Elezioni Fina: Barelli KO a Budapest

Due momenti imbarazzanti in assemblea elettiva per Paolo Barelli, sconfitto da Julio Maglione.

Di Federico Pasquali

ROMA – A Paolo Barelli, il longevo presidente della Federnuoto e della Len, la lega europea di nuoto, non è riuscita la scalata alla poltrona presidenziale della Fina, la federazione mondiale. E’ la prima sfida elettorale che perde l’ex senatore di Forza Italia, che fino ad ora aveva sempre centrato l’obiettivo sia in politica che nel mondo dello sport.

La mancata elezione al termine dell’assemblea di Budapest brucia, anche perchè la campagna elettorale fatta dal suo avversario, l’uruguaiano Julio Maglione (che era in carica già da otto anni), e quanto avvenuto nell’assemblea elettiva sono stati due momenti quanto meno discutibili, se non imbarazzanti.

Partiamo dalla campagna elettorale. Barelli ha presentato un programma innovativo cercando consensi internazionali proprio basandosi su una nuova impostazione del governo mondiale del nuoto. Maglione, invece, forte del suo ruolo ha puntato sugli uomini forti, ossia coloro che potevano blindare la sua rielezione.

Così, si è affiancato personaggi quali Husain Al Musallam, direttore del Comitato olimpico asiatico e candidato alla vice presidenza della Fina, dirigente coinvolto nello scandalo Fifa sulla corruzione degli arbitri e denunciato dallo stesso Barelli al tribunale sportivo internazionale per conflitto d’interesse.

E ancora personaggi, entrati poi nel bureau della Fina, quali il russo Vladimir Salnikov, dirigente coinvolto nel caso di doping di stato. Passiamo all’assemblea elettiva, svoltasi in maniera quasi dittatoriale, visto che non ha consentito ai due candidati di esprimere il loro programma elettorale. Un fatto grave, anti democratico, che Barelli non ha accettato, tanto da lasciare anzi tempo l’assemblea convocando una conferenza stampa per denunciare il metodo adottato.

Il risultato finale è stato 258 voti Maglione, 77 Barelli. Un verdetto netto, ma figlio di una sistema a dir poco discutibile quasi e forse anche di più di certi sistemi elettorali della politica nazionale e internazionale.

 

 

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