Il relativismo scientifico al tempo della rete

Il relativismo scientifico al tempo della reteAttorno alla vita di Charlie Gard un tiro alla fune contro lo Stato

ROMA – L’Alta Corte di Londra ritorna sul caso del piccolo Charlie, confermando che non pochi errori hanno distorto il suo precedente giudizio.

Cosa sarebbe successo se il tragico caso del bambino inglese affetto da una malattia genetica rarissima e, al momento, incurabile, si fosse presentato in Italia? Una guerra.

Immaginate se fossero stati le autorità sanitarie e i magistrati italiani ad esibirsi in quell’infinito e pacchiano campionario di incertezze, superficialità e incomprensioni, che ha investito persino la corte di Strasburgo, rendendo la decisione di porre fine a quello che era ritenuto un accanimento terapeutico, e dunque la drammatica sentenza di morte per Charlie, un penoso e insostenibile tiro alla fune?

Sarebbero esplose tutte le visceralità e gli istinti anti statuali che allignano nella pancia del paese, e sarebbe stata decretata l’indegnità per ogni valore e cultura pubblica rispetto al primato assoluto del privato, e dunque alla supremazia sempre e comunque dell’individuo rispetto ad una ragione istituzionale.

Immaginiamolo questo conflitto che sta ormai montando sotto pelle nel paese e più in generale nell’intero occidente. Il nodo che il piccolo Charlie chiede con il suo affannato e meccanico respiro di sciogliere è chiaro: si può guarire o no da quella malattia chiamata deplezione mitocondriale? E come si fa ad averne certezza, non certo della sicura guarigione ma almeno di una legittima, seppur vaga, speranza di cura?

La domanda non ha nulla di tecnico e tutto di tecnologico. Intendo che il quesito che tutto sommato insegue ogni ammalato dalla notte dei tempi, oggi acquista una valenza e dinamica assolutamente inedita: in un regime di instabilità scientifica e tecnologica, in cui saperi e conoscenze procedono a balzi repentini e sorprendenti, diventa cosa quanto mai complessa definire cosa sia oggi noto e cosa no.

Il confine fra scienza e magia, per usare la definizione di Arthur Clark, l’ispiratore del film 2001 Odissea nello spazio, è ormai quanto mai irrequieto. Per questo ogni previsione o stima di cosa oggi sia possibile e cosa no si fa precaria e instabile. Non solo perché diventa difficile fissare un inventario di cosa sia scientificamente dato, quanto perché la previsione sui possibili progressi della ricerca diventa assolutamente parziale e inattendibile, dati gli scossoni e i salti a cui siamo abituati. Come sostiene Emanuele Severino “La scienza va sempre più affinando i criteri dei confini della vita biologica; ma sono pur sempre criteri ipotetici – falsificabili, si dice – come ipotetica è la potenza della tecnica guidata dalla scienza moderna”.

Questo scenario rende dunque quanto mai inattendibili i contesti e le informazioni sulla base dei quali i giudici, prima inglesi e poi europei, hanno considerato accanimento terapeutico ogni ulteriori sforzo curativo.

Non per questo ci si deve rassegnare all’improvvisazione e all’arbitrio. È necessario elaborare un nuovo modello logico-cognitivo per avere un quadro globale realistico. Esattamente come si fece dal XVII secolo, quando l’avanzata della scienza sperimentale, da Galileo a Leibniz, impose il criterio della documentazione e dell’osservazione per comprendere cosa sia vero e cosa no.

Oggi siamo ad un salto paradigmatico, con l’entrata sulla scena di un pulviscolo di nuovi soggetti e soprattutto di una modalità del tutto inedita basata sulla permanente connessione e condivisione dei saperi: è il sistema a rete, guidato dall’intelligenza connettiva, come ha spiegato anni fa Derrik de Kerckhove.

Siamo nella società reticolare, dove ogni atto è sempre più il risultato e la causa di una relazione digitale. In particolare il mondo scientifico è un sistema a rete, dove scienziati, ricercatori e osservatori sono permanentemente connessi e collegati in un fitta trama di consultazioni. È in questa logica che bisogna immergerci per avere una risposta alla domanda: a che punto è la scienza planetaria su quel punto?

Così non è stato fatto, e ora la rete si è vendicata, ampliando i sussulti di protesta e moltiplicando le informazioni sui possibili protocolli sperimentali in corso.

Ma questo caso ci parla anche di un tema più profondo e complesso: quale ruolo e meccanismo può assumere la comunità pubblica, meglio ancora lo stato democratico, per salvaguardare il proprio primato rispetto alla soverchiante pressione di poteri privati?

La conoscenza e la gestione dei suoi effetti fino ad oggi era uno degli arsenali che garantivano, secondo la lezione di Max Weber, insieme al monopolio della violenza, la diversità prevalente dell’istituzione statuale rispetto agli altri poteri.

Ora proprio dal sapere viene l’attacco: da Trump a Grillo, quella che sta crescendo nel mondo, in quell’eterogeneo fronte definito impropriamente del populismo reazionario, è un’ondata che mira al cuore dello Stato. Si rovescia il vecchio slogan del terrorismo rosso degli anni ’70, quando le BR volevano colpire il SIM: lo stato internazionale delle multinazionali. Ora le nuove multinazionali stringono d’assedio lo Stato e aprono varchi in culture e procedure per disegnare una nuova gerarchia. Sarebbe bene riflettere su questa spinta che potrebbe riservare clamorose sorprese, elettorali ed economiche.

di Michele Mezza

(Estratto dal blog di Michele Mezza)

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