Roma città aperta non si arrende

Il vero Rinascimento parte da Piazza Cavour

ROMA – Piazza Cavour, la città di Roma reagisce a chi ne vuole il declino e a coloro che, da sempre, antepongono i propri interessi a quelli della collettività.

Guidati dal presidente dell’Associazione “Roma puoi dirlo forte!”, Tobia Zevi, numerosi relatori di spicco per la città di Roma, e non solo, si sono avvicendati, nella cornice en plein air di Piazza Cavour, dibattendo attorno a quattro filoni tematici principali: innovazione, sostenibilità, sociale e cultura. Fra loro l’ex ministro della cultura Massimo Bray; Chicco Testa, ex amministratore delegato di Enel, Eni, e attualmente Ad di Sorgenia; il responsabile della comunità sant’Egidio; il presidente dei radicali romani… E ancora: professori, politici, avvocati, dirigenti, o anche chi semplicemente avesse il desiderio di mettere la propria esperienza al servizio della città, riconoscendone le criticità ed enfatizzandone, così, i punti di forza.

Il tutto aperto e a piena disposizione del cittadino “comune”, non direttamente implicato nell’amministrazione della città ma direttamente interessato al suo riscatto e ad una rinascita ventura. Lo spazio di trattazione era quindi orizzontale, senza palchi o divisioni, consentendo innanzitutto una chiara comunicazione e comprensione fra chi chiede un cambiamento e chi ha a che fare con la sua effettiva attuazione.

Ad emergere, sopra a tutte e le problematiche, una burocrazia che osteggia un utilizzo di fondi che esistono, ma che, per un’infinità di lungaggini e scartoffie non arrivano a destinazione; un’infinità di leggi inutili che non consentono ai cittadini –se anche lo volessero- di migliorare una porzione di città con i propri mezzi, pena multe severe. Il modello suggerito diviene quello francese, che lascia alla burocrazia “da strada”, ovvero degli uffici locali, una maggiore libertà e una più libera possibilità di azione concreta sulle attività dei singoli (cosa impossibile da chiedere a legislatori e dirigenti, non a diretto contatto con la vita dei privati).

Fondamentale risulta poi il fattore comunicazione, un contatto diretto fra i diversi enti che regolano e dirigono la città, che potrebbe portare ad una maggiore efficienza, risparmio di risorse e grande utilità al cittadino. La comunicazione e la creazione di un nuovo piano regolatore della connettività digitale, di cui già parlava Michele Mezza in un articolo sul nostro giornale, sono infine fondamentali per la creazione della città del futuro, la cosiddetta smart city, a cui anche Roma aspira.

Dall’altro lato, dal punto di vista delle potenzialità, l’apertura al cambiamento che una metropoli come Roma può dimostrare è illimitata: dalle università che sfornano annualmente migliaia di professionisti che il mondo ci invidia, all’attrazione dei fondi data da un’infinità di aziende nazionali ed internazionali che operano sul territorio, fino alla ricchezza artistica che non ha pari in altre parti del mondo, Roma ha tutte le carte in regola per riaffermare il suo ruolo di capitale.

A riequilibrare le posizioni è intervenuto Chicco Testa, che ha messo l’accento sul fatto che l’attaccamento dei romani per la propria città è quantomeno altalenante, e per questo rischioso. Non si può definire Roma Caput Mundi quando essa riporta dei buoni risultati, e all’occorrenza tacciarla di essere sentina di tutti i mali, ricorrendo al frequente ma distruttivo slogan “Roma fa schifo”.

Se la situazione di Roma si ritrova ad essere quella odierna, le colpe vanno ripartite in parti eguali fra dirigenti e cittadini, i quali devono poter sviluppare una maggiore affezione e sensibilità verso la città, trasformandone la struttura da verticale a orizzontale, assumendo anche la responsabilità di comportamenti che sono spesso deleteri per il suo funzionamento, dalla gestione dei rifiuti ai livelli più bassi di corruzione.

È arrivato il momento di fare di Roma una metropoli, di conservare con orgoglio la storia che l’ha formata ma senza per questo farsi frenare dalla paura di innovare e rendere la città una vera capitale europea, oltre che capitale d’Italia. Le menti ci sono, sono disposte a collaborare, e si moltiplicano le realtà che, come la nostra, vogliono porre l’accento su criticità e capacità di rinnovamento che Roma possiede e che, da esperienze come queste, emergono forti alla ricerca di un vero e proprio Rinascimento.

di Tommaso Buso

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