L’accordo tra Enel e Acea per la banda larga

L’obiettivo ultimo di un piano regolatore della connettività per Roma

ROMA – A 20 anni esatti dalla cancellazione del piano Socrate – il progetto di cablaggio delle città italiane elaborato dall’allora Stet, la finanziaria pubblica di controllo di Telecom Italia, da parte peraltro del governo di centro sinistra guidato da Prodi – vede ancora del tutto sconnesso ogni disegno di dare al paese una potenza di connessione decente. Qualcosa si muove proprio in questi giorni e proprio a Roma, dove l’Acea, la società municipalizzata dell’energia, ha stipulato un’intesa con Enel per cablare la capitale.

Si tratta di un accordo che rimane ancora misterioso e riservato, benché tocchi direttamente le prospettive di lavoro e di vita di tutti i cittadini. Enel, infatti, come socio di Open Fiber, la società operativa costituita con la Cassa depositi e prestiti per connettere il 95% del Paese, dopo due decenni di fallimenti, si trova al centro di un complesso progetto comunicativo.

La società pubblica dell’energia da tempo sta distribuendo in varie città, fra cui Roma, milioni di nuovi contatori digitali, che permettono non solo la lettura da remoto dei consumi ma anche l’attacco di connessioni multimediali. E’ un vero e proprio modem che rende le case di noi tutti delle vere centraline di scambio di dati, energie e flussi video. Una scelta che inevitabilmente interferisce con i piani industriali delle società di telecomunicazioni, come Tim, ma anche di comunicazione audiovisiva, come Sky e Rai.

Soprattutto questi contatori, al momento distribuiti solo in base ad una strategia di marketing dell’Enel, si trovano a costituire nelle città delle vere e proprie intranet, ossia delle potenziali sotto reti in cui far scorrere flussi di relazioni multimediali. Un fenomeno che modificherà il circuito sociale in numerose aree urbane, ridefinendo il piano regolatore della mobilità e delle informazioni.

Incredibilmente, in un paese dove appena si sposta un bene comune grandinano veti e proteste, tutta questa manovra ad ampio raggio di Enel suscita scarsa attenzione e curiosità. I comuni, di ogni colore, si disinteressano del progetto, e al massimo chiedono interventi di supporto. L’intesa con Acea è la prima vera azione di convergenza fra poteri territoriali e la tecnostruttura nazionale.

Il nodo da sciogliere riguarda la natura del processo di cablaggio. Si tratta di un’azione affine alla rete ferroviaria, cioè di un’infrastruttura nazionale che risponde ad un’unica volontà centrale, o invece siamo dinanzi ad un’esperienza simile ai sistemi di trasporto locale, che per flessibilità e necessità di adattamento alle dinamiche metropolitane devono essere governati sul territorio?

Il Piano Socrate del lontanissimo 1997, già allora provava a contemperare i due livelli, chiedendo alle città, ad esempio alla Napoli allora governata da Bassolino, un piano di riferimento per posare i primi cavi a fibra. Da allora invece si è proceduto a colpi di piani nazionali senza riuscire mai ad affrontare il cuore del problema: la differente necessità e dunque capacità di fruizione che le diverse zone anche di città robuste come Milano e la stessa Roma presentano in materia di connettività.

Ora si tratta di aprire finalmente questo capitolo e discutere pubblicamente, in una conferenza dei servizi digitali, le forme e i contenuti di un piano regolatore della connettività, che rimetta in gioco a Roma gli interessi dei corpi intermedi, e la capacità di mediazione e di rappresentanza delle organizzazioni politiche.

Questo oggi è in gioco, e non solo una campagna di marketing per nuovi abbonati. Si tratta di dare un volto alla democrazia delle decisioni al tempo della rete.

di Michele Mezza

Potrebbero interessarti anche