Atac, incredibile calo vendite biglietti

Si fa largo l’idea della privatizzazione della municipalizzata. Bene Trenitalia e Cotral.

ROMA – Clamoroso flop di vendite per la municipalizzata dei trasporti capitolina che registra un calo generalizzato, sia dei titoli Metrebus Roma, meno 582.482 tra biglietti e abbonamenti, sia dei Bit, i biglietti integrati da 100 minuti per circolare entro i confini comunali, che crollano di 602.822 unità con una perdita di 900 mila euro rispetto allo stesso periodo del 2016. In netta controtendenza rispetto, per esempio, a Trenitalia e Cotral, che spingendo sulle campagne antievasione stanno incrementando le vendite rispettivamente dell’11 e del 18%.

Già lo scorso anno, nell’ultimo bilancio di esercizio riferito al 2015, l’azienda fu obbligata ad ammettere e spiegare la flessione nella vendita dei biglietti che iniziava ad alleggerire pericolosamente un bilancio già provato dall’evasione record: meno 6,3%, rispetto al 2014, cioè 9 milioni 300 mila euro persi (sul totale di 260 milioni ricavati durante l’anno).

Allora Atac si giustificò appellandosi ad una serie di fattori esogeni: «Calo generalizzato della domanda di trasporto pubblico influenzata dai minori flussi turistici in città e dal maggior uso del mezzo privato incentivato dai prezzi dei carburanti». Tra le altre cause, forse più plausibili, Atac indicava anche le «frequenti interruzioni del servizio» e, dato importante, la «minore offerta in termini di vetture-chilometro erogate dovuta in parte al sottodimensionamento dei fattori produttivi (personale e mezzi) disponibili».

Il referendum Queste tesi sono state smontate dai Radicali, impegnati nella promozione del referendum per mettere a gara il trasporto pubblico locale, hanno smontato nel loro ultimo dossier: «Secondo i dati dell’Ente bilaterale del turismo regionale le presenze e gli arrivi in città hanno registrato aumenti pressoché costanti nel periodo gennaio-agosto, mentre i numeri Aci dimostrano che tra il 2014 e il 2015 il numero di auto e motocicli circolanti si è ridotto di quasi 25 mila unità».

In molti ritengono che la privatizzazione consentirebbe il passaggio necessario del tpl, da servizio di welfare indirizzato a studenti, anziani e non-patentati, a servizio essenziali per il buon funzionamento della città, richiesto da tutte le classi sociali. Tempi certi di spostamento e comfort, sono le istanze dei cittadini romani.

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