Si è chiusa la Conferenza degli ambasciatori italiani

A Milano l’ultimo appuntamento a confronto con le imprese. Lettera dei sindacati sullo stato di abbandono della diplomazia.

ROMA – Milano è la capitale economica d’Italia, per questo “abbiamo deciso di concludere la 12ma conferenza degli ambasciatori in questa città che ha un grande valore simbolico per la diplomazia economica”. Lo ha affermato, come riferisce una nota della Farnesina, il ministro degli Esteri Angelino Alfano, in vista dell’appuntamento conclusivo della 12ma Conferenza degli ambasciatori prevista oggi a Milano presso l’hangar Bicocca della Pirelli.

Secondo quanto sottolineato dal ministro Alfano, la diplomazia economica è uno “strumento che va via via potenziandosi fino a ottenere risultati importanti e concreti, quantificati in un apporto alla crescita del Paese pari all’1 per cento del Pil”. “Dopo aver già approfondito il tema della crescita nelle sessioni romane della Conferenza degli ambasciatori durante la quale si sono anche tenuti circa 400 incontri tra ambasciatori e imprese – ha affermato Alfano -, a Milano avremo la presentazione del rapporto Ipsos ‘Be-Italy’, la presentazione del ‘Global Attractiveness Index’ da parte di The European House–Ambrosetti e una approfondita discussione sul valore del ‘marchio Italia’.

Ma mentre a Milano si festeggia il rompete le righe degli ambasciatori che tornano a casa, i sindacati dei diplomatici lanciano un appello sull’attuale gravissima situazione in cui giace la diplomazia italiana. “Il personale di ruolo del Maeci – denunciano i sindacati – è diminuito di quasi il 25% in dieci anni. Solo quest’anno andranno in pensione oltre 120 persone. I numeri comparati sono impietosi: la Farnesina deve far fronte a compiti crescenti nei più diversi scenari globali con risorse finanziarie oggi pari ad appena lo 0,11% della spesa pubblica. Una frazione di quelle a disposizione delle diplomazie degli altri principali paesi europei. Le nostre Sedi all’estero sono perlopiù in ginocchio”.

Secondo le organizzazioni rappresentative dei dipendenti del Maeci non è più rinviabile la riapertura delle “assunzioni delle aree funzionali per ricostruire l’ossatura degli uffici in Italia e all’estero. Indispensabile altresì valorizzare i giovani diplomatici, i quali superano un concorso molto selettivo, ma i quali drastici tagli nella pianta organica -uniti a sistemi di valutazione e di formazione da migliorare- precludono, effettive prospettive di carriera, con il rischio che in molti optino per altri settori lavorativi”.

E questo vale anche per i massimi gradi della carriera per la quale da tempo si reclama il “ricorso a panel per l’esame delle candidature, tra cui quelle per gli incarichi di Ambasciatore, che formulino proposte, motivate, su una rosa ristretta di candidati da sottoporre al Ministro, il quale, nella sua discrezionalità politica ma anche in piena responsabilità, prenderà le decisioni che ritiene più valide”.

“Ne va – concludono i sindacati del Maeci – del futuro di una Istituzione chiave dello Stato, che ha il fondamentale compito di rappresentare il Paese all’estero e di promuovere gli interessi nazionali in scenari globali sempre più complessi e competitivi”.

 

 

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