Crisi idrica nella Capitale, rischio interruzione servizio

L'acqua sarà prelevata dal Lago di Bracciano, ma potrebbe non bastare. "Situazione sotto controllo", fa sapere Acea.

ROMA – Estate all’insegna dell’emergenza idrica nella Capitale, con cali di pressione nell’erogazione dell’acqua, problemi di distribuzione e, come ultima soluzione, interruzioni del servizio. L’allarme, che riguarda gran parte della città, arriva da Acea, l’azienda che gestisce il servizio idrico della città e ha il Comune come socio di riferimento, che nei giorni scorsi ha presentato un documento in cui prende atto della criticità della situazione.

Quali sono le zone a rischio. In una scala da 0 a 2, l’allarme è al livello 1, il quale prevede “abbassamenti di pressione o modeste carenze idriche in zone limitate” in gran parte dei Comuni dell’Area Metropolitana di Roma Capitale: da Ostia, Casalpalocco e Axa, fino a Eur e Ostiense, ma anche in vaste aree del centro come Salaria, Parioli, Monti, San Lorenzo, Esquilino, Castro Pretorio. Previsti disagi anche nelle case di Roma Nord, a Settebagni, Primavalle, Tiburtino, Prenestino, e infine lungo la fascia est del raccordo, dall’Appio a Tor Vergata. Al momento in queste aree si registrano cali di pressione dell’acqua, soprattutto ai piani alti dei palazzi, ma non si esclude il ricorso alle interruzioni programmate, che sarebbero previste per le ore notturne.

“Risparmiare acqua”, sarà per i prossimi mesi la parola d’ordine dei cittadini romani. I disagi per i residenti possono verificarsi anche nelle ore di maggior consumo, a pranzo e a cena, proprio durante i mesi di un’estate che finora è una delle più calde e meno piovose degli ultimi dieci anni. La siccità è uno dei problemi che ha portato all’emergenza: dall’inizio dell’anno sono caduti a Roma circa 150 mm di pioggia, il livello più basso dal 2009. L’acqua che manca sarà presa dal lago di Bracciano: a luglio l’azienda preleverà 1800 litri al secondo, 800 ad agosto, 1600 a settembre. E questo comporterà, insieme all’effetto evaporazione, una riduzione di almeno 60 cm dell’attuale livello del lago. Numeri che non solo non potrebbero bastare a garantire l’acqua corrente nelle case, ma che hanno già fatto mobilitare il Comitato Difesa del lago di Bracciano, che accusa Acea di non aver avviato una programmazione in questi anni.

In più le temperature sono in aumento e le massime sfiorano in media i 30 gradi e questo si traduce in un calo della capacità idrica non solo delle fonti di approvvigionamento di Roma, come le sorgenti Peschiera- Le Càpore a Rieti, ma anche delle infrastrutture che portano l’acqua alla Capitale: in questi mesi l’acquedotto Marcio porterà 3,6 metri cubi di acqua al secondo (- 25% rispetto allo scorso anno), ma anche il Simbrivio e il Doganella si fermeranno a poco più di 1 metro cubo, anche loro in calo del 20%. Inoltre, i pozzi dell’acquedotto ex Casmez rimangono ancora oggi parzialmente inutilizzabili per la presenza di sostanze come arsenico e fluoro: è per questo che, si legge nel rapporto, i disagi maggiori saranno nei quartieri a sud est della capitale.

Situazione sotto controllo. Una cabina di regia per la gestione delle emergenze è stata convocata dal neonomicato amministratore delegato Stefano Donnarumma, al fine, fanno sapere dall’azienda di piazzale Ostiense, di monitorare costantemente la situazione. Inoltre un mese fa l’ad di Acea ha incontrato i sindacati, secondo i quali l’emergenza non è dovuta solo alla siccità ma anche allo stato di salute della rete di condutture e impianti per la distribuzione dell’acqua in città, che non solo sono obsolete ma disperdono fino al 40% di acqua. Donnarumma da parte sua ha promesso nuovi investimenti per mettere in sicurezza la rete idrica ma il nuovo piano industriale arriverà tra novembre e dicembre.

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