Calenda reagisce allo schiaffo su Fincantieri, ma nega ritorsioni

L’Italia minaccia di adottare il golden power per bloccare l’acquisizione di Tim da parte dei francesi di Vivendi. Niente vendetta per Fincantieri, rassicura Calenda, ma il dubbio esiste.

ROMA – Ha tutta l’aria di una ritorsione, nonostante la smentita del ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, l’apertura di un’istruttoria da parte della Presidenza del Consiglio per valutare se nella vicenda Tim-Vivendi esistono i presupposti per l’esercizio del «golden power». In particolare si chiede di verificare se i francesi di Vivendi abbiano seguito tutte le regole e chiesto tutte le autorizzazioni prima di procedere all’acquisizione del controllo di Tim, comunicata al mercato, ma non al governo, come prevede la normativa.

Il golden power. E’ uno strumento, previsto da un decreto del 2012, che attribuisce al governo poteri speciali di intervento in settori strategici quali difesa, energia, telecomunicazioni e trasporti. Il governo può porre veti o condizioni agli azionisti delle società strategiche, a fronte di decisioni che possono dar luogo a situazioni di minaccia o di grave pregiudizio per gli interessi pubblici relativi alla sicurezza e al funzionamento degli impianti. Esattamente la stessa clausola che Macron ha fatto valere per nazionalizzare i cantieri di Saint Nazaire.

L’iniziativa del governo, sollecitata da Calenda, arriva dopo il comunicato diffuso da Tim al termine del cda del 28 luglio scorso, in cui si comunicava ufficialmente l’inizio dell’attività di direzione e coordinamento dell’azienda da parte di Vivendi. “Facciamo quello che il governo deve fare, cioè applicare le regole che esistono” rassicura Calenda, chiarendo che l’iniziativa “non ha nulla a che fare con la questione Fincantieri”.

Le preoccupazioni per Telecom Sparkle. Nonostante le dichiarazioni di Calenda, a cui non crede nessuno, non sembrerebbe una coincidenza la decisione di applicare le regole esistenti proprio in questo momento, considerando che sono ormai anni che Vivendi acquista azioni di Telecom e ne ha di fatto assunto il comando. Anche la preoccupazione italiana legata a Telecom Sparkle sembra tardiva, seppur comprensibile, dato che i cinquecentomila chilometri di cavi in fibra ottica che fanno il giro della terra, utilizzati per la loro affidabilità anche dai servizi segreti di parecchi paesi e dai giganti dell’online, come Google, non sono stati certo installati ieri.

Il tavolo del confronto italo-francese si allarga e assume ormai una dimensione politica che va oltre il business e la diplomazia. Ma a quel tavolo, come ormai è consuetudine, manca sempre il terzo convitato, l’Unione europea: assente ingiustificata.

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