetti ICT. E’ determinante il contributo di enti pubblici di ricerca e università. Infine, la regione Lazio mostra una buona presenza di start-up innovative: erano 687 a fine maggio 2017, di cui 597 concentrate nella provincia di Roma, che è seconda in Italia per numero di start-up innovative.

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