La Capitale si ferma di nuovo, terzo sciopero in un mese

Trasporto pubblico a rischio il prossimo giovedì. "Inaccettabile" per il Codacons. Intanto l'Usb lancia un appello su Change.org.

ROMA – Per la terza volta questo mese, il personale di del trasporto pubblico capitolino di Atac e Cotral incrocerà le braccia giovedì 20 luglio. Lo stop di 24 ore di Faisa Confail e Sul e 4 ore dell’Usb (8,30-12,30), riguarderà anche i bus periferici gestiti dalla Roma Tpl. Durante gli scioperi di 24 ore saranno in vigore le fasce di garanzia: il servizio sarà regolare fino alle 8,30 e dalle 17 alle 20.

Codacons contro i sindacati. Inaccettabile per il Codacons il nuovo sciopero nel settore dei trasporti indetto a Roma per giovedì 20 luglio. “Siamo oramai all’assurdo – afferma il presidente dell’associazione Carlo Rienzi – I sindacati dei lavoratori hanno proclamato una nuova giornata di protesta, la terza in meno di un mese, che finirà per paralizzare la città a creare disagi enormi agli utenti, ancora una volta ostaggi delle vertenze sindacali.”

“Questa volta però il Prefetto di Roma deve intervenire a salvaguardia della capitale, dei turisti e dei cittadini. Chiediamo in tal senso alla Prefettura di vietare lo sciopero e precettare tutti i lavoratori Atac, costringendoli a garantire il servizio agli utenti che non può essere interrotto con tale frequenza, trattandosi di un servizio pubblico indispensabile per cui i cittadini pagano abbonamenti”, conclude Rienzi.

L’appello dell’Usb. Intanto l’Unione Sindacale di Base ha lanciato un appello su Change.org in difesa del diritto di sciopero. Tra i primi firmatari Paolo Maddalena, vicepresidente emerito della Corte Costituzionale, i costituzionalisti Gianni Ferrara, Claudio De Fiores e Massimo Villone, il magistrato Giovanni Palombarini, Giorgio Cremaschi di Eurostop, i deputati Roberta Lombardi (M5S), Stefano Fassina (Futuro a Sinistra), oltre a economisti, docenti universitari, avvocati, rappresentanti sindacali e del mondo politico, e “altri che con la loro firma hanno voluto sostenere un appello alla cui base c’è la difesa della Costituzione e delle libertà fondamentali che essa tutela e garantisce.”

“Chi da mesi in Parlamento vuole invece modificare e peggiorare la legge sullo sciopero, – scrive Usb – rendendo di fatto inesistente ed inesigibile un diritto costituzionale, vuol farlo trasformando il diritto del lavoratore allo sciopero in opzione e possibilità, limitata e condizionata, in capo al sindacato. E quali sindacati? Quelli che Sacconi denominò “collaborazionisti”, cioè Cgil, Cisl, Uil e Ugl che siedono sempre ai tavoli delle trattative a prescindere dalla loro reale rappresentatività tra i lavoratori, quelli che dicono sempre di si a governi ed aziende. Questo è quindi un appello per tutelare un diritto costituzionale, la libertà e la democrazia, proprio come abbiamo fatto il 4 dicembre scorso per dire NO alla manipolazione della Costituzione italiana.”

Potrebbero interessarti anche