Il ruolo delle pmi nell’economia del Lazio

Conversazione con Gerardo Iamunno, presidente della piccola e media industria di Unindustria

ROMA – “Le velocità non coincidono”, lo dice più volte con forza Gerardo Iamunno, presidente del Comitato piccola industria e dunque vicepresidente di Unindustria Roma, Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo. Poi chiarisce: “Non solo il rispetto delle regole, indispensabile, ma anche il rispetto e l’equilibrio dei tempi, sia quelli dell’azione politico-amministrativa sia quelli entro cui le imprese si aspettano che vengano prese le decisioni”.
Nonostante le molte critiche che la accompagnano, ammette di aver tratto una favorevole impressione dalla Sindaca Raggi con la sua partecipazione di qualche giorno fa all’ultima Assemblea privata dell’Unione: “Ha ascoltato tutti, non è scappata alla fine dell’intervento, ha risposto personalmente punto per punto a tutti, non era accompagnata da persone di staff, tecnici o altri esponenti dell’amministrazione”.

L’altro problema, dice mischiando entusiasmo e preoccupazione, è quello della cultura d’impresa. “Non ne diffondiamo abbastanza, anche se diverse cose si stanno muovendo”. E spiega che la piccola e media impresa nel Lazio conta su 54.000 dipendenti contro i 350.000 della Lombardia. Le vischiosità, allora? Per esempio il ruolo cannibalizzante esercitato da Roma sul resto del Lazio fino a ieri, o una certa mentalità da Cassa del Mezzogiorno “vecchio modello”, ovvero “sto in quel territorio finché sopravvivono le agevolazioni, ma senza preoccuparmi di radicarmi adeguatamente in esso e, una volta cessati i benefici, staccare la spina”. Insomma, fa capire che non ci si è sufficientemente spostati dalla competizione fra aziende alla competizione fra sistemi territoriali, ovvero ci si è occupati certamente di rendere competitive le singole aziende, ma non è accaduto altrettanto per il complesso delle aree in cui le aziende sono radicate.

Alla fine è proprio questo che Iamunno intende con il concetto di crescita della cultura imprenditoriale: generare nelle diverse parti del territorio quello spirito idoneo ad innescare un circolo virtuoso in cui privato, pubblico, parti sociali, tute blu e operatori brain intensive concorrano ad un disegno di sviluppo complessivo di qualità diffusa, permeante. E tutto ciò con un punto di partenza ben preciso: la creazione di adeguate infrastrutture materiali e immateriali, compito che certamente compete alle amministrazioni, ma su cui la parte privata non può non esercitare “corresponsabilmente” un’azione continua di stimolo, di proposta strutturata e puntuale. E a conferma di quanto sostiene, il presidente delle Pmi del Lazio cita il caso dei tavoli di lavoro di cui si è parlato con la Sindaca nell’ambito del progetto-programma “Fabbrica di Roma” scadenzato al 2050. Insomma, senza mezzi termini vede Roma impegnata in un cambio di passo, cioè impegnata in un riscatto del ruolo di capitale non solo per la propria funzione politica e istituzionale

E’ chiaro che, rispetto ad un insieme di obiettivi di crescita e sviluppo, un ruolo di collante spetta alle (molte) piccole e (poche) medie imprese, quelle per cui in passato si è gridato che piccolo-è-bello, ma che poi, proprio per la loro dimensione, hanno particolarmente sofferto per la crisi, tuttora non esaurita. E conseguente coinvolgimento dei relativi sistemi di rappresentanza, con ciò apertamente rivendicando un ruolo da protagonista proprio alla componente associativa della Piccola Industria di cui è alla guida.

“Nella nostra regione – dice con malcelato orgoglio il presidente Iamunnno – abbiamo presentato e caldeggiato piani e soprattutto presentato idee con riferimento a diversi quadranti operativi: fra essi, la zona di Ferentino e Anagni, già oggi polo della logistica, l’Agro Pontino, forte di almeno due settori, l’alimentare e il farmaceutico, Civita Castellana per la ceramica (“ma su cui pesa la mancanza di un’azione di sistema, la formula delle reti di impresa poteva funzionare meglio”; e lo dice con la conoscenza di un settore in cui, pur da Paliano, tutt’altro luogo, anche egli opera, e con successo, in due diversi stabilimenti); non dimentica da un lato Santa Palomba e la Tiburtina con le rispettive vocazioni non solo tecnologiche, o dall’altro lato il Reatino, purtroppo in sofferenza dopo le ripetute tragedie sismiche (“che tuttavia in qualche modo stanno comportando, fra le altre conseguenze, una maggiore propensione all’aggregazione fra imprese, più di quanto accada altrove”).

Il Lazio dunque è fatto di luci ed ombre. “Tuttavia – conclude Iamunno – i processi in corso, l’internazionalizzazione dei mercati, una tecnologicizzazione in continua accelerazione, impongono a tutti, ma proprio a tutti – amministratori e amministrati – tempi molto, molto veloci”.

Di Francesco Morabito

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