Razionamento dell’acqua, tutto quello che c’è da sapere

Turni di stop di otto ore consecutive. Ma la Regione ha un piano B.

ROMA – Dopo lo stop della Regione al prelievo di acqua dal lago di Bracciano, ormai considerato a rischio ambientale a seguito della captazione aggressiva di acqua alla quale la multi utility Acea è stata costretta a causa della siccità, la capitale va verso il razionamento drastico di erogazione dell’acqua.

 

Come avverrà il razionamento. A partire da venerdì 28 luglio, il piano dell’azienda che gestisce la rete idrica della capitale prevede turni di stop di otto ore consecutive e la divisione della città in due quadranti da almeno 1,5 milioni di residenti; l’acqua sarà erogata a turno a ciascun quadrante e quindi ogni 24 ore un romano su due rimarrà senza acqua, in totale, per sedici ore.

Il piano riguarda circa tre milioni di utenti all’interno del Raccordo: case, negozi, uffici, ma anche ospedali e caserme. Saranno poi posizionate autobotti nelle aree strategiche della città e saranno chiusi tutti i “nasoni”, le fontanelle simbolo della capitale: solo 85 rimarranno aperti per effettuare il campionamento. Nessun problema per i parchi della capitale, innaffiati con acqua proveniente dal Tevere.

 

Il piano B. La regione lavora già ad un’alternativa: sul piatto, l’ipotesi di innalzare i prelievi dalle altre quattro fonti che servono la Capitale. Per arrivare ai primi di agosto, quando — notano in Regione — il fabbisogno cala e, si spera, le precipitazioni riporteranno le riserve in sicurezza. Dalla sua, Zingaretti – ha sottolineato ai suoi – ha da promettere procedure snelle in nome del decreto sull’emergenza siccità. Tecnicamente si tratta solo di ovviare a quell’8 per cento di risorse che arrivano dal lago.

Tocca ad Acea ora dire sì, ma la multi utility non apprezzato il fatto di non essere interpellata in prima persona. “Dopo l’ordinanza emessa dalla Regione Lazio venerdì sera in modo unilaterale, che si continua a ritenere inadeguata e illegittima, Acea apprende solo dagli organi di stampa che sempre la Regione avrebbe ipotizzato un piano alternativo per ovviare alla captazione dell’acqua dal lago di Bracciano, prevedendo di utilizzare altre fonti o aumentando la portata di quelle attuali. Se la Regione volesse illustrare tali soluzioni, nelle sedi opportune, Acea sarà pronta ad ascoltare e collaborare”. Così, in una nota, il portavoce dell’Acea.

 

Raggi convoca un tavolo. “Chiamerò oggi stesso la Regione e Acea per convocare quanto prima un tavolo in Campidoglio per superare qualunque tipo di visione politica o di strumentalizzazione. Questo incontro tutti insieme è molto importante”. Così la sindaca di Roma Virginia Raggi in un forum su Messaggero tv, rispondendo a una domanda sull’emergenza siccità nella Capitale. Chi le chiedeva se sia vero, come affermato dal presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, che l’acqua a Roma sta finendo, Raggi ha risposto: “Non credo che sia questo il punto, noi dobbiamo lavorare per capire come ridurre le captazioni dal lago e come assicurare il servizio idrico a tutti i romani”.

 

Il Codacons denuncia Zingaretti. L’ordinanza della Regione Lazio sul razionamento dell`acqua nella capitale, finisce alla Procura della Repubblica di Roma. Il Codacons ha deciso infatti di denunciare l`amministrazione regionale e il suo presidente Zingaretti, chiedendo alla magistratura di verificare se la decisione in merito alla captazione del Lago di Bracciano possa configurare la fattispecie di abuso di atti d’ufficio.

“Privare 1,5 milioni di romani di un servizio primario come l`acqua addirittura per 8 ore al giorno configura una pesantissima lesione dei diritti dei consumatori”, spiega il presidente Carlo Rienzi. “Questo perché gli utenti di Roma già pagano un conto salato per le tante falle e perdite in condotti e tubature, con una dispersione d`acqua che nella sola capitale raggiunge quota 45% e, in base ai calcoli del Codacons, costa una media di 95 euro annui a famiglia sulle bollette idriche. A fronte di sprechi d`acqua immani i cui costi ricadono interamente sui consumatori, privare i cittadini del servizio idrico rappresenta una scelta inaccettabile, sulla quale la Procura dovrà ora fare luce”, conclude Rienzi.

 

Il rischio ambientale. Il lago rappresenta la riserva idrica della capitale e l’Acea, la società gerente la rete idrica romana, negli ultimi mesi ha dovuto disporre un piano di prelievo dal lago per compensare la siccità dell’estate 2017: oltre 1.800 millilitri a luglio, 800 ad agosto e 1.600 a settembre. La siccità ha fatto il resto e ora il lago è oltre 35 cm sotto il livello minimo consentito dalle norme. Acea ha cinque giorni per una soluzione. Non sarà facile. Le altre fonti, a causa della siccità, riescono a coprire la metà del fabbisogno della città, che supera i 18mila litri al secondo: in sostanza, Roma dipende dall’acqua di un lago che non ha affluenti.

 

Roma non può rimanere a secco. E’ “incredibile” che Roma rischi di rimanere senz’acqua, “perché la capitale ha ottime fonti idriche, in parte le stesse di duemila anni fa. Ma negli anni passati non sono stati fatti investimenti e le perdite nelle tubature sono del 44%, molto sopra la media nazionale che è del 38%”: lo sottolinea Ermete Realacci (Pd), presidente della commissioen Ambiente alla Camera. Sottolinea che “bisogna diminuire l’uso domestico, ma il grosso del consumo di acqua, la metà del totale, è in agricoltura, dove si usa anche la potabile. Bisognerebbe realizzare irrigazioni moderne per il recupero e il riuso, ed evitare i metodi a pioggia e a scorrimento”. E “il Comune che ha incassato da Acea 70 milioni dalle bollette dei romani, avrebbe potuto dedicare una somma per le riparazioni delle tubature”.

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