Papa internazionalizza ancora il collegio elettorale

Nessun curiale e nessun italiano al mini-Concistoro di domani

ROMA – Con la cerimonia a San Pietro di mercoledì pomeriggio il Papa non stravolge la geografia cardinalizia (sono infatti solo cinque i nuovi porporati che nominerà in un inconsueto mini-concistoro) ma conferma la tendenza ad internazionalizzare il “collegio elettorale” della Chiesa cattolica.

Dopo l’udienza mattutina in piazza San Pietro, domani alle 16 Francesco presiede nella basilica vaticana un Concistoro ordinario pubblico durante il quale imporrà la berretta cardinalizia, consegnerà l’anello relativo e assegnerà il titolo o la diaconia a cinque presuli che entreranno così in un eventuale Conclave per l’elezione di un nuovo Papa. Le visite di cortesia ai nuovi cardinali – un tempo si chiamavno “visite di calore” – si svolgeranno lo stesso giorno, dalle ore 18 alle ore 20, nell’atrio dell’aula Paolo VI. Il giorno dopo, poi, giovedì 29 giugno, con una messa mattutina a San Pietro Francesco benedirà, nella solennità dei santi Pietro e Paolo, i sacri palli destinati agli arcivescovi metropoliti che ha nominato nel corso dell’anno, alla presenza dei nuovi cardinali e degli altri 80 porporati presenti a Roma per il Concistoro.

Il Papa aveva annunciato a sorpresa questo Concistoro, domenica 21 maggio. In base alla prassi introdotta da Paolo VI che il numero dei porporati elettori, ovvero con meno di 80 anni, non superi significativamente la soglia di 120, poi, rimane una sorpresa la scelta di Jorge Mario Bergoglio di procedere alle nuove nomine adesso che il Papa aveva a disposizione solo poche caselle – cinque appunto – e non attendere qualche mese per poter creare, con il raggiungimento degli 80 anni di altri cardinali, un maggior numero di nuovi cardinali. Solo nel 2008, per dire, diverranno ottuagenari, e per questo usciranno dal collegio elettorale di un eventuale Conclave sette porporati. A sorpresa, sicuramente, sono i nomi scelti dal Papa per il suo quarto Concistoro.

Il Papa non ha scelto nessun esponente di Curia romana e nessun italiano tra i nuovi porporati.

L’attenzione si è già concentrata sul primo nell’elenco dei cinque nuovi cardinali, mons. Jean Zerbo, arcivescovo di Bamako (Mali). Protagonista del dialogo e della pacificazione in un paese attraversato dalle violenze, il presule, sulla base dei documenti “Swissleaks”, nelle scorse settimane è stato indicato in recenti articoli di stampa francese come titolare, insieme ad altri due vescovi, di nutriti conti bancari in Svizzera. Accusa respinta dalla conferenza episcopale maliana, che ha rivendicato “totale trasparenza”, contestato il sospetto che “alcuni vescovi si sarebbero appropriati indebitamente dei fondi dei fedeli cattolici”, e ha domandato: “Gli autori dell’articolo tendenzioso puntano ad un obiettivo non confessato diverso dal portare informazioni costruttive all’opinione? Questo atto compiuto in un momento in cui questa chiesa è onorata per la nomina del suo primo cardinale punta a sporcare la sua immagine e a destabilizzarla? Dio che vede tutto e che sa tutto un giorno saprà ristabilire la verità”. La curiosità attorno al presule, che in quanto primo dell’elenco dovrebbe ringraziare il Pontefice a nome dei nuovi porporati a inizio della cerimonia di domani, è ulteriormente cresciuta dopo che ieri, in Vaticano e a Bamako, è circolata la voce che per motivi di salute Jean Zerbo non sarebbe stato presente alla cerimonia di pomeriggio, notizia poi risultata infondata perché il presule è già a Roma.

Diventano poi cardinali lo spagnolo Juan José Omella, arcivescovo di Barcellona, una scelta per certi versi più scontata, da parte del Papa, visto che il predecessore, Luiz Martinez Sistach è anch’egli cardinale; mons. Anders Arborelius, vescovo di Stoccolma, il primo cardinale della Svezia, paese a stragrande maggioranza luterano, che ha accolto Papa Francesco recatosi l’anno scorso a Lund per i 500 anni della riforma di Martin Lutero; mons. Louis-Marie Ling Mangkhanekhoun, vicario apostolico di Paksé (Laos), anch’egli il primo cardinale del paese, anch’egli alla testa di una comunità cattolica giovane e minoritaria; per certi versi ancor più sorprendente, infine, la scelta di mons. Gregorio Rosa Chavez, collaboratore del martire Oscar Romero, che Francesco ha voluto venisse beatificato, ed è ausiliare, non già arcivescovo titolare, dell`arcidiocesi di San Salvador, in El Salvador, guidata a suo tempo dallo stesso arcivescovo ucciso dagli squadroni della morte nel 1980 mentre diceva messa.

Ancorché di poche unità, il collegio cardinalizio, domani, sarà un po’ meno romano e un po’ meno italiano. Jorge Mario Bergoglio ha già rafforato, nel corso dei suoi tre Concistori precedenti, il numero dei cardinali africani e asiatici, mentre i porporati della sua America latina sono rimasti pressoché stabili e sono relativamente diminuiti i cardinali europei. Sempre consistente pur senza essere esuberante, anche con Francesco, il numero dei cardinali italiani, che però ha preferito sedi “secondarie” (Perugia, Ancona…) anziché quelle tradizionalmente cardinalilzie (Venezia, Bologna, Palermo). A fine aprile scorso, quando il cardinale Sistach ha compiuto 80 anni, i cardinali elettori sono scesi a 116 (è di 220 invece il numero totale dei cardinali, elettori e non elettori).

A partire da domani saranno dunque 121: 19 “creati” da Giovanni Paolo II, 53 da Benedetto XVI e 49 da Francesco (l’ultimo cardinale creato da Paolo VI insieme a Joseph Ratzinger, il brasiliano Paul Evaristo Arns, è morto lo scorso dicembre).

Con il Concistoro di domani i cardinali elettori europei salgono a 53 su 116, gli asiatici a 15, gli africani a 15, i latino-americani a 17. I cardinali italiani che entrerebbero in un eventuale Conclave oggi sarebbero 24, tra un anno, a causa del sopraggiungere degli ottant’anni di cinque porpore italiane, scenderanno a 19.

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