Legge sulla tortura in dirittura d’arrivo?

Appelli e polemiche per modificare il testo in discussione a Montecitorio

ROMA – Il percorso della legge sulla tortura, legge che dovrebbe colmare una lacuna normativa che dura da molti anni, continua a infiammare dibattiti, e a suscitare critiche e polemiche. Mentre a Montecitorio ci si prepara a una nuova discussione sul ddl che da un ramo all’altro del Parlamento ha subìto continui rimpalli e che è in attesa di approvazione, in molti ieri nella Giornata internazionale a sostegno delle vittime della tortura, sono intervenuti. A partire dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha esortato a un ulteriore e necessario sforzo per garantire tutela a chi è vittima di tortura.

Un punto, quello del sostegno alle vittime di tortura e alle loro famiglie, su cui si è ritrovato anche Papa Francesco, che su Twitter ha ribadito la sua “ferma condanna di ogni forma di tortura” e richiama “tutti ad impegnarsi per la sua abolizione”.

E ancora, Nils Muiznieks, il commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, in una lettera inviata a presidenti di Camera e Senato, ai presidenti della commissioni Giustizia dei due rami del parlamento e al presidente della commissione straordinaria per i Diritti Umani del Senato, sottolinea alcune preoccupazioni riguardanti il disegno di legge sulla tortura che nelle prossime ore sarà in discussione a Montecitorio. In particolare, secondo Nils Muižnieks, alcuni aspetti del testo sembrano essere in contrasto con la giurisprudenza della Corte EDU, le raccomandazioni del Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti (CPT) e con la Convenzione delle Nazioni Unite sulla tortura (UNCAT).

Anche l’Unione Camere Penali chiede modifiche al testo. Ieri hanno organizzato proteste in tutta Italia contro la versione attuale del ddl all’esame di Montecitorio. “Dopo 30 anni di ritardo dalla firma di trattati internazionali – ha sottolineato l’Osservatorio Carcere dell’Ucpi -, il nostro Paese si accinge a varare una legge inefficace, dovuta a veti incrociati e a compromessi, che lascerà impunita una odiosa condotta che mortifica lo stesso sacrificio della parte sana delle Forze di Polizia”.

E anche i giudici e i magistrati che si sono occupati dei fatti del G8 di Genova hanno scritto al presidente della Camera Laura Boldrini per segnalare i punti critici della legge che il Parlamento si appresta a approvare in materia di tortura. Facendo notare come il testo sarebbe di fatto inapplicabile ai casi della caserma di Bolzaneto e dell’irruzione alla scuola Diaz qualificati dalla Corte Europea come torture e trattamenti inumani. La missiva è arrivata alla presidente della Camera nel giorno in cui il disegno di legge sul reato di tortura è approdato a Montecitorio dopo l’ok un mese fa al Senato.

Non sembra esserci però alcuna apertura a eventuali modifiche a Montecitorio: la commissione Giustizia della Camera, non tenendo conto delle richieste del Consiglio d’Europa di emendare il ddl contro la tortura, il 22 giugno ha respinto tutte le proposte di modifica di un testo che introduce nuovi articoli nel codice penale e nel codice di procedura penale.

Definisce la tortura come la condotta di chi agendo con “violenze o minacce gravi, ovvero agendo con crudeltà, cagiona acute sofferenze fisiche o un verificabile trauma psichico”, se “il fatto è commesso mediante più condotte ovvero se comporta un trattamento inumano e degradante per la dignità della persona”. La pena va da 4 a 10 anni, aumentata da 5 a 12 se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale. Viene aumentata fino alla metà se dal fatto deriva una lesione grave o gravissima; se ne deriva la morte la pena è aumentata a trenta anni. L’istigazione da parte del pubblico ufficiale a commettere atti di tortura (si pensi al poliziotto o carabiniere, che dà un ordine in tal senso al suo sottoposto) è punita con la pena da sei mesi a tre anni. Dopo un lungo stand-by di due anni, il Senato ha dato il via libera al disegno di legge sulla tortura lo scorso 17 maggio tra molte polemiche, di fronte a un provvedimento già stato approvato dal Senato una prima volta nel 2014 e dalla Camera nel 2015.

di Valentina Marsella

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