Porto di Civitavecchia, pesano ancora gli errori del passato

Nonostante la riconosciuta mala gestione dell’area portuale, l’ex presidente Pasqualino Monti viene premiato con l’incarico in Sicilia. Intanto il fallimento del cantiere portuale Privilege Yard continua a pesare sul porto di Civitavecchia.

ROMA – Un faro si è acceso sul porto di Civitavecchia. Dopo anni di mala gestione ci si comincia ad interrogare se sia il caso di prendere in mano la situazione, partendo dalla crisi finanziaria dell’autorità portuale, contraddistinta da opacità e scarsi risultati durante il mandato di Pasqualino Monti (2005-2011), per finire al fallimento del cantiere navale della Priviledge Yard spa a giugno 2015, per il quale l’area portuale risente tutt’ora.

A portare in Parlamento la questione della cattiva gestione economica e finanziaria dell’ente sotto la guida di Monti, sono i deputati del gruppo misto Franco Bruno e Claudia Mannino, in una interrogazione al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio. I due deputati fanno presente come la Corte dei Conti già nel 2015 aveva evidenziato molteplici dati negativi in merito ai risultati economici e alla gestione da parte di Monti, che ora viene invece premiato dalle Commissioni competenti di Camera e Senato con la nomina a presidente dell’autorità di sistema portuale del Mare di Sicilia occidentale, già approvata da Delrio e dal presidente della regione siciliana.

Sotto la guida di Monti infatti, come emerso dalle indagini della Corte dei Conti, si sono registrati andamenti decrescenti nei volumi di traffico sia per le merci, che per i passeggeri, con un conseguente peggioramento dei risultati di gestione, ai quali si sono sovrapposte alcune criticità in ordine al mancato rispetto delle norme sulle gare pubbliche e sulle assunzioni, oltre a delle irregolarità riguardanti il riconoscimento di prestazioni e retribuzioni non spettanti ad alcuni dirigenti e allo stesso presidente.

Appresi i fatti, nel 2016 la procura della Repubblica di Civitavecchia ha richiesto il rinvio a giudizio per Pasqualino Monti per il reato di falso ideologico in atti pubblici relativamente all’iter di approvazione di una variante; successivamente, sempre in qualità di presidente dell’autorità portuale di Civitavecchia, il dottor Monti sarà poi chiamato a rispondere anche della fattispecie penale di omessa denuncia di reato da parte di pubblico ufficiale.

 
Il disastro della Privilege Yard. L’opacità che ha contraddistinto la gestione amministrativa dell’autorità portuale di Civitavecchia durante il mandato di Pasqualino Monti e il conseguente e progressivo peggioramento della situazione economico-finanziaria dell’ente, hanno coinciso negli anni successivi con il fallimento della Privilege Yard.

Il cantiere navale era stato inaugurato durante il mandato di Monti, nel 2007, e presentato come una grandiosa iniziativa che avrebbe portato lavoro e occupazione. Era infatti prevista la realizzazione di un complesso di uffici, capannoni ed attrezzature, per la costruzione di navi di lusso al di sotto dei 36 passeggeri, tanto che attraverso varie istanze di ampliamento, nel tempo, la Privilege giunse ad ottenere la disponibilità di un’area portuale pari a 102.200 metri quadrati circa.

Il sogno finisce nel 2013, come fa notare la deputata Pd Monica Gregori nella sua interrogazione alla Camera a Graziano Delrio, quando i lavori subiscono un blocco definitivo e la realizzazione del primo mega-yacht non conoscerà mai il varo, previsto nel novembre 2013, lasciando sull’area portuale un gigantesco scheletro di ferro. A marzo del 2014, i lavoratori occupano il cantiere, barricandosi sulla cima della struttura, dove rimarranno per settimane, in quanto appaiono inattendibili le rassicurazioni della società circa un rifinanziamento dell’opera. A giugno 2015 viene dichiarato il fallimento della società, a cui seguono un anno dopo diversi arresti per reati di bancarotta fraudolenta e violazione della normativa antimafia.

Al danno prodotto ai lavoratori e allo sviluppo del territorio, l’operazione Privilege Yard aggiunge il rischio che l’area demaniale rimanga ipotecata dall’occupazione del grande relitto, fino a conclusione delle vicende amministrative e giudiziarie, rischiando di lasciare aperta la strada a progetti privi delle sufficienti garanzie di ricadute sul territorio. Secondo la deputata Pd, il reimpiego del cantiere Privilege Yard non può essere solo oggetto di una operazione di procedura fallimentare, ma deve sviluppare una progettualità che offra certezze occupazionali e sviluppo per il territorio.

Potrebbero interessarti anche