Mafia Capitale, cosa ha stabilito la sentenza

Dopo quasi due anni arriva il verdetto: 20 anni a Carminati e 19 a Buzzi

ULTIM’ORA – L’ex terrorista nero Massimo Carminati è stato condannato, in primo grado, a 20 anni di reclusione nell’ambito del processo Mafia Capitale. Anche il cosiddetto “ras delle coop” Salvatore Buzzi è stato riconosciuto colpevole ed è stato condannato a 19 anni. La sentenza è stata pronunciata alla presenza della sindaca di Roma, Virginia Raggi, dai giudici della X sezione penale del tribunale di Roma, nell’aula bunker di Rebibbia.

I giudici del tribunale di Roma hanno fatto cadere l’aggravante specifica della mafia per tutti gli imputati del processo Mafia Capitale, riqualificando le contestazioni in due distinte associazioni a delinquere. E’ questa la principale novità emersa dalla sentenza di primo grado per il processo Mafia Capitale.

La segretaria di Buzzi, Nadia Cerrito, è stata condannata a 5 anni di carcere, mentre al manager Fabrizio Franco Testa toccheranno 12 anni di carcere. Riccardo Brugia, vicino a Salvatore Buzzi, è stato condannato a 11 anni.

“Essere presenti in questo, come in altri procedimenti contro le mafie e la corruzione, ha per Cittadinanzattiva anzitutto un valore simbolico importante per promuovere la legalità e dare voce ai cittadini. La sentenza di oggi ci lascia soddisfatti a metà”, ha commentato Laura Liberto, coordinatrice nazionale di Giustizia per i diritti – Cittadinanzattiva. L’associazione, rappresentata dall’avvocato Stefano Maccioni, è stata presente in tutti i processi legati all’inchiesta denominata Mafia Capitale.

“In attesa di avere le motivazioni della sentenza per capire come mai si è ritenuto di escludere l’associazione mafiosa nella vicenda -continua Liberto – siamo soddisfatti perché l’impianto accusatorio ha retto anche con elementi di particolare gravità, vista l’entità delle pene, e perché la sentenza riconosce l’esistenza di una vera e propria associazione a delinquere volta ad appropriarsi di denaro pubblico. Aspetti su cui, ad oggi, non esistevano precedenti nel contesto romano. Ci aspettavamo, tuttavia, un riconoscimento dei danni più importante per il Comune di Roma e per le altre parti civili”.

ROMA – Dopo oltre 280 udienze ed una durata complessiva di quasi 20 mesi dovrebbe arrivare quasi certamente entro questa sera il verdetto per il processo ‘Mafia Capitale’, per il quale sono attesi nell’aula bunker del carcere di Rebibbia oltre 100 giornalisti e decine di emittenti televisive, tra cui network internazionali, che riprenderanno volti e decisioni, dichiarazioni e prese di posizione.

All’ingresso della sezione distaccata del tribunale nel carcere di Rebibbia stamattina si sono registrati momenti di forte tensione. Causa il caldo e il grande afflusso di pubblico e giornalisti, con telecamere e fotografi, la polizia penitenziaria ha impiegato diversi minuti per ordinare gli accessi nell’aula bunker e smaltire la fila che, per diverso tempo, ha compreso anche gli avvocati.

Il ‘mondo di mezzo’. Dopo la requisitoria dei pubblici ministeri e gli interventi dei difensori si svelerà il prossimo futuro per i 46 imputati, partire dall’ex Nar Massimo Carminati e dal cosiddetto ‘ras delle cooperative’ Salvatore Buzzi. Il fatto è noto, la Procura ha sollecitato il riconoscimento di un quadro inquirente che indica nel legale mafioso oltre che nella corruzione il contatto tra l’alto ed il basso, il mondo di sopra e quello di sotto.

Quando scattarono gli arresti, a dicembre 2014 e poi a giugno 2015, gli investigatori sottolinearono come gli stessi soggetti coinvolti parlassero di ‘mondo di mezzo’. Dalle gabbie dell’aula bunker di Rebibbia e dalla sempre affollata platea dei parenti si attenderà la decisione dei giudici, ben sapendo che il percorso avviato tempo fa potrebbe avere dei picchi e dei colpi di scena, ma certamente potrà dirsi risolto solo con la pronuncia della Cassazione.

Le richieste di condanne. Le richieste dei pm Giuseppe Cascini e Luca Tescaroli e dell’aggiunto Paolo Ielo sono state nette ed hanno costruito una montagna da scalare. Per l’entità delle pene proposte e per la pervasività proposta di una associazione per delinquere che non sparava, uccideva o feriva. I pm hanno chiesto 28 anni per Carminati; e 26 anni e tre mesi per Buzzi. Da condannare secondo i rappresentanti dell’accusa anche Riccardo Brugia (25 anni e 10 mesi), Fabrizio Franco Testa (22 anni), Franco Panzironi (21 anni), Matteo Calvio (21 anni), Roberto Lacopo (21 anni), Carlo Pucci (19 anni), Carlo Maria Guarany (19 anni), Paolo Di Ninno (19 anni), Claudio Caldarelli (19 anni), Luca Gramazio (19 anni e 6 mesi), Alessandra Garrone (18 anni e 6 mesi), Nadia Cerrito (18 anni) e Agostino Gaglianone (18 anni).

Rischiano anche Giuseppe Ietto (16 anni e 2 mesi), Cristiano Guarnera (16 anni), Rocco Rotolo (16 anni), Salvatore Ruggiero (16 anni). Nove anni di carcere sono stati richiesti per Emanuela Bugitti, Sandro Coltellacci e Claudio Bolla; 7 anni per Giovanni Lacopo e Claudio Turella; 6 anni per Giuseppe Mogliani; 5 anni per Giovanni Fiscon e Angelo Scozzafava; 4 anni e 10 mesi per Franco Figurelli, 4 anni e mezzo per Mirko Coratti, 4 anni e due mesi per Stefano Bravo e poi 4anni per Pierina Chiaravalle, Giovanni De Carlo, Sergio Menichelli, Marco Placidi, Mario Schina, Antonio Esposito, Mario Cola, Fabio Stefoni, Andrea Tassone, Guido Magrini, Giordano Tredicine e Pierpaolo Pedetti. Chiudono la lista Michele Nacamulli (3 anni e mezzo), Tiziano Zuccolo (3 anni e mezzo) e Daniele Pulcini (3 anni).

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