Scuola in ebollizione tra precari e supplenti

Da una parte la sentenza della Cassazione, dall’altra il Miur e i suoi sistemi informatici

di Nerina Stolfi

ROMA – Sono giorni caldi, e non solo da un punto di vista meteorologico, per la scuola italiana. Nelle ultime 24 ore, infatti, due episodi hanno surriscaldato il ministero di Viale Trastevere, scuotendone direttive e portafoglio.

E’ di questa mattina la notizia che la Suprema Corte di Cassazione ha dato ragione ai precari della scuola, con una ordinanza attraverso la quale condanna il precariato e stabilisce che agli insegnanti vadano riconosciuti gli scatti di anzianità anche se assunti con contratti a tempo determinato. Lo comunica il Codacons, che ha difeso alcuni docenti precari dinanzi alla Cassazione, in una causa promossa dal ministero dell’Istruzione per la riforma della sentenza della Corte d’Appello di Torino favorevole agli insegnanti.

La sesta sezione della Cassazione ha stabilito che “la clausola 4 dell’Accordo quadro sul rapporto a tempo determinato recepito dalla direttiva 99/70/CE, di diretta applicazione, impone di riconoscere la anzianità di servizio maturata al personale del comparto scuola assunto con contratti a termine, ai fini della attribuzione della medesima progressione stipendiale prevista per i dipendenti a tempo indeterminato dai CCNL succedutisi nel tempo. Vanno, conseguentemente, disapplicate le disposizioni dei richiamati CCNL che, prescindendo dalla anzianità maturata, commisurano in ogni caso la retribuzione degli assunti a tempo determinato al trattamento economico iniziale previsto per i dipendenti a tempo indeterminato.

Su queste basi la Cassazione ha ritenuto fondata la domanda avente ad oggetto il riconoscimento dell’anzianità di servizio maturata negli anni di precariato, senza disparità di trattamento rispetto ai colleghi assunti a tempo indeterminato. “Il risarcimento per il singolo docente varia a seconda degli anni di anzianità del servizio – dichiara a Romacapitale.net l’avvocato del Codacons, Marta Perugi, che ha vinto la battaglia – e quindi il dato è variabile, ma facendo una stima parliamo di 3-4 mila euro a precario.

“Quella di oggi – continua l’avvocato – è la prima di una lunga serie di sentenze. Finora abbiamo presentato il ricorso di circa 3 mila docenti, ma grazie a questa ordinanza tutti i precari che hanno perso in primo o secondo grado la battaglia contro il Miur potranno fare appello, forti della decisione della Cassazione che riconosce in modo definitivo i loro diritti”.

Per le casse del Miur si tratterebbe di una spesa di circa 10 milioni di euro. Non poco per un settore già provato economicamente. Il dicastero guidato dal ministro Fedeli ha tempo sei mesi per impugnare la sentenza davanti alla Corte europea, ma è poco probabile visto che la stessa Corte riconosce ai precari i suddetti diritti.

L’altra vicenda che ha scosso il dicastero, mandando in tilt questa volta il sito del Miur, è avvenuta ieri quando, centinaia di migliaia di aspiranti precari hanno cercato di inviare la propria domanda di supplenza per il prossimo anno scolastico. Il server del ministero non ha retto lasciando gli aspiranti docenti davanti alla scritta: “Il sistema è momentaneamente non disponibile, riprovare più tardi”. Da viale Trastevere arrivava subito dopo la rassicurazione “che il ministero si era già mosso per risolvere il problema”.

“L’invio del modello B riguarda centinaia di migliaia di aspiranti docenti. Un afflusso che ha provocato effettivamente rallentamenti per l’accesso al sistema in questi giorni. In alcuni momenti – spiegano al ministero – è stato registrato l’inserimento di 150 domande al minuto. Quest’anno i tempi di compilazione del modello sono poi più ristretti rispetto allo scorso anno e anche questo ha portato a una maggiore concentrazione di utenti sul portale dedicato. Anche per questo è stata richiesta al fornitore una modifica al sistema di inserimento che sta funzionando correttamente”. Attualmente sono 6.000 l’ora le domande inserite. “A ora abbiamo già più di 160mila modelli B inviati, il 24% del totale” precisano al Miur.

Il caos sarebbe originato dal fatto che per fare il supplente temporaneo – ovvero quelli che vengono chiamati per coprire qualche giorno di malattia o un permesso famigliare del docente di ruolo assente – non è necessario avere una laurea perciò questa possibilità di lavoro è ben vista da migliaia di giovani universitari.

Attacca la leader della Cgil, Susanna Camusso: “Abbiano di fronte due dati: uno è il bisogno di lavoro e il fatto che ad ogni occasione di lavoro si presentino numeri impressionanti. L’altro è che dopo tutti gli annunci sul fatto che la buona scuola avrebbe risolto tutti i problemi, nella scuola abbiamo gli stessi problemi di prima”. “Il Ministero – ha detto – non ha dato buona prova di sé già nella fase delle assegnazioni e dell’invenzione degli algoritmi che hanno creato grandi problemi. Speriamo non si torni ad una condizione in cui viene messa a rischio la partenza dell’anno scolastico e non vengono date risposte strutturali gli insegnanti”.

Interviene anche la federazione di categoria della Cgil, chiedendo una convocazione urgente dei sindacati: “Senz’altro nessuno si aspettava più di 700 mila domande per il rinnovo delle graduatorie di istituto (significativa dello stato occupazionale del Paese) ma ciò non giustifica le enormi difficoltà che si stanno affrontando per la compilazione del modello B che indica le scuole prescelte per la probabile chiamata a supplenza”, afferma Francesco Sinopoli, segretario generale della Flc-Cgil.

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