Il bando per la vendita di Alitalia non fa una grinza, le offerte chissà!

Tre opzioni, o il gruppo intero, o gli aerei, o i servizi a terra. Probabile che l’operazione si concluda dopo le prossime elezioni.

ROMA – Adesso almeno un punto fermo c’è: è stato pubblicato stamattina il bando per la presentazione di offerte vincolanti per l’acquisto di Alitalia, messo a punto dai commissari straordinari Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e Stefano Paleari.

Tre possibilità. Non c’è nulla di sostanzialmente nuovo rispetto a quanto già diffuso nelle scorse settimane. Le offerte potranno essere dirette all’acquisto dell’intera compagnia (Lotto Unico), alla sola parte di volo (Lotto Aviation) o alla sola parte di terra (Lotto Handling). Saranno comunque considerate preferibili, a parità di condizioni, soluzioni che riguardino la compagnia nella sua interezza.

I termini. Dal 7 agosto al 15 settembre potranno essere presentate le manifestazioni d’interesse all’operazione, ovvero la volontà di fare un’offerta vincolante. Dopodiché di passerà alla data room in cui i soggetti ammessi alla procedura potranno visionare tutti i dati di Alitalia. Le offerte vincolanti invece dovranno essere presentate entro il 2 ottobre, ma ci sarà eventualmente tempo fino al 5 novembre per la fase di negoziazione e miglioramento delle offerte.

L’handling. Subito dopo la pubblicazione del bando è iniziato il fuoco di fila dei commenti e delle congetture. Analisti finanziari, esperti della navigazione aerea, bookmakers, tutti sono d’accordo su un punto: le possibilità di offerta si riducono di fatto a due perché è improbabile che, tra le compagnie o i fondi ammessi nella prima fase, ci sia qualcuno disposto a presentare un’offerta per i soli servizi aeroportuali (handling). Lo scarso valore aggiunto del comparto, unito alle tormentate vicende legate al personale che hanno segnato il settore in questi anni, ne escludono di fatto l’appetibilità.

Lo spezzatino. Per quanto il governo si sforzi di esorcizzare l’eventualità dello “spezzatino”, non è affatto escluso che arrivino offerte per l’acquisto di tutto o parte del settore aviation (compresi ovviamente gli slot). E in effetti aeromobili per il lungo o corto raggio (o i relativi contratti di leasing) potrebbero far gola a compagnie diverse. In ogni caso solo al termine delle negoziazioni che seguiranno l’apertura delle buste sarà possibile capire se l’azienda sarà acquisita per intero o no.

I tempi. Dal momento che tra una cosa e l’altra la procedura dell’eventuale aggiudicazione si avvicinerà sempre più alle prossime elezioni politiche, è molto probabile che la vendita, se ci saranno offerte interessanti, slitti a dopo le elezioni del 2018, previste tra febbraio e marzo. A prescindere infatti dagli aspetti tecnico-contrattuali, è politicamente impensabile che un governo in carica autorizzi la vendita di un pezzo storico dell’identità italiana (anche se malandato) alla vigilia di una consultazione elettorale estremamente incerta.

Gli arrière-pensée.  E qui potrebbero rientrare in gioco quanti in cuor loro coltivano il sogno di risanare l’Alitalia, o quanto meno di mettere i conti in ordine per presentarla al mercato in migliori condizioni. Utopia allo stato puro? Sì, ma, si sa, le sfide impossibili hanno sempre attratto gli audaci. Certamente non si troveranno più capitani coraggiosi disposti ad investire i propri soldi nell’impresa, ma il challenge manageriale potrebbe stuzzicare l’orgoglio di qualche condottiero o, perché no, di qualche commissario straordinario.

 

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