Cosa pensano i romani del trasporto pubblico

Va dato atto ai Radicali di aver sollevato una questione nevralgica

ROMA – Come spesso è accaduto nella storia del nostro Paese, va dato merito ai Radicali di aver sollevato una questione nevralgica che sinora era stata tenuta sotto traccia dalla ipocrisia con la quale si affrontano in Italia le vicende sociali ed economiche.

Stavolta tocca alla liberalizzazione del trasporto pubblico locale, questione che si trascina stancamente sin da metà degli anni Novanta del secolo passato.

Con il referendum consultivo sulla gara per i servizi di Tpl a Roma, si comincia forse finalmente a discutere per davvero di svariate questioni che erano rimaste sotto traccia:

– quale è l’interesse prevalente, quello degli utenti di un servizio pubblico o quello dei produttori?

– è più efficiente un servizio sotto stimolo della concorrenza per il mercato, oppure meglio il mantenimento del monopolio ?

– quale deve essere il ruolo della politica: quello di proprietario, di regolatore o di policy maker?

– come deve esercitare il proprio ruolo un sindacato ai tempi del car sharing: mantenendo un ruolo di cogestore del personale oppure difendendo i diritti di chi lavora e di chi viaggia?

Il dibattito non è ancora entrato nel vivo, e per ora si agitano più ancora fantasmi ideologici. Ora si spera che la provocazione dei Radicali metta tutti gli attori di fronte alle proprie responsabilità. E che si comincino a dare le necessarie risposte ai giusti quesiti. Una consapevole discussione pubblica comincia da questo elementare principio.

di Pietro Spirito

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