La Capitale ostaggio degli scioperanti

Traffico rallentato e numerosi incidenti. Fasce orarie non garantite dal tpl.

ROMA – “Gli scioperi di venerdì d’estate sono da irresponsabili”. Queste le parole del commissario straordinario di Alitalia, Luigi Gubitosi, in riferimento all’agitazione dei trasporti di oggi, che coinvolge oltre alla compagnia aerea, anche il trasporto ferroviario e locale.

“Ognuno secondo le proprie rivendicazioni e piattaforme, contro privatizzazioni e sfruttamento”: è questa la base organizzativa (o non organizzativa) dello sciopero, organizzato da frange minoritarie del sistema sindacale, ovvero Cobas, Cub e Sgb, e nel silenzio generale delle altre confederazioni sindacali.

Roma è immobilizzata. Intanto il traffico è rallentato, si registrano code in quasi tutte le arterie principali della città, a partire dal Gra e dalla Tangenziale Est, intasate da lunghe file di macchine. Ad aggravare la situazione ci sono poi gli incidenti, che moltiplicandosi nel corso delle ore contribuiscono a creare ulteriori rallentamenti e blocchi del traffico. Paralizzato anche quasi del tutto il trasporto tpl, che non garantisce il servizio neanche nelle fasce orarie principali per i lavoratori.

Le motivazioni. Le ragioni dello sciopero sono state sommariamente elencate in comunicati diffusi dalle sigle sindacali, che hanno fatto sapere di opporsi alla privatizzazione del tpl, ai tagli del trasporto pubblico, la mala gestione delle aziende di tpl da parte della politica e dei manager, e alle “porcate dell’ultimo contratto nazionale”, tra cui la saturazione dell’orario di lavoro, addebiti dei sinistri e adesione forzata al fondo pensione Priamo.

La questione Alitalia. Mentre le questioni del trasporto ferroviario e locale sembrano essere di contorno, Cobas, Cub e Sgb spingono sulla situazione di Alitalia “emblematica di come le privatizzazioni abbiano demolito le grandi aziende e ridotto il servizio pubblico, arricchendo solo manager e il capitale privato, scaricando i costi sui lavoratori e sull’intera cittadinanza”, aggiungendo che “con il no secco al referendum sull’accordo tra Alitalia, governi, e Cgil, Cisl e Uil, i lavoratori di Alitalia hanno rispedito ai manager la responsabilità della mala gestione”.

La questione che sorge a questo punto è vecchia quanto il riconoscimento del diritto allo sciopero sancito dalla Costituzione, e riguarda quale sia la linea che separa il diritto insindacabile del dipendente pubblico a scioperare e il danno subito dagli utenti, che costituiscono poi anche “l’intera cittadinanza” su cui si scaricano i costi delle privatizzazioni, come sostengono gli stessi sindacati.

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