Le due banche venete salvate dallo Stato

Pesanti condizioni poste da Banca Intesa per intervenire. Fino a 17 miliardi pubblici per il salvataggio

ROMA – Si è riunito per una seduta lampo domenica pomeriggio il Consiglio dei ministri, convocato a Palazzo Chigi per esaminare il decreto legge per la liquidazione coatta amministrativa di Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca. La riunione è durata venti minuti e ha dato il via libera al provvedimento.

La decisione del governo, attesa inizialmente per sabato, è slittata a causa delle numerose complessità dell’intera vicenda. Da una parte c’è da mettere a punto delle nuove norme in materia bancaria, intervenendo probabilmente sul Testo Unico Bancario, dall’altra c’è stato da limare le divergenze con l’unico soggetto disponibile a rilevare una parte delle attività dei due istituti, Intesa San Paolo, che ha messo però paletti ben definiti che rendono l’intera operazione molto onerosa per le casse pubbliche.

I costi più rilevanti sono rappresentati dai 5 miliardi necessari per la costituzione della ‘bad bank’ destinata ad accogliere i crediti deteriorati dei due istituti veneti. Inoltre Ca’ de Sass, accettando di rilevare il personale dei due istituti, avrebbe chiesto al governo di farsi carico delle spese degli esuberi (tra i 3 e i 4 mila) che l’operazione dovrebbe comportare, con un costo tra 1,2 e 2,5 miliardi. L’esborso pubblico però potrebbe essere destinato a crescere, anche oltre i 10 miliardi, a seconda di quante delle condizioni poste da Intesa il governo decidesse di accogliere.

Il ministro Padoan ha spiegato i termini del salvataggio, che prevede la protezione dei correntisti retail e obbligazionisti senior, che saranno rimborsati al 100% con risorse messe a disposizione dal pubblico e da Intesa. “Lo Stato mette a disposizione subito risorse a Banca Intesa per un totale 4,785 mld in termini di anticipo di cassa, relativi a operazioni necessarie per mantenere la capitalizzazione e il rafforzamento patrimoniale di Banca Intesa a fronte dell’acquisizione di queste banche venete. Sono cifre che non impattano sull’indebitamento pubblico, in quanto tratte dal provvedimento di dicembre sulla ricapitalizzazione precauzionale”. Il decreto mette subito a disposizione anche «un rimborso di circa 400 milioni a copertura di garanzie». Le risorse mobilizzate dallo Stato a favore dell’operazione di salvataggio delle banche venete hanno un valore “fino a un massimo di 17 miliardi”.

Padoan ha spiegato infatti che oltre ai 5 miliardi circa erogati immediatamente a favore di Intesa Sanpaolo, lo Stato è disponibile a impiegarne più o meno altri 12 miliardi, di cui 6,3 miliardi di possibili risorse aggiuntive per crediti in bonis che potrebbero risultare deteriorati a seguito della due diligence che sarà svolta sulle banche venete. Il titolare di via XX Settembre ha spiegato che un’altra voce riguarda “crediti fino a 4 miliardi che sono ad alto rischio, ma in bonis. Essendo ad alto rischio è possibile che ci siano delle evoluzioni che peggiorino la qualità di questi crediti, sempre in linea teorica”.

Il Tesoro, ha sottolineato tuttavia Padoan, “si aspetta di coprire in toto l’esborso di 5 miliardi” a favore di Intesa Sanpaolo con una valorizzazione “nel medio termine” degli Npl che confluiranno nella ‘bad bank’.

Per rendere accettabile la linea offerta da Intesa, si dice che l’alternativa a questa forma molto onerosa di liquidazione sarebbe stato il fallimento delle due banche, dalle conseguenze sistemiche imprevedibili. Ma ancora una volta si rispetta la regola, ricordata ieri da Angelo De Mattia, nella quale un soggetto privato si accolla i benefici e uno pubblico gli oneri di gestioni dissennate.

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