Il ministro Fedeli accetta le dimissioni del Rettore di Roma Tre

Mario Panizza le aveva rassegnate una settimana fa. Le vere ragioni del suo abbandono

ROMA – Ieri il ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli, ha firmato il decreto di accettazione delle dimissioni di Mario Panizza da Rettore dell’università Roma Tre. Si conclude così dopo quattro anni, sui sei del mandato, l’avventura dell’ex direttore del dipartimento di architettura alla guida del più giovane degli atenei pubblici romani.

Nella lettera di dimissioni inviata la settimana scorsa, in maniera irrituale, direttamente al ministro, l’ex rettore prendeva atto “dell’impossibilità di dare attuazione esecutiva ad alcune azioni – tra cui un possibile importante finanziamento del ministero per il miglioramento delle nostre infrastrutture – che ritengo qualificanti per il raggiungimento degli obiettivi del Piano di programmazione triennale, già approvato all’unanimità dagli Organi collegiali. Considerando perciò impossibile procedere alla realizzazione di quanto mi ero impegnato a perseguire, intendo concludere in anticipo il mio mandato”.

La motivazione in sé era apparsa alquanto debole. Si trattava infatti di una delibera che Panizza aveva presentato in cda per ottenere lo stanziamento di fondi dal Miur da destinare a foresterie per studenti nell’edificio dei frigoriferi dell’ex Mattatoio. La proposta, a detta della maggioranza dei consiglieri, mancava di elementi istruttori essenziali dato che, essendo l’edificio di proprietà comunale e mancando il provvedimento di assegnazione all’ateneo, non poteva di conseguenza essere approvata.

La vera ragione della rottura va cercata dunque altrove. Viene probabilmente dal confronto tra la visione di un accademico illuminato che ha posto la dimensione internazionale e la sostenibilità alla base della sua gestione e gli ineliminabili vincoli amministrativi e finanziari che regolano necessariamente la vita di una grande università statale. In una parola, “Panizza stava stretto nei panni del gestore di una struttura come Roma Tre”, dicono quelli che lo conoscono bene.

L’uomo dei grandi orizzonti politici e culturali, l’uomo dei seminari sulla pace con la partecipazione di 25 studenti israeliani e 25 palestinesi, l’idealista, il visionario, è sempre stato a disagio alla guida della macchina amministrativa. L’aver trascurato le regole, l’aver compiuto (deliberatamente o no) frequenti inesattezze burocratiche e non aver sempre condiviso le sue scelte con gli organi istituzionali dell’ateneo, alla fine l’hanno costretto alla resa. Peccato!

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