La “grande illusione” sull’Europa svanisce a Tallinn

Porti chiusi in tutta l’Ue. L’Italia resta con il cerino acceso in mano. Scoppia la polemica politica

ROMA – Giovanni nel versetto 16 del suo Vangelo annuncia la rivelazione con queste parole: “Quando sarà  venuto lui, lo Spirito della verità, egli vi guiderà in tutta la verità”. E lo Spirito è arrivato venerdì a Tallinn dove erano riuniti in presummit i ministri dell’Interno dei paesi Ue. E ha rivelato a tutti la verità: nessun paese europeo è disposto ad accogliere le navi che ogni giorno “salvano” nel Mediterraneo migliaia di migranti.

E la rivelazione si è manifestata in tutta la sua disumanità. Olanda e Belgio si sono prontamente accodati a Germania, Francia e Spagna nel negare i loro porti alle navi oggi dirette solo verso l’Italia. Un conto è la solidarietà, che si traduce in soldi e in altre iniziative, un altro conto è farsi carico di un carico umano di disperati che ha ormai assunto dimensioni bibliche.

La dura realtà di Tallinn (quella che è seguita ad Amburgo è stata solo la parata di rito buona per la fotografia di gruppo), oltre a qualche concessione minore su come operare in Libia, sul codice di condotta per le Ong e su una “svoltina” per i rimpatri (per il momento anche questa solo aria fritta), un risultato però l’ha già prodotto: la “grande illusione”, per dirla con Jean Renoir, che ha paralizzato per anni qualsiasi decisione italiana attraverso lo scarico di responsabilità sulla Ue è svanita per sempre. Ora i conti dobbiamo farceli in casa.

Non per niente il giorno dopo Tallinn la situazione politica interna è deflagrata. Il segretario del Pd, anticipando quanto scritto in un suo libro di imminente pubblicazione, sostiene per la prima volta senza mezzi termini: “Dobbiamo avere uno sguardo d’insieme uscendo dalla logica buonista e terzomondista per cui noi abbiamo il dovere di accogliere tutti quelli che stanno peggio di noi. Se qualcuno rischia di affogare in mare, è ovvio che noi abbiamo il dovere di salvarlo. Ma non possiamo accoglierli tutti noi. E aver accettato i due regolamenti di Dublino, come hanno fatto gli esecutivi italiani del 2003 e del 2013, è stato un errore clamoroso. Se ciò avvenisse – sostiene Matteo Renzi – sarebbe un disastro etico, politico, sociale e alla fine anche economico. Noi non abbiamo il dovere morale di accoglierli, ripetiamocelo. Ma abbiamo il dovere morale di aiutarli. E di aiutarli davvero a casa loro”.

La destra gongola. Salvini invita tutti a “preferire l’originale” alla fotocopia di Renzi, mentre Laura Ravetto, deputata di Forza Italia e presidente del Comitato Schengen, contesta il segretario del Pd. “La verità è che  nell’avviare l’operazione Triton (novembre 2014) l’Italia acconsentì che si derogasse a un principio fondante del diritto internazionale marittimo e cioè che se un migrante sale su una nave battente bandiera di uno stato straniero quello è lo stato da considerarsi di ‘primo approdo’ del migrante stesso. Se il governo italiano non avesse accettato questa deroga e oggi si potesse applicare soltanto il regolamento di Dublino, i migranti soccorsi, ad esempio, da una nave spagnola dovrebbero ritenersi approdati in Spagna come stato di ‘primo approdo’”.

Dello stesso avviso è Emma Bonino che in un’intervista a Radio Radicale sostiene: “E’ verissimo che il regolamento di Dublino parla dei paesi di primo approdo, ma quello che semplicemente sostengo e soprattutto sostiene il diritto internazionale del mare, è che se un migrante sale su una nave battente bandiera francese, per esempio, lo stato da considerarsi di primo approdo del migrante stesso è la Francia. E quindi le navi europee che fanno parte di Triton e adesso di Sophia, che battono bandiera di uno stato europeo, sono parte integrante di quello stato.

“E’ questo che – continua l’ex ministro degli esteri – sostiene il combinato disposto del regolamento di Dublino e del diritto internazionale del mare, mentre per ragioni che non so quali siano, probabilmente di negoziato perché tutto si negozia in Europa, il protocollo applicativo prevede che il coordinamento è fatto dall’Italia e che tutti gli sbarchi devono avvenire in Italia. Punto.”

Come estrema ratio, ricorda ancora la Bonino, potrebbe essere ripresa la proposta di Radicali Italiani avanzata da Riccardo Magi con la comunità di Sant’Egidio, circa l’utilizzo di una direttiva europea esistente, la numero 55 del 2001. “La direttiva 55 infatti prevede che quando uno stato si trova di fronte ad un numero considerevole di sfollati, lo stesso stato ha la possibilità di dare a queste persone un visto temporaneo umanitario di 6 mesi, prolungabile di un anno, valido su tutto il territorio europeo. Dunque nella piena legalità europea, applicando una direttiva usata già nel 2011 dal governo italiano durante gli arrivi via mare di persone provenienti dalla Tunisia all’epoca delle primavere arabe”.

Siamo arrivati finalmente al redde rationem. Nessuno si può più nascondere dietro la prossima riunione dei Capi di Stato e neppure dietro l’incontro di domani in sede Frontex. Spetta all’Italia, e soltanto all’Italia, prendere le decisioni necessarie.

di Emanuele Stolfi

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