Mauro Moretti, il collezionista di incarichi

Nominato anche co-presidente dell'Italy-Japan Business Group

ROMA – Dopo le nomine alla fondazione Fs e al fondo integrativo previdenziale Previndai (di cui Romacapitale si è occupata), Mauro Moretti ha calato il suo asso nella manica: la co-presidenza dell’Italy-Japan Business Group (IJBG).

Il significato e il risvolto di questo considerevole passaggio sono descritti con dovizie di particolari da Gianni Dragoni nel suo blog ‘Poteri Deboli’ che meritano una trascrizione integrale.

L’IJBG è stato fondato nel 1988 da Renato Ruggiero, allora ministro del Commercio estero, ai tempi della disputa dell’auto gialla. Si è riunito la prima volta nel 1989. Per 14 anni il co-presidente per l’Italia è stato Umberto Agnelli.

Il gruppo ha il supporto delle istituzioni. C’è il “patrocinio” dei ministeri che si occupano di Commercio estero e Industria, il dicastero dello Sviluppo economico (Mise) e il Meti giapponese.

Per la prima volta, da quando il governo non gli ha rinnovato il mandato nel gruppo aerospaziale e della difesa, Moretti è comparso in pubblico al seminario organizzato dall’IJBG, con la Fondazione Italia-Giappone, sull‘accordo di libero scambio tra l’Unione europea e il Giappone. Un’intesa per ora solo di principio, annunciata il 5 luglio, che richiede atti ulteriori per incidere a livello commerciale e abbattere i dazi, come sperano le imprese.
L’incontro si è svolto a Roma nella biblioteca del palazzo di San Macuto, sede delle commissioni parlamentari bicamerali.

Con il presidente della Fondazione Italia-Giappone, Umberto Vattani, c’erano diplomatici, rappresentanti delle imprese, il vicepresidente della Federalimentare Paolo Zanetti e, per la prima volta, rappresentanti del gruppo automobilistico Fca.

Ma la rappresentanza a livello istituzionale non era al massimo livello. Per il governo è intervenuto Ivan Scalfarotto, sottosegretario allo Sviluppo economico. Il ministro, Carlo Calenda, aveva altro da fare e ha partecipato con una video-intervista, fatta da una giornalista del Foglio. Assente anche il co-presidente giapponese, Masami Iijima, chairman della Mitsui.

Il coordinatore della riunione è stato Piero Fassino, nella nuova veste di presidente del Cespi, il centro studi di politica internazionale di ambito Pd che ha curato l’organizzazione dell’evento. Il Cespi è la nuova occupazione con cui Fassino rientra a Roma, dopo essere stato sindaco a Torino.

Gli europei sperano che l’accordo con il Giappone crei nuove opportunità. Il valore delle esportazioni di merci Ue in Giappone è di 58 miliardi di euro all’anno, quello dei servizi 28 miliardi. Secondo i calcoli di Bruxelles i posti di lavoro continentali interessati all’export verso il Giappone sono 600mila, mentre gli occupati in società giapponesi nella Ue sono 550mila. Gli esportatori Ue verso il Giappone pagano un miliardo di dazi all’anno.

Moretti ha fatto un discorso breve, un paio di minuti. “Bisogna occupare gli spazi vuoti”, ha detto. “Bisogna fare un’occupazione pacifica del Pacifico”. Seduto accanto a Scalfarotto, non aveva lo stuolo di accompagnatori come ai tempi in cui era un potente manager di Stato, al vertice dell’industria della difesa e aerospazio e prima alle Ferrovie.

Il fido Federico Fabretti, appena uscito dall’ex Finmeccanica, non c’era. Né si sono visti gli altri “ferrovieri” che Moretti ha piazzato in Finmeccanica e che ora, dopo l’uscita del loro capo, sono in bilico, chi più chi meno.
Moretti è anche presidente della Fondazione Fs, dal 2013. E, subito dopo l’uscita dall’ex Finmeccanica, è stato nominato vicepresidente di Previndai, il fondo di previdenza complementare dei dirigenti dell’industria, con il quale nel 2015 aveva raggiunto un accordo per smantellare la Cassa di previdenza complementare di Finmeccanica. Fondi e prestazioni sono stati trasferiti a Previndai.

Moretti non si accontenta di queste cariche, vuole tornare a fare il manager a tempo pieno. Ha esplorato la possibilità di andare in Mediaset e poi in Telecom Italia al posto di Flavio Cattaneo, per ricucire i rapporti con il governo e l’Agcom, ma entrambe le strade sembrano precluse.

Al “business group” italo-giapponese tiene molto, anche se, viene riferito da un attento osservatore delle riunioni sull’asse Roma-Tokyo, i businessmen del Sol Levante non amano i modi sbrigativi del “ferroviere”.

Moretti è stato nominato presidente per la parte italiana nell’ottobre 2015, dall’allora ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi.

Sarà una coincidenza. Ma Moretti fu nominato a capo del gruppo che si propone di sviluppare gli affari tra l’Italia e il Giappone dopo aver venduto l‘industria ferroviaria controllata da Finmeccanica a un gruppo giapponese, Hitachi, che fu preferita a un’offerta cinese.

L’ex AnsaldoBreda e il gioiellino del segnalamento Ansaldo Sts ora sono controllati da Tokyo, ma non hanno avuto quello sviluppo che era stato promesso dal compratore. Ansaldo Sts è avvolta in una spirale di contenzioso con un azionista importante, il fondo americano Elliott, che contesta il prezzo dell’Opa obbligatoria lanciata sul flottante e una governance a suo avviso appiattita su Hitachi. Elliott accusa il gruppo giapponese, che non è riuscito a togliere la società dalla Borsa perché possiede “solo” il 51% della società, di trattare Ansaldo Sts come se fosse una propria divisione. Né il gruppo aerospaziale ha ottenuto commesse per vendere armi o aerei al Giappone, come qualcuno aveva ipotizzato.

Forse è troppo presto per vedere i frutti dell’operazione Moretti-Hitachi. Al seminario non c’era nessuno del vertice Hitachi, né dei manager messi a capo delle due controllate italiane. C’era solo un funzionario italiano arrivato dall’ex Breda di Pistoia.

La carica di Moretti all’IJBG non ha una scadenza e quindi non c’è un problema di successione. In ogni caso, la nomina è di competenza del ministro dello Sviluppo, quindi di Calenda, se non sarà distratto da altre occupazioni.

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