Guerra di cifre fra la sindaca e il Pd

Mentre pende sul suo capo il rinvio a giudizio, la Raggi si autopromuove per i risultati raggiunti, mentre i dem denunciano gli obiettivi mai conseguiti.

ROMA – La sindaca Virginia Raggi rischia il processo per le nomine di Renato Marra e di Salvatore Romeo. La procura di Roma ha infatti chiuso le indagini, passo che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio, per le accuse di falso in relazione alla nomina di Renato Marra all’incarico di capo dipartimento per il Turismo e di abuso d’ufficio per quella relativa a Salvatore Romeo a capo della segreteria. L’abuso d’ufficio è stato contestato anche a Romeo.
Gli inquirenti hanno sollecitato, invece, l’archiviazione per Virginia Raggi per l’abuso d’ufficio in relazione alla nomina di Renato Marra, reato che resta contestato al fratello Raffaele.

“Attendiamo di visionare tutti gli atti e una volta che prenderemo cognizione del contenuto faremo le nostre valutazioni”. A parlare è l’avvocato Alessandro Mancori, legale della sindaca Raggi. Sul fascicolo che riguarda la nomina Renato Marra, “apprendiamo con favore che è caduta l’accusa di abuso d’ufficio. Per il resto quando avremo cognizione degli atti chiariremo”.

Nel frattempo, a un anno dall’insediamento, la sindaca fa i primi bilanci e trae le sue conclusioni. In una conferenza stampa appena conclusa, dall’emblematico titolo “Roma rinasce”, Virginia Raggi racconta la sua storia: la rivoluzione del bilancio approvato nei termini previsti è il più importante degli obiettivi conseguiti. Questo risultato avrebbe difatti permesso di evitare l’attribuzione di bandi in modo scorretto e oscuro, come invece avveniva durante le precedenti amministrazioni.

La lista degli obiettivi “raggiunti” sarebbe lunga, dai fondi stanziati per l’ATAC alla riduzione della tassa sui rifiuti, dagli investimenti per le strade al taglio agli sprechi, per proseguire con la pedonalizzazione dei Fori, la maggiore tracciabilità dei rifiuti speciali e l’apertura di un bando per l’acquisto di nuovi bus.
“Tutto il lavoro che stiamo facendo, è lungo, in salita, ma i risultati arriveranno. Questa amministrazione entra qui la mattina presto e esce di notte, lo sanno i commessi. E’ dura ma non molliamo, perché i cittadini ce lo hanno chiesto. Grazie ai romani per la pazienza”.

Il Pd romano, invece, riunito ieri in un’altra conferenza stampa, è arrivato a concludere che “Un anno di Raggi non illumina Roma”, portando a supporto dei dati di confronto con precedenti amministrazioni che, secondo il partito di orfini, dimostrerebbero una performance ben al di sotto delle aspettative e delle promesse elettorali.

La “squadra”, in primo luogo, non è mai entrata nelle sue piene funzioni (Lo Cicero e De Dominicis mai entrati in campo; Minenna, Muraro e Bernardini usciti di scena ben prima di diventare attivi; i ruoli di assessore ai Lavori pubblici e alla Casa mai assegnati).

A fare acqua sono soprattutto i trasporti, per cui si era promesso un consistente taglio allo sperpero e una più serrata efficienza nei controlli, che invece hanno portato soltanto ad un aumento degli stipendi dei dirigenti e a continue lamentele per inefficienza da parte degli utenti.

Le buche di Roma, a dispetto delle promesse, continuano ad essere ben presenti e ad emergere sono solo i nuovi limiti di velocità per dissesto delle strade (che in taluni casi raggiungono anche i 10 km/h).

Quanto ai rifiuti, i progetti, definiti da molti “virtuosi ma poco realizzabili”, non solo non hanno ancora visto la luce, ma la situazione ha rischiato spesso di degenerare, soprattutto a causa dell’assessore preposto Muraro, indagata e poi dimessasi.

La lista è lunga e i problemi si susseguono numerosi. E’ chiaro che le criticità di Roma non si risolvono in un giorno, e nemmeno in un anno, ma ce n’è di strada da fare per mantenere solo la metà delle ambiziose promesse della campagna elettorale. E’ questa la conclusione che emerge dal rapporto del Pd.

A concludere la guerra della cifre la valutazione: mentre la Raggi si promuove a buoni voti attribuendosi un bel 7 e mezzo –non eccellente ma niente male- il Pd la boccia pesantemente dandole un 4 – gravemente insufficiente.

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