Unicredit si libera di parte della zavorra di sofferenze

17,7 miliardi di crediti incagliati ceduti ai due fondi Pimco e Fortress

ROMA – Il 2017 sarà ricordato come l’anno della “grande pulizia” dei bilanci delle banche italiane. Dopo infatti il passaggio già annunciato di tutte le sofferenze bancarie di Mps al fondo Atlante per 28 miliardi di euro e l’analoga cessione dei non performing loans di Veneto Banca e della Popolare di Vicenza alla “bad bank” Sga di proprietà del ministero dell’Economia, adesso è la volta di Unicredit.

La banca milanese ha definito gli accordi con i fondi Pimco e Fortress per la cessione di 17,7 miliardi di euro di crediti deteriorati, con garanzia pubblica (gacs), attraverso dei veicoli partecipati in maggioranza dai fondi stessi (il 49,9% resta per il momento a Unicredit). Le cifre non sono note ma pare che i crediti deteriorati siano stati ceduti ad un prezzo pari al 13% del valore nominale, trattandosi di crediti vecchi e quasi per intero già svalutati.

Nel comunicato ufficiale della società si specifica che “l’operazione si completerà con l’emissione dei titoli Abs (Asset backed securities, i titoli emessi dai veicoli per acquisire il portafoglio di crediti e che vengono rimborsati attraverso i flussi di cassa generati dal recupero degli npl), attesa entro la fine di questo mese. Nella seconda metà dell’anno, UniCredit punterà a ridurre la propria partecipazione ai veicoli dall’attuale 49,9% a sotto il 20 per cento”.

L’operazione di cartolarizzazione Fino (acronimo per “Failure is not an option”), appena conclusa, costituisce uno dei due pilastri del programma di de-risking di UniCredit annunciato nel dicembre scorso dall’a.d. Jean Pierre Mustier, la cui altra “gamba” era l’aumento di capitale da 13 miliardi già completato con successo.
Ma non è tutto dal momento che per richiedere la gacs è necessario che la banca originator completi il deconsolidamento integrale del portafoglio in oggetto. E non sono bruscolini perché, anche dopo la prima fase dell’operazione Fino, i crediti deteriorati lordi in pancia a Unicredit ammontano ancora a più di 37 miliardi.

D’altronde era bastato l’annuncio della liberazione della zavorra dei crediti deteriorati, perché il bilancio di Unicredit spiccasse il volo. Le commissioni, il trading (per i clienti?), ma sopratutto la riduzione dei costi hanno portato gli utili del primo trimestre 2017 a 907 milioni, oltre le stime degli analisti, con un aumento del 40,6% sul primo trimestre 2016. Migliorano anche i ricavi, che hanno raggiunto nello stesso periodo i 4,83 miliardi, superiori alle previsioni di mercato.

Gli unici dati negativi (a secondo del punto di vista) riguardano il numero dei dipendenti di UniCredit che si è ridotto di circa 1.900 unità nel primo trimestre del 2017. La contrazione ha raggiunto quindi circa 4.500 unità dal dicembre 2015.

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