Ex Fiera, il Tar dà l’ultimatum al Comune

Delibera entro 90 giorni, intanto manda le carte alla Corte dei Conti

ROMA – Qualcosa adesso si dovrà muovere per forza nella “neverending story” legata alla vendita e alla valorizzazione della vecchia Fiera di Roma sulla Colombo. Il Tar del Lazio ha accolto infatti il ricorso presentato da Investimenti spa contro il Campidoglio e ha fissato in 90 giorni il tempo utile alla giunta Raggi per concludere l’iter delle osservazioni arrivate sulla delibera del 9 agosto 2016 e trasmettere l’intero fascicolo alla Regione.

Ancora una volta dunque è la magistratura a togliere le castagne dal fuoco supplendo all’inerzia del Comune che stava conducendo la Nuova Fiera di Roma al fallimento. Al danno infatti prodotto da quella delibera a firma dell’ex assessore Berdini, che con un tratto di penna ridusse le cubature edificabili nell’area della Colombo da 67.500 metri quadrati a 44.360 mq., si è aggiunta la beffa dell’insabbiamento della pratica in qualche cassetto del Campidoglio.

Vecchia e nuova Fiera – entrambe di proprietà della società Investimenti Spa (Camera di commercio 58,5%, Comune di Roma 21,7%, Regione Lazio 9,8%) – sono indissolubilmente legate da un cordone ombelicale finanziario. Se non si realizza l’asset patrimoniale della vecchia Fiera non si riescono a pagare i debiti che la società ha contratto con le banche, prime fra tutte Unicredit, per la costruzione dei nuovi padiglioni adiacenti alla Roma-Fiumicino.

Vecchia e nuova Fiera sono indissolubilmente legate

da un cordone ombelicale finanziario.

Il business plan della società oggi presieduta da Luca Voglino prevedeva correttamente il ricorso al mercato per il finanziamento degli investimenti immobiliari in una misura ampiamente coperta, oltre che dal cash flow della gestione fieristica, dalla garanzia delle proprietà immobiliari, stimate prudenzialmente in 130,4 milioni di euro da una primaria agenzia tecnica di valutazioni. Il danno patrimoniale quindi prodotto dal taglio delle cubature e quello finanziario causato dal tempo colpevolmente perso dall’amministrazione capitolina per chiudere la pratica “alla fine qualcuno li dovrà pur pagare”, come dice il presidente della Camera di commercio, Lorenzo Tagliavanti.

Ma c’è di più. I giudici del Tar Lazio non solo hanno dato l’ultimatum di 90 giorni al Campidoglio per mandare la pratica completa a via della Pisana, ma hanno inviato il fascicolo alla Corte dei Conti. Nella sentenza spiegano di aver ritenuto di “dover segnalare alla Corte dei conti la vicenda controversa, per le eventuali valutazioni di competenza, trattandosi di contenzioso che contrappone da tempo considerevole parti prevalentemente pubbliche determinando incertezza e danni economici soprattutto all’erario”.

I giochi dunque sembrerebbero “over”, anche se Raggi&C. ci hanno abituato ad imprevedibili colpi di coda. Tar e Corte dei conti comunque hanno messo il Comune con le spalle al muro. Anche se ci vorrà ancora del tempo perché le decisioni diventino operative (dopo la Regione, la delibera deve tornare in Campidoglio per la ratifica finale), Investimenti Spa può ragionevolmente tornare a guardare avanti e, pur tra molte difficoltà, riprendere in mano il piano industriale e studiare gli opportuni interventi.

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