Banca Intesa, per decreto, può solo lucrare senza rischi

In difesa dei piccoli azionisti scendono in campo le associazioni dei consumatori

ROMA – Il Decreto sulle popolari venete del 25 giugno scorso e in via di approvazione forzata, pare porti ad un nuovo e preoccupante livello istituzionale la questione del dissesto del sistema bancario. Ebbene, ad analizzare il Decreto in controluce al contratto stipulato tra liquidatore e acquirente ad 1 euro della sola parte buona delle banche venete, si viene catapultati nella nuova fattispecie che lo Stato con suoi soldi sterilizza totalmente qualunque costo e rischio di impresa dell’acquirente con risorse pubbliche tra cash e garanzie fino a 17.5 miliardi. Insomma Banca Intesa, in questo caso, non pare assumersi alcun rischio di impresa, ma solo esige (ottenendolo) un enorme regalo con immensa spesa a carico dello Stato.

La cosa appare stravolgente quando si ragioni che almeno da mesi (come evidente leggendo il contratto in controluce al Decreto che lo avalla) autorità e soggetti interessati abbiano strettamente collaborato a questa sola soluzione. La cosa appare ancor più stravolgente perchè pur di avallare ciò, il Decreto sospende oltre una ventina di leggi imperanti (leggi fallimentari, antitrust, bilancio dello Stato fino ai piani regolatori dei comuni e leggi ambientali e beni culturali). La cosa appare totalmente in contrasto con la carta Costituzionale.

Viene detto che quella adottata sia l’unica opzione possibile. Pare immediato rispondere che è ben miserrima soluzione questa sola a cui hanno alacremente collaborato gli interessati per mesi. Mettere la questione poi in maniera quasi militaresca in un “cul de sac” nel mezzo di luglio appare anch’essa offensiva.

E’ poi veramente questa l’unica soluzione possibile? Con 17,5 miliardi di risorse pubbliche chiunque sarebbe in grado con un certo agio di affrontare e risolvere la questione delle venete. O no?

di Alfonso Scarano, Analista finanziario indipendente

 

In difesa dei piccoli azionisti scendono in campo le associazioni dei consumatori

Sullo stesso argomento le maggiori associazioni dei consumatori si sono rivolte con una lettera aperta al Parlamento, al Governo e a Intesa Sanpaolo per chiedere la modifica del decreto legge sulle banche venete che allo stato attuale non tutela i piccoli azionisti cui sono state vendute in maniera fraudolenta le azioni di Veneto Banca e Popolare di Vicenza. Di seguito il testo integrale della lettera.

CAMBI IL DECRETO O ESODO DI MASSA DA INTESA SANPAOLO

Il decreto legge sulle banche venete dà il colpo di grazia a decine di migliaia di piccoli azionisti già clienti di Veneto Banca e Popolare Vicenza ai quali negli anni sono state vendute fraudolentemente, come accertato dalla Consob, le azioni delle due banche.

Tutti i piccoli azionisti, oltre ad aver indiscutibilmente perso il valore del proprio investimento, non potranno nemmeno confidare sul patrimonio residuo delle banche trasferito ad Intesa Sanpaolo in quanto il decreto, con una norma del tutto eccezionale, e a nostro avviso irragionevole ed ingiusta, esclude che Intesa possa rispondere dei debiti derivanti da tali illeciti.

Riteniamo che il decreto sia ingiusto e che debba essere modificato in quanto pregiudica decine di migliaia di vittime di illeciti gravissimi che minano valori fondamentali quali la tutela del risparmio sancita dall’art. 47 della Costituzione.

Gli attivi delle due banche sono l’irrinunciabile garanzia per tutti i creditori involontari quali le vittime degli illeciti. A fronte del trasferimento delle aziende bancarie e degli attivi a Intesa Sanpaolo chiediamo che nel perimetro della cessione siano ricompresi anche i debiti risarcitori derivanti dal misselling delle azioni.

Auspichiamo che Intesa Sanpaolo si dichiari presto disponibile a tale modifica del decreto che risponderebbe allo stesso interesse della banca in quanto le vittime degli illeciti sono l’asset principale dell’operazione che consentirà ad Intesa Sanpaolo di creare valore per i propri azionisti. Già in passato Intesa Sanpaolo avviò con le associazioni di consumatori una procedura di conciliazione paritetica per le obbligazioni Parmalat e Cirio che diede ottimi frutti e che potrebbe essere riproposta anche in quest’occasione.

La modifica che proponiamo è concretamente perseguibile in quanto le risorse necessarie per indennizzare i danneggiati sarebbero contenute e comunque bilanciate dai vantaggi dell’operazione. Ad oggi, infatti, quasi il 70% degli ex soci di Vento Banca e Popolare Vicenza hanno rinunciato ad ogni azione accettando la transazione proposta dalle banche ad inizio anno. Il rimanente 30% sono quegli azionisti che hanno subito i danni più consistenti, che hanno perso tutti i risparmi della propria vita e che oggi si trovano in difficoltà ad arrivare alla fine del mese.

Tale sforzo è del tutto compatibile con i grandissimi vantaggi che Intesa Sanpaolo avrà dall’operazione, a partire dal discutibile “contributo” a fondo perduto, di quasi 5 miliardi di euro erogati dallo Stato, senza l’attribuzione di nemmeno un’azione.

Se il decreto legge fosse confermato senza modifiche il comportamento razionale di tutte le vittime degli illeciti e delle relative famiglie, che organizzazioni come le nostre si vedrebbero costrette a sostenere, sarebbe quello di richiedere in massa l’immediata restituzione di tutti i depositi e l’interruzione di ogni rapporto contrattuale con una banca che ha richiesto ed imposto per il proprio intervento un’evidente ingiustizia intollerabile.

La modifica del decreto è tanto più necessaria in quanto non è prevista alcuna norma speciale per attribuire alle vittime della vendita fraudolenta delle azioni un privilegio nella liquidazione e per consentire procedure di accertamento dei crediti risarcitori.

Ci rivolgiamo pertanto al Parlamento, al Governo e a Intesa Sanpaolo: eliminate immediatamente quest’ingiustizia!

Le associazioni di consumatori: Acu, Adiconsum, Adoc, Adusbef, Assoconsum, Assoutenti, Cittadinanzattiva, Codacons, Codici, Confconsumatori, Lega Consumatori, Movimento Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino, Unione Nazionale Consumatori.

 

 

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