L’Ater schiacciata dai debiti rischia il default

L’azienda che gestisce le case popolari nella Capitale rischia di chiudere i battenti

ROMA – A 5 anni dal suo commissariamento l’Ater, l’azienda che gestisce le case popolari nella Capitale, è sull’orso del default travolta dai suoi 530 milioni di debiti nei confronti di Equitalia, seppur continui a distribuire incarichi.

Il tentativo di rottamare le cartelle Equitalia potrebbe naufragare” poiché, come spiega il segretario della Cisl Fp Roma Capitale Rieti Giancarlo Cosentino, “da un lato c’è l’incapacità di alienare gli immobili e dall’altra anche la difficoltà di individuare un fondo di investimento a cui conferire quote del patrimonio aziendale”. Fondi che Ater ha chiesto alle banche e alla Regione, con scarsi risultati.

Scade infatti lunedì 31 luglio il bando che l’Ater ha proposto alle banche per ottenere un finanziamento di 200 milioni di euro, una gara pubblica necessaria a riportare liquidità nelle casse aziendali ed a pagare la prima tranche di 65 milioni che Equitalia chiede – entro quella stessa data – per rottamare circa il 50% del credito e portarlo da 550 a 280 milioni. Purtroppo, però, la scadenza fissata per lunedì è già figlia di una proroga di 20 giorni, visto che al 10 luglio scorso nessun istituto di credito aveva presentato offerte.

Anche la Regione si rifiuta di concedere la fidejussione di 200 milioni utile a salvarne momentaneamente il bilancio: un “prestito” che la Giunta regionale al momento non si sente di accordare perché “non legato a un efficace piano di rientro del debito”. Intanto, a causa dell’assenza di liquidità, Ater rischia dal prossimo mese di non poter più pagare gli stipendi ai suoi 460 dipendenti e di non poter provvedere alla manutenzione, anche ordinaria, dei circa 50mila immobili di proprietà. Un disastro imminente nonostante le “operazioni straordinarie” messe in campo dal commissario straordinario, Giovanni Tamburino, nominato nel 2015 da Nicola Zingaretti per “aprire un nuovo capitolo” della storia dell’azienda, e dal direttore generale, Franco Mazzetto.

Al già intricato quadro si aggiungono il fallimento della maxi-vendita tentata quest’ultimo anno e mezzo per rimettere a posto i conti dell’azienda regionale, e della campagna “Regolarizzati”, un invito ai “non aventi titolo” a sanare la propria situazione, magari ottenendo uno “sconto” sull’aumento del canone o sui pagamenti pregressi, anche questa non andata a buon fine.

Una situazione critica che ricorda “la scena del Titanic, quando i turisti ballavano mentre la nave stava per affondare”, afferma il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Fabrizio Santori, commentando le scelte gestionali dei manager Ater che “continuano ad attribuire incarichi, ad assumere dirigenti e a ridisegnare la pianta organica, prevedendo ulteriori, ingenti spese”, in attesa della promessa legge di riforma che dovrebbe portare Ater e Regione verso un accorpamento. Anche la Cisl aziendale, lo scorso 18 luglio, si è vista costretta “suo malgrado” a “stigmatizzare pubblicamente” la “dubbia trasparenza e legittimità di alcune delle più salienti iniziative intraprese dai vertici dell’Ater”.

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