Molte ombre sulla società Ales del ministero Beni culturali

Al ministero dei Beni Culturali il personale della società in house ha oltre il 50 per cento di quello di ruolo

ROMA – “Al Mibact la gestione delle risorse umane passa esclusivamente per meccanismi clientelari fatti salvi quei posti a concorso che oltretutto hanno tolto la possibilità dello scorrimento delle graduatorie di personale riqualificato”. A parlare è Giuseppe Urbino, Segretario nazionale della Confsal- Unsa Beniculturali.

Il vero bersaglio del sindacalista è la società in house del Mibact, Ales: “Clientele politiche che passano soprattutto attraverso la società in house Ales Spa che sforna bandi di concorso su misura e che utilizza fondi che gli gira il Mibact (nel prossimo triennio, perché al Collegio Romano hanno pensato bene di mettersi al sicuro per un lungo periodo, la Ales incasserà oltre venti milioni di euro)”. Nella denuncia di Urbino, alcune direzioni generali del Ministero hanno organici il cui contingente Ales arriva al 60 percento e occupa posizioni lavorative tipiche dei funzionari pubblici invece che di figure di supporto.

Queste in sintesi le accuse di Giuseppe Urbino, il quale ha preannunciato l’invio di una lettera di segnalazione alla Procura di Roma, oltre ad un invito al presidente del Consiglio Gentiloni ad  abolire Ales. Nel 2011 il personale della società in house era di circa 300 unità, poi a fine anno ci fu un’infornata di circa 400 assunzioni di personale proveniente dai progetti per ex lavoratori socialmente utili gestiti da imprese private. Tra queste almeno una ricevette le lettere di dimissioni dal proprio personale che dopo due giorni fu assunto direttamente da Ales. Ad oggi sarebbero continue nel tempo le assunzioni di Ales secondo quanto risulta dal sito della società stessa.

Lo stesso Urbino fa notare che di regola Ales non prende personale del Ministero per nessuna attività, nonostante si sia aggiudicato un gran numero di incarichi, compresa la gestione delle prestigiose Scuderie del Quirinale.

D’altronde al Collegio Romano, sede istituzionale del ministro, il personale Ales è ben oltre il 50 per cento di quello di ruolo e occupa posizioni lavorative tipiche dei funzionari pubblici andando a rappresentare il ministero ai tavoli ufficiali, come quello del Cipe. Tutto esterno anche il personale che fa il front office all’ufficio relazioni con il pubblico e al call center del Ministero, preso con un susseguirsi di contratti a tempo determinato.

Restauratori e consulenti in comunicazione, sono tra gli ultimi profili ricercati secondo il sito della società: ma ci sono assistenti, segretarie, addetti al protocollo, archivisti e informatici. Un po’ di tutto si legge fra i tantissimi i bandi di concorso fatti, con graduatorie di idonei valide per due anni.

Su questo tema, s’inserisce anche un’interrogazione parlamentare del deputato campano Gallo (Movimento 5 Stelle) che insiste a non vederci chiaro su quanto succede al Ministero guidato da Franceschini che sembra avere dato le chiavi dell’amministrazione alla società in house Ales spa. Gallo, si legge nell’interrogazione, denuncia un potenziale eccesso di ricorso da parte della Ales, ad affidamenti diretti per “servizi di somministrazione lavoro a tempo determinato” spesso per attività analoghe se non identiche, con un utilizzo spregiudicato o sospetto di “affidamenti al limite”, del valore di circa 39 mila euro ciascuno, appena cioè sotto la soglia dei 40.000 euro imposta dalla  vigente normativa.

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