Referendum Atac, a due passi dal cielo

Intervista a Riccardo Magi, segretario del Radicali Italiani e promotore dell'iniziativa

ROMA – La data del 12 agosto si avvicina e la raccolta delle firme per il referendum “Mobilitiamo Roma”, per la messa a gara del trasporto pubblico locale promosso da Radicali Italiani e Radicali Roma, accelera. Aumenta il numero di banchetti fissi e il ritmo della campagna. Pochi giorni fa anche Emma Bonino ha lanciato un appello alla mobilitazione per raggiungere il traguardo delle 29mila necessarie. Un appello rivolto anche a Matteo Renzi, perché il Pd si impegni concretamente nella raccolta firme. Abbiamo chiesto al segretario di Radicali Italiani Riccardo Magi di darci la “temperatura” di questa corsa contro il tempo, partendo proprio dal senso e dall’obiettivo della proposta iniziale. 

“La raccolta firme sta crescendo in modo esponenziale, ormai la campagna è esplosa e sono i romani cercarci per sapere dove possono firmare. Abbiamo visto persone in strada accostare e scendere dalle auto e dagli scooter per accorrere ai nostri banchetti. I romani hanno capito che questo referendum è una grande occasione per cambiare il volto del trasporto pubblico cittadino”.

Una domanda è d’obbligo: a che punto è arrivata oggi la raccolta di firme. Al di là della scaramanzia, lei che di referendum se ne intende, è ottimista sul raggiungimento del traguardo  finale?

“Siamo quasi a 20mila e a questo punto possiamo dire che il traguardo è davvero possibile. Rischiamo di mancarlo per poche migliaia di firme, ecco perché ora è urgente che tutte le forze politiche, produttive, sociali e civile che hanno aderito a questa iniziativa si mobilitino concretamente nella raccolta delle firme. Gli endorsement fanno piacere, ma ora è il momento di contribuire fattivamente a quello che può diventare un successo di tutti. 

Quali sono state le più frequenti “fake news” diffuse dai conservatori dello status quo per boicottare il vostro referendum?

Ne girano tante, messe in giro soprattutto da quelle forze sindacali che temono per le proprie rendite di posizione, più che per il destino dei lavoratori. Ci accusano di voler privatizzare Atac. Falso. La privatizzazione è quella che surrettiziamente prepara chi, come la sindaca Raggi, vorrebbe continuare ad affidare il servizio in house ad Atac nell’attesa che qualche privato la compri, passando così da un monopolio a un altro. Noi vogliamo invece liberalizzare il servizio, quindi affidarlo con una gara trasparente a chi – pubblico o privato che sia – sappia farlo funzionare meglio, liberare il comune dal conflitto di interessi con Atac e restituirgli il ruolo che gli spetta di controllore e programmatore servizio. Un’altra bufala riguarda la scadenza del 2019: alcuni dicono che il referendum sia superfluo perché dopo quella data il servizio andrà comunque a gara. Falso, le norme europee non prevedono alcun obbligo, i comuni possono derogare e infatti la giunta Cinque stelle ha già manifestato l’intenzione di rinnovare l’affidamento diretto ad Atac. Ci accusano anche di voler togliere i posti di lavoro. Anche questo è falso, i dipendenti Atac sono garantiti dalle leggi nazionali e quindi sarebbero assorbiti dal nuovo gestore. Per smentire queste fakenews abbiamo pubblicato sul fb una serie molto utile di infografiche dal titolo: Tutte le bugie sulla messa a gara del tpl

Una volta in Campidoglio invece hanno cambiato parere. Ritiene che si tratti solo di un misero calcolo di convenienza per la gestione di un’importante società controllata, o secondo lei c’è dell’altro?

“E’ una parabola ‘curiosa”. Quando sedeva nei banchi dell’opposizione, il M5S capitolino – inclusa l’attuale sindaca – si dichiarava a favore della messa a gara del Tpl. Poi, in campagna elettorale Virginia Raggi ha incassato il sostegno di alcuni sindacati ed è arrivata a definire Atac “un fiore all’occhiello”, e oggi da sindaca difende gli interessi corporativi invece di quelli dei cittadini. Avevano promesso il cambiamento, per ora hanno solo cambiato posizione. Anche sulla democrazia diretta: nonostante infatti il M5S si professi come il movimento nato da e per la partecipazione, Raggi si è rifiutata di favorire quella dei romani a questo referendum. Eppure lo statuto comunale imporrebbe all’amministrazione di favorire con tutti gli strumenti a propria disposizione la partecipazione dei cittadini.  

Oltre voi radicali, nessuna altra forza politica si è impegnata nella raccolta delle firme. La situazione fallimentare dell’Atac e soprattutto la pessima qualità del servizio di trasporto pubblico  offerto ai cittadini romani potevano far pensare ad un’adesione plebiscitaria. Così purtroppo non è stato. Speriamo almeno che all’ultimo momento qualche partito, fiutando magari l’odore del successo, non tenti di salire sul vostro carro.

“Ogni referendum impone un dibattito, una scelta chiara, una scadenza. Insomma: tutto ciò che manca a una politica quasi sempre immobile e impaurita dal cambiamento e schiava del facile consenso. A lungo, quindi, questa campagna ha camminato solo sulle nostre gambe, piuttosto esili com’è noto. Poi hanno aderito la Lista Marchini con il consigliere Alessandro Onorato, la presidente del Municipio I Sabrina Alfonsi, il vice presidente regionale Mario Ciarla, è arrivata la firma di Roberto Giachetti che ha invitato il neosegretario romano Casu a cogliere questa grande occasione, come aveva sollecitato sin dal primo momento Walter Tocci: sostenitore della prima ora del nostro referendum. Così qualche giorno fa si è tenuta riunione di direzione del Pd romano, la prima dopo quasi 3 anni di commissariamento, con all’ordine del giorno proprio il nostro referendum e il segretario Casu ha lasciato ai circoli la libertà di raccogliere le firme. Nelle ultime ore sono arrivate diverse disponibilità da parte del Pd sul territorio, e anche dal movimento Direzione Italia. Abbiamo già iniziato a incontrare tutti per coinvolgerli operativamente nella raccolta firme. C’è poco tempo per conquistare tutti insieme un’occasione di partecipazione popolare e di cambiamento a partire da un settore, come quello della mobilità, determinante per la qualità della vita dei cittadini”. 

Last but not least, che cosa possiamo fare noi, al di là della nostra adesione personale, per darvi una mano?

Diffondere il più possibile le informazioni sui punti di raccolta firme, che di giorno in giorno pubblichiamo sul sito www.mobilitiamoroma.it e sulla pagina FB www.facebook.com/mobilitiamoroma. E poi spiegare agli amici e ai lettori di RomaCapitale.net che su questo referendum si gioca la possibilità di dare un futuro alla Capitale, liberandola dalle corporazioni e le clientele che la stanno divorando. L’informazione ha avuto un ruolo decisivo nella crescita di questa campagna e lo avrà anche nell’esito finale. Quindi grazie da parte di tutti noi!

Potrebbero interessarti anche