Fiori Scarlatti Manguste e Volo Notturno

Elisa Montessori alla Casa delle Letterature

Elisa Montessori inserisce i suoi magici libri all’interno degli ambienti della Casa delle Letterature accompagnandone ed esaltandone la funzione di luogo della cultura, della riflessione e dell’approfondimento.

La Casa delle Letterature, che ha sede nel Borrominiano Oratorio dei Filippini, da anni, sotto la guida sicura di Maria Ida Gaeta, riconfermata nel suo ruolo anche dalla nuova Giunta Comunale, oltre ad organizzare, con grande successo, le stagioni del Festival “Letterature” a Massenzio, prosegue in un meritevole lavoro quotidiano a far conoscere scrittori, poeti, artisti visivi con iniziative che attivano un corto circuito di idee, dibattiti, esperienze diverse ma tra loro collegate. Nell’ambito della XVI edizione del Festival, si inserisce, con grande efficacia, la mostra di Elisa Montessori proprio per la complessità del suo lavoro legato ai temi letterari: temi che parlano, attraverso le immagini, del rapporto con la natura nei suoi molteplici aspetti che vanno dal vegetale, all’animale, all’umano. Espone lungo i muri, appoggiati su piccole basi, una serie di libri realizzati recentemente nei quali si può riassumere l’intero percorso della sua attività creativa: l’interesse per la poesia, soprattutto femminile, la passione per la natura, la grande cultura figurativa che spazia dai maestri italiani ai segreti della spazialità orientale. I libri sono ispirati alle pagine di alcune grandi voci della poesia da Emily Dickinson a Marianne Moore a Ingeborg Bachmann.

Si ritrovano in questi lavori le esperienze del bianco e nero degli anni Settanta che sottolineano l’ angoscia delle parole della Bachmann con segni veloci, graffianti, che ne scandagliano l’animo tormentato. Sono gli anni in cui la Montessori realizza un lavoro, visibile in mostra su una parete, ispirato al “Volo Notturno” della poetessa tedesca, una installazione di piccole carte unite tra loro, attraversate da rapide pennellate, espressione di un astrattismo lirico ma calligrafico. Il passaggio al colore degli anni Ottanta si ritrova con forza nei libri dedicati alla Dickinson con macchie di colore ora tenui ora violenti, inchiostri sbaffati che evocano una natura rigogliosa e in continua trasformazione. La poesia di Marianne Moore è l’occasione per raccontare di un mondo animale bellissimo e misterioso espresso nel disegnare il guizzo delle code serpentine o il colore del pelo delle manguste o l’espandersi sul foglio dei lunghi artigli di uccelli misteriosi.

Gli inserimenti di foglie di palme, di fili d’erba, di frammenti di rami animano le pagine rivelando il pensiero dell’artista. Al di là di citazioni avanguardiste trova il bisogno di mostrare, come afferma in una intervista ad Anne Marie Boetti, la sua profonda indifferenza ed estraneità al codice della natura sottolineando invece la sua fedeltà alla pittura. Profondamente artista esplica il suo potere di realizzare immagini per evocare le trasformazioni, i cambiamenti di una natura che appare indifferente.

Su grandi teche disposte nel centro della sala sono esposti alcuni quaderni, alcuni libretti in cui l’artista trascrive le sue impressioni, le sue emozioni di fronte a un testo letterario e sono importanti per conoscere il suo lavoro perché, come sostiene, lo sguardo su di essi implica un tempo di fruizione altro rispetto a una tela appesa al muro. Nel guardarli si impone a chi guarda di soffermarsi, di leggere sfogliando le pagine e di entrare nel suo percorso creativo.

Le macchie, i ripensamenti, i graffi che emergono dalle pagine sono importanti perché, sostiene “è la macchia che mi permette di partire”. Con questo riaffermando che il suo è un linguaggio per parlare, attraverso le immagini, del mondo e dei suoi segreti e suggerirci di guardare oltre.

Potrebbero interessarti anche