Turismo e tempo libero, l’industria anticiclica

Intervista a Stefano Fiori, presidente di un settore di Unindustria trainante per lo sviluppo dell’economia regionale.

ROMA – Decisamente i plurali si addicono a Stefano Fiori, al suo secondo mandato come presidente del settore che raggruppa in Unindustria le aziende che operano nel turismo, beni culturali e sport. Usa in modo accorto e tecnico termini come “turismi”, “eccellenze”, “classi politiche”, “sistemi territoriali e di impresa”. In quell’insieme di imprese che guida e che a lungo è stato inquadrato nell’espressione “sezioni merceologiche” si ritrovano soggetti eterogenei: catene alberghiere, operatori congressuali, tour operator, organizzazioni sportive, Trenitalia e Ntv, ma anche AdR e l’Auditorium della Musica. E molto altro.

Tiene a sottolineare che in tutti i modi, dall’interno e dall’esterno, Roma deve liberarsi da una spessa serie di oggettive criticità e percezioni negative, risultato del consolidarsi nel tempo di mentalità sbagliate, della mancata crescita di classi politiche all’altezza del compito, dell’abitudine alle non-regole.

Ma guarda avanti, Fiori: propone progettualità e energie fresche per fronteggiare problemi noti e stratificati da decenni. E indica con forza la direzione per reagire ai vuoti lasciati dalle partecipazioni statali, da alcune multinazionali, dalla fuga di alcuni gruppi, dalla parziale flessione che registrano comparti come l’automotive e il farmaceutico. E la ricetta è “non solo turismo”, che pure è cresciuto del 5% fra il 2000 e il 2015, e che solo con la tassa di soggiorno, “da trasformare in tassa di scopo”, porta nelle casse comunali almeno 120 milioni di euro l’anno.

“Roma – e il Lazio con essa – può mettere in campo un’intera batteria di eccellenze in vario modo collegate al turismo, anzi ai turismi: e parliamo di turismi con riferimento a tipologie quali quello congressuale (ora c’è un convention bureau, interlocutore unico per chi organizza eventi), quello propriamente museale-storico-archeologico, quello legato agli eventi e ai contenitori culturali e molto altro. “Roma – si entusiasma Fiori, seconda generazione di imprenditori nelle varie declinazioni del turismo – ha già, per esempio, alberghi e ristoranti di qualità, e chef stellati, ha tutte le premesse per crescere molto e questa è l’azione su cui siamo concentrati all’Unione degli Industriali.

“Puntiamo ad accrescere la nostra presenza nell’alto-di-gamma, nel segmento del lusso, nella continua e crescente attrazione di marchi prestigiosi che non solo a Roma possono trovare il luogo ideale per ulteriori insediamenti, ma che possono molto contribuire a fare il marketing della destinazione-Roma, a fare crescere al meglio l’indotto delle piccole e medie strutture”.

Ed evidenzia come sia cresciuta l’accessibilità al territorio per merito di Autostrade, di AdR (è in gioco la quarta pista a Fiumicino), il potenziamento delle stazioni ferroviarie Termini e Tiburtina (questa epicentro di un progetto di sviluppo della grande area che la circonda), del Porto di Civitavecchia (non solo crocieristico: è qui che sono imbarcate le Alfa Romeo che vengono spedite in America) e di quello di Gaeta. “E poi l’insediamento di Amazon a Fiano Romano…”.

Imprese di primo piano dunque che trovano corrispondenze ed effetto moltiplicatore in altre eccellenze, come, per esempio, quelle offerte  dalle Università (pubbliche, private, pontificie), dall’azione di soggetti come il Coni impegnato nello sviluppo-rilancio di sport ed eventi che da tempo attendevano rinnovata attenzione, come gli Internazionali di Tennis o Piazza di Siena. E c’è tutto il ‘resto del Lazio’ su cui intervenire, progettare, lavorare in termini di infrastrutturazione (basti pensare agli assi viari vecchi e nuovi), fare valorizzazione e comunicazione, offrire il proprio litorale, le isole, i parchi, il tessuto delle preziosità architettoniche. E poi comunque ci sarà il Giubileo del 2025.

E invece le criticità sul tappeto? Eccole. La regolazione dei b&b e altre strutture extra-alberghiere che a Roma hanno registrato uno sviluppo anomalo che invece si sarebbe potuto indirizzare più opportunamente verso località in cui tuttora non c’è accoglienza o vocazione turistica sufficiente (“penso alle vie Francigene”). O la delicatissima questione della regolazione del numero chiuso, non come fattore escludente, ma come modalità per la gestione dei flussi turistici che garantisca nel contempo accesso e standard di qualità.

“Puntare sulla qualità che già c’è a Roma per rimuovere le inefficienze e i malcostumi – ecco un altro plurale di Stefano Fiori – per attirare e moltiplicare ulteriore e nuova qualità, cui Roma e il Lazio possono e devono ambire”.

di Francesco Morabito

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