Lo schiaffo della Francia all’Italia sui cantieri Saint-Nazaire

La Francia nazionalizza i cantieri. Martedì Calenda e Padoan incontrano La Maire.

ROMA – Il governo francese ha deciso di nazionalizzare i cantieri navali Stx: a confermarlo è il ministro dell’economia Bruno Le Maire. La decisione è arrivata a poche ore dalla scadenza per lo Stato francese per esercitare il diritto di prelazione sull’azienda, la cui maggioranza era stata aggiudicata all’asta a Fincantieri e della quale Parigi detiene un terzo del capitale.

Duro colpo per Fincantieri, che lo scorso 5 aprile, quando il gruppo italiano fu considerato «miglior offerente» per l’acquisizione di Stx France, annunciava di aver acquistato il controllo dei cantieri navali francesi di Saint-Nazaire. La vittoria di Macron ha poi cambiato le carte in tavola, proiettando i francesi verso un controllo al 50%, indifferenti a chi nel Bel Paese puntava i piedi per ottenere la maggioranza.

La posizione di Parigi. L’intenzione francese, ha argomentato il ministro in conferenza stampa, è quella di garantire che “le competenze straordinarie dei cantieri navali di Saint-Nazaire e i loro lavoratori restino in Francia: il nostro obiettivo è difendere gli interessi strategici”. Le motivazioni appaiono pretestuose e paradossali se si pensa che il 66% degli stessi cantieri nel 2008 era stato venduto al gruppo coreano Stx Offshore che li aveva portati al fallimento.

Secondo il governo Macron si tratterebbe in ogni caso di una nazionalizzazione “temporanea”, che nel disegno di Parigi non sospende le trattative con l’Italia e allarga la finestra utile a trovare un nuovo partner industriale. Le Maire ha anzi detto che martedì prossimo farà visita ai ministri Padoan e Calenda per riaprire il dossier. La speranza di Le Maire è che “ci sia un accordo con l’Italia nelle prossime settimane”.

Le reazioni di Calenda e Padoan. Il voltafaccia di Parigi ha messo al muro i titolari del Mise e del Tesoro, Carlo Calenda e Pier Carlo Padoan, che fanno (solo ora) la voce grossa: “Riteniamo grave e incomprensibile la decisione del Governo francese di non dare seguito ad accordi già conclusi. Accordi che garantivano la tutela dei livelli occupazionali in Francia e del know-how francese attraverso una governance equilibrata e in una prospettiva autenticamente europea”, hanno scritto in una nota congiunta. “Riteniamo che a fronte degli impegni già assunti da Fincantieri a tutela degli interessi francesi non sussista alcun motivo perché la società italiana, leader del settore, non possa detenere la maggioranza di STX, società fino ad oggi sotto controllo di un gruppo coreano per i due terzi del capitale sociale. Riceveremo il ministro Le Maire martedì prossimo a Roma e ascolteremo la proposta del Governo francese partendo da questo punto saldo. Nazionalismo e protezionismo non sono basi accettabili su cui regolare i rapporti tra due grandi paesi europei. Per realizzare progetti condivisi servono fiducia e rispetto reciproco”.

Mentre il titolo di Fincantieri continua a crollare in borsa, chi fa il punto sulla dura sconfitta italiana si trova davanti ad un quadro impressionante. Come fa notare in una infografica il Corriere della Sera, la Francia detiene una grossa fetta di azioni, in alcuni casi addirittura il 100%, di importanti aziende italiane. Si parla della Bnl, delle più importanti case di moda di lusso, come Gucci, Fendi e Bulgari, di Parlmalat, Edison, Mediaset e Telecom, per citare solo alcuni dei colossi in mano ai francesi. E dove non ci sono azioni ci sono manager francesi a guidare i nostri più grossi gruppi finanziari, come Jean Pierre Mustier e Philippe Donnet, rispettivamente ceo di Unicredit e Generali.

Alla faccia della reciprocità e della libera circolazione dei capitali, pilastro indiscusso della costruzione comunitaria!

Potrebbero interessarti anche