Il M5s si interroga (in ritardo) sulla nomina di Boeri

La nomina di Tito Boeri e la mala gestione dell'ente: a due anni di distanza i deputati chiedono spiegazioni a Poletti.

ROMA – Dopo solo due anni e mezzo, anche alla Camera – evidentemente tra le nuvole come l’Inps – i deputati hanno realizzato che la nomina del 2015 del professor Tito Boeri a presidente dell’Istituto nazionale della previdenza sociale, non poteva essere accolta per carenza di qualifiche.

I numerosi deputati del M5s, prima firmataria l’on. Vincenza Labriola, nella loro interrogazione al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, hanno evidenziato come il curriculum di Boeri, ineccepibile sotto il profilo accademico e scientifico, era carente a sensi dei requisiti richiesti dal punto di vista della capacità manageriale e dell’esperienza nell’esercizio di funzioni attinenti al settore operativo dell’Inps. E’ all’incompetenza di Boeri, secondo gli interroganti, che vanno attribuiti i numerosi ed evidenti casi di inefficienza e mala gestione dell’istituto.

Le nomine di Boeri. In particolare, in relazione alla riorganizzazione dell’istituto, sono state e effettuate due promozioni a direttore generale, di cui una dell’amico di vecchia data di Boeri, sulle quali risulta una segnalazione alla Corte dei conti da parte del Collegio dei sindaci dell’Inps.

Boeri scelse come direttore e generale il dottor Cioffi, anch’egli senza i necessari requisiti di competenza richiesti dalla normativa vigente, per la prima volta nella storia dell’istituto non scelto tra i dirigenti dell’Istituto medesimo. Cioffi era stato indagato per mancati versamenti di milioni di euro di contributi all’Inps quando era ancora capo del personale all’Enel ed a causa di ciò, non senza acuti contrasti con il presidente, si è dimesso dalla carica di direttore generale dell’Inps il 22 novembre 2016. Subito dopo, lo scorso gennaio, è stata nominata direttrice generale un’altra fedelissima di Boeri, Gabriella Di Michele.

Il sistema informatico dell’Inps, con la gestione Boeri, come già evidenziato nel precedente articolo di Romacapitale.net, a quanto consta agli interroganti, è andato gradualmente in crisi con l’utilizzazione di programmi spesso obsoleti, che non rispondono alle necessità delle nuove attività che l’istituto è tenuto a svolgere e la cui manutenzione ed aggiornamento richiede tempi enormi, oltre al fatto che le attività informatiche vengono svolte per lo più da tecnici informatici di ditte appaltatrici esterne all’istituto.

Ritardi e disfunzioni. Senza precedenti storici, poi, i ritardi di 5/6 mesi nell’erogazione delle pensioni, soprattutto quelle dei dipendenti pubblici, e ritardi anche nella liquidazione di prestazioni come disoccupazione e cassa integrazione. Per non dimenticare che per la prima volta nella storia dell’istituto, il CIV non ha approvato il bilancio preventivo per l’anno 2017 predisposto dal presidente, per essere poi approvato dai Ministeri vigilanti.

La riorganizzazione dell’Inps, che avrebbe dovuto ridurre il numero dei dirigenti generali, dopo una lunghissima gestazione che ha causato gravi danni nell’operatività dell’ente, ha visto una riduzione dei dirigenti solo perché andati in pensione. Boeri inoltre avrebbe pensato di utilizzare Palazzo Wedekind, di proprietà dell’ente, come sede dei propri uffici, anziché affittare i locali, perdendo circa 600 mila euro l’anno.

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