Il caso Consip approda alla Prima Commissione del Csm

A sbloccare l’impasse una nota del Pg di Napoli Luigi Riello

ROMA- Finisce al Csm il caso Consip, con le presunte irregolarità che potrebbero essere state compiute nel filone napoletano dell’inchiesta che vede titolari i pm Henry John Woodcock e Celestina Carrano. Dopo mesi di incertezze, il Comitato di presidenza di Palazzo dei Marescialli ieri ha infatti deciso di investire del caso la Prima Commissione, competente sul trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale e funzionale dei magistrati. La Prima Commissione è stata anche sollecitata a esaminare un’altra pratica che pende quasi da due anni al Consiglio Superiore della Magistratura, ossia quella sulle intercettazioni ambientali tra il generale della Guardia di Finanza Michele Adinolfi e l’allora premier Matteo Renzi, disposte nell’ambito di un’altra inchiesta della procura di Napoli, su Cpl Concordia, intercettazioni che hanno letteralmente riempito le pagine dei giornali.

E’ stata la nota del Pg di Napoli Luigi Riello a sbloccare l’impasse. Ad aprile infatti, il vice presidente del Csm Giovanni Legnini e i vertici della Corte di Cassazione, di comune accordo non avevano voluto aprire alcuna pratica al riguardo, per evitare di interferire con le indagini in corso. La nota di Riello ha rotto gli indugi, in una giornata in cui l’inchiesta Consip ha tenuto impegnata anche la politica, con la discussione delle mozioni su Consip al Senato.

Al centro della questione le modalità con cui sarebbe stata indagata dai pm napoletani una donna magistrato, Rosita D’Angiolella, oggi giudice al tribunale di Milano, ma sino a pochi mesi fa capo dell’ufficio legislativo del ministero dell’Istruzione. Il suo nome era finito sui giornali alcuni mesi fa: si era parlato di lei come amica di Alfredo Romeo, l’imprenditore indagato per corruzione nell’inchiesta Consip , ma anche del presidente dell’Anac, Raffaele Cantone. E quando il presidente dell’Anticorruzione era stato sentito come testimone dai pm napoletani, gli era stato chiesto di parlare anche di una telefonata che gli fece la collega alla vigilia di un convegno a cui Romeo lo aveva invitato a partecipare.

Riello, che in qualità di Pg esercita la vigilanza su tutti i magistrati del distretto, richiamerebbe l’attenzione sulle modalità di iscrizione di D’Angiolella nel registro degli indagati, a cominciare dalla tempistica seguita e dai conseguenti oneri di informazione. E conterrebbe la lamentela del procuratore facente funzioni del capoluogo campano Nunzio Fragliasso di non essere stato avvertito tempestivamente del fatto che un magistrato era finito sotto indagine. Accusa respinta da Woodcock e Carrano. Gli accertamenti della Prima Commissione, guidata dal laico del Pd Giuseppe Fanfani e che vedrà come relatori i togati Luca Palamara e Aldo Morgini, potrebbero comunque andare ben oltre. Il Comitato di presidenza le ha affidato infatti un mandato pieno: potrà approfondire altre vicende legate all’inchiesta e che possono rientrare nella competenza del Csm, senza ovviamente interferire nelle indagini penali in corso.

Il caso è di certo molto delicato, visto che l’inchiesta penale coinvolge anche il padre di Renzi e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Lotti. Appare probabile che i consiglieri procederanno a un ampio giro di audizioni sul punto. Gli atti sono stati inviati anche al Pg della Cassazione Pasquale Ciccolo, che ha già avviato l’azione disciplinare nei confronti di Woodcock per dichiarazioni sull’inchiesta riportate
da Repubblica.

di Valentina Marsella

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