Aero Club, la storia controversa del presidente Leoni

Il ministro dello Sport interrogato sulla vicenda non risolve il dilemma

ROMA – Condannato in primo grado a tre anni per peculato, interdetto a vita dai pubblici uffici, ma rieletto a furor di popolo alla guida dell’Aero Club d’Italia con una larghissima maggioranza, 81 voti contro i 33 ricevuti dal suo concorrente, il generale Carlo Landi.

Era il 27 giugno scorso e Giuseppe Leoni, fondatore della Lega Nord con Umberto Bossi, deputato e senatore dal 1987 per la bellezza di sei legislature, per un quindicennio alla guida degli Aero Club, rimaneva tranquillamente al suo posto nonostante le disavventure giudiziarie.

A distanza di qualche giorno dalla nomina, una fronda di avversari e contrari, tra cui un centinaio di piloti, è montata contro la sua conferma arrivando prima a Giovanni Malagò, presidente del Coni (l’Aero Club fa parte del Comitato Olimpico), invitandolo a non procedere alla ratifica dell’elezione, per approdare infine in Parlamento.
Attraverso un’interrogazione a risposta immediata in Commissione, il pentastellato Simone Valente faceva notare al ministro per lo Sport, Luca Lotti, che il presidente uscente della federazione sportiva nazionale, Giuseppe Leoni, benché già in carica dal 2002 non ritenne necessario rassegnare le proprie dimissioni all’indomani della sentenza di condanna, considerando non applicabile la «legge Severino» al proprio caso, nonostante l’Aero Club d’Italia sia configurato quale ente di diritto pubblico.

Il deputato cita l’articolo de Il Fatto Quotidiano secondo cui i piloti avrebbero inoltre denunciato come «in aperto contrasto con il principio di lealtà e correttezza imposto alla sua figura dal Codice di comportamento del Coni (articolo 2), il Leoni sta anzi promuovendo una modifica statutaria con la quale, inserendo una norma ad personam, intende illegittimamente abrogare dallo Statuto dell’Ente la norma che prevede l’incandidabilità di soggetti sottoposti a provvedimenti disciplinari per lesione dei principi di onorabilità». Lo stesso articolo, infine, riporta l’avvenuta sospensione da parte del Comitato olimpico, alla quale, tuttavia, non ha fatto seguito la sospensione e l’interdizione con rigore da ogni attività.

Il caso in questione, sottolinea Valente, evidenza l’urgente necessità di introdurre nel sistema sportivo misure idonee a scongiurare la presenza di soggetti condannati per reati incompatibili con le funzioni proprie di presidente di federazione sportiva nazionale.

“Quali iniziative di competenza – chiede infine il deputato 5 Stelle – intenda adottare il ministro Lotti, per impedire l’elezione di soggetti condannati all’interno di organismi pubblici come l’Aero Club d’Italia, in conformità con quanto previsto dalle disposizioni normative vigenti”.

La risposta del ministro interessato è arrivata a stretto giro, ma non ha sciolto tutti i nodi del dilemma, lasciando ad altri la responsabilità della sospensione della nomina.

Secondo il nuovo Statuto dell’Aero Club Italia – ha fatto notare il ministro – il Presidente è nominato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri su designazione dell’Assemblea federale: questo significa che l’assemblea può solo designare il presidente della federazione, mentre la nomina spetta formalmente al Presidente del Consiglio dei Ministri, che vi provvede con decreto. Il signor Leoni, sebbene sia stato nuovamente designato dall’assemblea federale per ricoprire la carica di presidente dell’Aero Club Italia nel prossimo quadriennio, non è stato nominato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri.

Non solo. Lo stesso articolo 26 del nuovo Statuto dell’Aero Club, conformemente a quanto stabilito dall’articolo 6 della legge n. 14 del 1978 per tutti i presidenti e vicepresidenti di istituti ed enti pubblici, stabilisce che il presidente non possa essere nominato per più di tre mandati consecutivi.

Venendo al merito dell’interrogazione proposta dal collega Valente, occorre in primo luogo fare riferimento alla delibera dell’Anac del 15 marzo scorso. L’Autorità Garante in materia di anticorruzione, interrogata sul punto dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ha ritenuto che al signor Leoni non fossero applicabili i decreti attuativi della Legge Severino in punto di incompatibilità, in quanto il presidente dell’Aero Club svolge funzioni di rappresentanza prive di poteri di gestione.

Al contrario, invece, l’Anac ha ritenuto applicabile al signor Leoni l’articolo 11 del Codice di comportamento sportivo del Coni, che prevede la sospensione cautelare con decorrenza dalla conoscenza di una condanna, anche con sentenza non passata in giudicato.

Preso atto della delibera Anac, la Giunta Nazionale del Coni, nella seduta del 31 maggio scorso ha deliberato, vista la sentenza di condanna del Tribunale di Roma alla pena di tre anni di reclusione, la sospensione da ogni funzione all’interno degli organi del Coni del presidente dell’Aero Club Italia.

Sul piano federale, l’organo deputato a procedere alla sospensione cautelare del presidente ai sensi dell’articolo 11 del Codice di comportamento sportivo del Coni sarebbe il comitato etico dell’Aero Club Italia. Dalle informazioni che ho potuto raccogliere – continua Lotti – risulta che tale comitato etico non si è mai formalmente insediato e che la sua costituzione è avvenuta solamente a seguito di forti pressioni da parte del Coni.

Nella mia qualità di ministro per lo Sport, mi impegno a monitorare la situazione al fine di assicurare la piena adesione di tutte le parti coinvolte alla delibera dell’Anac, che impone la sospensione del presidente designato (ma, lo voglio ricordare, non nominato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri) dalla sua carica.

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