Armistizio in vista tra Open Fiber e Tim?

La risoluzione ideata dal sen. Mucchetti momentaneamente stoppata dal governo. Soci italiani di peso nella società governata dai francesi.

ROMA – L’idea uscita dal cilindro di Massimo Mucchetti, presidente della Commissione industria del Senato, è quella di fondere Open Fiber e Tim così da portare nel gruppo telefonico posseduto da Vivendi anche Enel e Cassa depositi e prestiti che controllano Open Fiber. In gran riserbo la risoluzione è circolata nei giorni scorsi, incontrando un certo consenso tra quanti auspicavano un armistizio tra i due contendenti sulla banda larga.

Per spingere nella direzione della pax, il presidente Mucchetti aveva convocato in seduta congiunta le due Commissioni parlamentari industria e lavori pubblici con l’obiettivo di suggerire al Governo la fusione per incorporazione di Open Fiber in Telecom Italia e poi uno spin off da collocare in Borsa.

Secondo la bozza di risoluzione pubblicata dall’Agenzia Nova, si impegnava il Governo “a difendere l’interesse nazionale non solo nell’esecuzione delle opere derivanti dalle gare Infratel, ma anche e soprattutto nello sviluppo complessivo della rete in tutto il Paese”. Il rischio che la competizione tra i due player potesse generare un inutile spreco di risorse, suggeriva “di operare al fine di arrivare a un accordo industriale tra Telecom Italia e Open Fiber e di considerare con la Cassa depositi e prestiti e con l’Enel, una proposta di fusione per incorporazione di Open Fiber in Telecom Italia ai valori correnti”.

Oltre all’accordo principale, la prospettata soluzione presentava anche altri vantaggi. Innanzitutto quello di associare all’azionista francese Vivendi due importanti azionisti italiani a controllo pubblico, assicurando a Telecom Italia quella stabilità che ancora le manca, come testimoniano anche gli ultimi, opachi cambi del top management. In questo modo, secondo Mucchetti si potrebbe scongiurare “il ripetersi di comportamenti da parte del socio francese che fanno pensare all’esistenza di una direzione e un controllo non dichiarati che, se confermati dall’indagine Consob appena iniziata, potrebbe comportare il lancio di un’Opa totalitaria da parte di Vivendi su Telecom Italia”.

In secondo luogo, l’intesa fra i due partner consentirebbe di superare nell’interesse di tutti i contrasti sul valore della rete in rame che hanno bloccato negli anni scorsi i negoziati tra Telecom Italia e Cassa depositi e prestiti sulle reti di nuova generazione”.

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