Consip: Csm, giovedì inizia il dibattito in I Commissione

Intanto al Senato Zanda e alcuni colleghi depositano un' interrogazione parlamentare

ROMA – Il caso Consip a Palazzo dei Matescialli è ancora in una fase preistruttoria, con il lavoro della Prima Commissione del Csm, competente sui trasferimenti d’ufficio per incompatibilità ambientale e funzionale dei magistrati.

La Commissione in una nuova seduta, giovedì, vedrà la relazione dei togati Luca Palamara e Aldo Morgigni, con l’inizio del dibattito, per poi stabilire il calendario dei lavori da qui a fine mese.

La scorsa settimana il Comitato di presidenza di Palazzo dei Marescialli aveva inoltrato alla Prima Commissione gli atti trasmessi dalla Procura di Roma relativi all’inchiesta per rivelazione di segreto d’ufficio avviata nei confronti del pubblico ministero di Napoli Henry John Woodcock con riferimento alla fuga di notizie. Documenti che si aggiungono a quelli già agli atti della Commissione sulle comunicazioni da parte dei titolari dell’inchiesta napoletana Woodcock e Celestina Carrano, che avevano indagato una collega, giudice a Milano.

Sarebbe intenzione della Commissione continuare il proprio lavoro a prescindere da quello dei magistrati romani e degli eventuali aspetti disciplinari, che camminano su binari diversi. Pende anche una richiesta di pratica “a tutela”, avanzata dal consigliere Piergiorgio Morosini, la cui istanza era stata trasmessa alla stessa Commissione, e per la quale non è stata ancora definito il relatore.

Intanto, sempre sul caso Consip, il capogruppo del Pd al Senato Luigi Zanda, il presidente della Commissione difesa Nicola Latorre, il capigruppo della commissione Affari Costituzionali, Giorgio Pagliari, i senatori Daniele Borioli, Andrea Marcucci, Pina Maturani e Franco Mirabelli hanno depositato un’interrogazione urgente rivolta ai ministri dell’Interno, della Difesa e della Giustizia in merito alle notizie riportate dalla stampa nei giorni scorsi riguardanti alcuni “fatti connessi all’attività di ufficiali di polizia giudiziaria appartenenti al Nucleo operativo ecologico dell’Arma dei Carabinieri (Noe) e impegnati in un’inchiesta sugli appalti Consip” e che “configurerebbero comportamenti particolarmente gravi e di serio nocumento per il regolare andamento della giustizia”.

Zanda e i senatori del Pd, oltre a una valutazione della vicenda, chiedono ai ministri interrogati: “Se corrispondano al vero le ricostruzioni giornalistiche sui comportamenti posti in essere da ufficiali di polizia giudiziaria del Noe e, in caso, quali provvedimenti siano stati adottati o si intendano adottare nei loro confronti” e se non ritengano necessario “porre in essere iniziative atte a salvaguardare la correttezza delle indagini in corso e ad assicurare che sia fugato ogni dubbio sulla linearità dei comportamenti di delicatissimi apparati dello Stato”.

Le notizie “sinora mai smentite” riguardano diversi punti dell’inchiesta Consip. L’alterazione, da parte di ufficiali di polizia giudiziaria, di un’informativa consegnata alle Procure di Napoli e di Roma “al fine di attribuire responsabilità penali al padre dell’allora Presidente del Consiglio”. La falsa testimonianza davanti ai Pm di un ufficiale di polizia giudiziaria che avrebbe negato di avere riferito dell’inchiesta a un suo superiore. La discussione intercorsa tra ufficiali di polizia giudiziaria sull’opportunità “di collocare microspie negli uffici del Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri e del Capo di Stato Maggiore”. E, infine, la notizia secondo cui “ufficiali di polizia giudiziaria avrebbero trasmesso informazioni e contenuti degli atti dell’inchiesta coperti dal segreto ad alcuni loro conoscenti in servizio all’Aise, senza esserne stati autorizzati dalla magistratura competente”.

Si tratta, per i firmatari dell’interrogazione, di ricostruzioni che “suscitano inquietudine e preoccupazione” e “ove rispondessero al vero, al di là delle eventuali responsabilità penali, mostrerebbero che ufficiali di polizia giudiziaria cui la magistratura ha affidato grandi responsabilità, si sarebbero mossi in direzioni tuttora da accertare, ma certamente non compatibili col nostro ordinamento democratico e col buon funzionamento di uno stato di diritto”.

di Valentina Marsella

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