Commissioni parlamentari e Csm sulla riforma della magistratura onoraria

Luci e ombre secondo il segretario dell’Unione nazionale giudici di pace Alberto Rossi. Un altro sciopero a luglio

 

ROMA – Con i pareri emessi nei giorni scorsi dalla Commissione Giustizia del Senato e dal Consiglio Superiore della Magistratura, si completa il quadro consultivo sullo schema di decreto legislativo di riforma della magistratura onoraria e dei giudici di pace. Pareri che, sottolinea il segretario generale dell’Unione Nazionale Giudici di Pace, Alberto Rossi, “evidenziano luci ed ombre”.

“Sicuramente positive – fa notare Rossi – le osservazioni delle commissioni parlamentari Giustizia sull’esigenza di porre i contributi previdenziali a carico dello Stato e di introdurre l’assicurazione obbligatoria per infortuni sul lavoro, esigenza quest’ultima evidenziata dallo stesso Inail in una recente comunicazione al Governo”. Parimenti “condivisibile – sottolinea il segretario di Unagipa – è la richiesta di Palazzo dei Marescialli di aumentare la durata dell’impiego dei magistrati onorari e dei giudici di pace, in linea con i considerevoli aumenti delle competenze e dei carichi di lavoro, nonchè di commisurare lo stipendio dei magistrati onorari a quello dei magistrati professionali alla prima valutazione di professionalità, come imposto dall’ordinamento comunitario”.

Per i giudici di pace va inoltre “evidenziata con favore l’ampia disamina della Commissione bilancio del Senato sull’incostituzionalità delle norme fiscali, che assimilano le retribuzioni dei magistrati onorari ai redditi da lavoro autonomo, pur in presenza di un rapporto di lavoro di natura univocamente subordinata, come evidenziato dai numerosi indici rilevatori contenuti nel decreto legislativo”. “Deludenti o troppo prudenti, invece – rileva Rossi – le disamine degli organi consultivi su essenziali aspetti ordinamentali in materia disciplinare e di trasferimenti: non si può ragionevolmente ipotizzare un corpo di magistrati che non sia assoggettato a responsabilità disciplinare; ciò determinerebbe un gravissimo vulnus al potere di autogoverno del Csm, che verrebbe privato della possibilità di accertare e valutare condotte scorrette e censurabili dei magistrati, sostanzialmente punibili solo in presenza di fatti gravissimi che ne giustifichino la revoca”.

“Assolutamente negativa – conclude il segretario dell’Unione nazionale giudici di pace – è infine la nostra valutazione sulle posizioni delle commissioni parlamentari e del Csm relativamente all’ufficio del processo. E’ stata completamente omessa ogni valutazione sull’inaccettabile aggressione che tale strumento comporta sul principio costituzionale inviolabile di indipendenza dei magistrati, che si distinguono fra loro solo per le funzioni affidate: all’interno dell’ufficio del processo i magistrati onorari diventerebbero delle figure ancillari al magistrato di carriera, prive di potestà decisionali, ossia degli ausiliari del giudice che nulla hanno a che vedere con la nozione di magistrato delineata nella nostra Costituzione”.

Ecco perché è stata confermata l’imminente proclamazione di un nuovo sciopero dei giudici di pace per l’intero mese di luglio. L’ennesimo sciopero di una lunga serie, che ha visto i magistrati onorari e i giudici di pace uniti nella protesta contro una riforma che, denunciano, non tutela la categoria. Al loro fianco diverse Procure, da Milano a Torino, da Udine a Firenze, e ancora Barcellona Pozzo di Gotto e Napoli in rappresentanza di 110 procuratori che avevano firmato a febbraio un appello.

Il Procuratore di Torino Armando Spataro ha parlato di “riforma illogica che non potrà che far precipitare la situazione già critica della lentezza della giustizia. Nello schema non è prevista la stabilizzazione dei magistrati onorari e non si tiene conto della necessita di provvedere a una retribuzione dignitosa e a un trattamento previdenziale adeguato. Si è scelto di aumentarne il numero, ma con una contestuale riduzione dei compensi e dell’impegno”. Lo scorso 12 maggio, a Torino, Spataro e il procuratore generale del Piemonte, Francesco Saluzzo, avevano incontrato a tal proposito i rappresentanti di categoria delle toghe onorarie e delle associazioni dei giudici di pace.

di Valentina Marsella

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