Match fixing, una piaga multimiliardaria

Il numero uno del Coni, Malagò: "Si scommette su tutto, fenomeno incontrollabile"

ROMA – Sulla lotta al match fixing (partite truccate) “c’è ancora molto da fare per contrastare ciò che si nasconde sotto la punta dell’iceberg che vediamo” ed è per questo “auspicabile una sempre maggiore collaborazione tra gli organismi di polizia giudiziaria, delegati alle indagini, e quelli deputati alla giustizia disciplinare”. Lo ha detto il presidente del Coni, Giovanni Malagò, in un passaggio del suo intervento all’audizione innanzi alla commissione antimafia sulle infiltrazioni della criminalità nello sport.

“Poter scommettere su ciascuna competizione sportiva relativamente a decine di combinazioni e di eventi – specifica il capo dello sport italiano – come numero di gol, tempistica, sostituzioni, punizioni, calci d’angolo, rende di fatto incontrollabile il settore, poiché alcuni esiti afferiscono o possono riguardare anche solo un singolo giocatore, in grado di condizionare un evento su cui si possono scommettere ingenti somme”.

Negli ultimi anni il cosiddetto fenomeno del match fixing– ovvero delle partite manipolate collegate ad episodi di corruzione connessi alle scommesse sportive – ha raggiunto preoccupanti livelli di espansione su tutto il territorio nazionale e dell’Unione Europea, tanto da mobilitare le stesse istituzioni comunitarie in un’azione congiunta volta ad arginare tale pratica.

Com’è noto, il fenomeno delle partite taroccate consiste nell’influenzare irregolarmente il corso o il risultato di un evento sportivo fino all’ultimo secondo di gioco, al fine di ottenere vantaggi per sé o per altri, falsando il normale svolgimento imprevedibile della competizione sportiva.

E per assurdo che possa sembrare, quella del guadagno illecito non è la sola motivazione del dilagare della piaga. Ci posso anche essere obiettivi diversi, come, ad esempio, evitare una retrocessione, ottenere migliori chance nei playoff, vincere (o perdere) un game senza compromettere la partita, un’uscita di strada imprevista nella Formula 1.

Le recenti tecnologie e la possibilità di scommettere online hanno contribuito ad ampliare le dimensioni del fenomeno al punto che, ad oggi, si tratta di un vero e proprio business multimiliardario, spesso correlato con altre attività criminali. Anche se c’è da dire la piaga non è nata con le scommesse on line, ma viene da lontano, quando il calcio scommesse, off line, scopriva le magagne di campioni e idoli delle folle insospettabili.

Trattandosi di un problema serio e complesso, numerosi sono i tentativi volti a combattere tale fenomeno in ambito nazionale, a cominciare dal ministro per lo Sport e dalle associazioni sportive professionistiche come la Figc e il Coni stesso.

“Il Coni ha predisposto un’unità operativa per tale settore. Sulla scorta di attività di studio e approfondimento, anche in sede internazionale, il processo di legalizzazione di scommesse organizzato per fronteggiare il circuito illegale ha generato nuovi metodi di condizionamento delle attività sportive. Inizialmente – ha aggiunto Malagò – le attività mafiose hanno tentato di infiltrare società di gestione del gioco, approfittando delle maglie larghe della normativa, servendosi del sistema globalizzato delle scommesse e centri di raccolta esteri collocati in paradisi fiscali o in Pesi dove vi è scarsa collaborazione”.

Malagò ha snocciolato anche qualche dato: “Il Coni ha avviato due gruppi di lavoro per fronteggiare la manipolazione degli eventi sportivi. Dal 2015 risultano aperti in ambito federale 55 procedimenti disciplinari, attività di monitoraggio hanno riguardato 23 attività nel 2016, 16 all’inizio di quest’anno”.

Se da un lato, dunque, fioriscono iniziative di diverso genere per contrastare il fenomeno, non si può fare a meno di constatare che la strada da percorrere sia ancora lunga vista l’assenza di una consapevolezza globale e di un approccio sistematico per la lotta a questa vera e propria piaga dello sport.

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