Le bollette dell’energia elettrica gonfiate

Le speculazioni sul mercato elettrico si pagano in bolletta. Lupi e Vignali chiedono spiegazioni a Calenda.

ROMA – Una parte di quello che paghiamo nella bolletta dell’energia elettrica potrebbe essere gonfiato rispetto al nostro reale consumo, a causa di manovre speculative nel mercato elettrico. Questo è quello che emerge dall’interrogazione alla Camera del capogruppo alla Camera dei deputati dell’Area popolare, Maurizio Lupi, e del deputato Raffaello Vignali al ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda.

Recentemente la questione è stata sollevata ancor prima dal coordinamento consorzi di Confindustria, che ha inviato una lettera aperta al Ministero dello sviluppo economico, all’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico e alle forze politiche, invitandoli ad indagare i motivi per i quali, nella gestione del dispacciamento, la voce sbilanciamenti abbia creato 300 milioni di euro di extra costi per le imprese di piccole e medie dimensioni e per i consorzi, un macro-costo assolutamente non giustificato.

Cos’è il dispacciamento. Il dispacciamento, che non si ripercuote solo sui consorzi, ma anche su singoli cittadini e piccole imprese, consiste nella gestione dei flussi di energia elettrica necessaria a garantire la continuità e la sicurezza del servizio. In Italia questa prestazione è gestita da Terna, e i suoi costi sono pagati dai cittadini e imprese direttamente in bolletta; tuttavia a gonfiare i costi è in particolare una voce di spesa del dispacciamento, denominata «sbilanciamenti», ovvero una serie di assestamenti che mantengono il sistema elettrico nazionale in equilibrio rispetto a quello che si programma con l’anticipo di un giorno, tramite i negoziati che formano i prezzi base (mercato del giorno prima, MGP).

Secondo la denuncia del coordinamento dei consorzi di Confindustria, dal momento che alcune centrali situate in posizioni strategiche per Terna, non offrono energia nel mercato del giorno prima, costringono a raggiungere in fase di dispacciamento prezzi enormemente maggiori: si parla di 400 euro/MWh con punte di 600 euro, contro i 40 che si pagherebbero nel mercato del giorno prima. In tal modo il maggior costo per il sistema è stato nel solo mese di aprile di 230 milioni a cui si aggiungono almeno 60 milioni dovuti alle speculazioni dei traders.

Si parla di un incremento del costo dell’energia elettrica del 4,3 per cento, dovuto soprattutto alla crescita dei costi del dispacciamento, oneri aggiuntivi ingiustificati per i consumatori, pari a 1 miliardo di euro, nonostante – fanno notare Lupi e Vingali – il mercato elettrico concorrenziale è nato con l’obiettivo di offrire a cittadini e imprese l’energia elettrica al miglior prezzo possibile, non per dare spazio a manovre speculative sulla formazione delle componenti del prezzo dell’energia. Lupi e Vignali chiedono quindi al ministro Calenda di approfondire la questione, anche per il tramite di Terna, adottando le iniziative di competenza urgenti necessarie e di avviare con celerità l’auspicata riforma del mercato elettrico, al fine di ridurre i conti per i cittadini e le imprese.

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