Diploma a 18, via ai licei brevi

Il decreto firmato dal ministro Fedeli. A Roma coinvolto il Visconti

ROMA – Finito in un cassetto negli ultimi mesi di Stefania Giannini all’Istruzione, ora il progetto dei licei brevi è tornato in pista. Il decreto, rivisto dopo alcune interlocuzioni con il Consiglio superiore della pubblica istruzione, è stato firmato ieri dal ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli.

Saranno 100 in tutta Italia le scuole superiori che faranno in quattro anni il programma di cinque per essere fuori dalle aule scolastiche con un diploma a 18 anni come già accade in Inghilterra, Francia, Spagna e negli istituti tecnici tedeschi.

Gli istituti interessati hanno tempo dal 1° al 30 di settembre per presentare i loro progetti in tempo utile per far partire la sperimentazione dall’anno scolastico 2018/19.

Da settembre, infatti, ci saranno 100 prime classi, con in media 25-30 alunni, di istituti superiori – licei, tecnici e professionali, statali e paritari – che, con il placet del Miur, potranno abbreviare di un anno il percorso di studi.
Al momento la sperimentazione coinvolge 11 scuole, 6 pubbliche e 5 paritarie tra cui il San Carlo di Milano, il Visconti di Roma e l’Esedra di Lucca. Cinque al Nord, due al Centro e quattro al Sud.

Le scuole superiori

faranno 5 anni di studi in 4

Il corso di studi deve garantire attraverso gli strumenti della flessibilità didattica e organizzativa il raggiungimento degli stessi obiettivi di apprendimento del percorso ordinario. Il percorso dei 4 anni deve e caratterizzarsi per innovazione didattica, valorizzazione dei laboratori, insegnamento di una disciplina in lingua straniera (Clil) a partire dal terzo anno, insegnamenti opzionali, progetti di orientamento con il mondo del lavoro e attività di alternanza.

Un tour de force per gli studenti che arriveranno alla maturità al termine del quarto anno. Un anno in meno di scuola, una riduzione della durata dei cicli scolastici che potrebbe fare da apripista a un riforma più generale. Per ora, la sperimentazione sarà ristretta a 100 istituti superiori, che dovranno essere selezionati facendo attenzione ai progetti presentati ma anche alla distruzione sul territorio.

L’obiettivo è arrivare a una valutazione degli esiti affidati a un Comitato scientifico regionale che relazionerà al Comitato scientifico nazionale. Composto da esperti nominati dal ministro dell’istruzione, il Comitato nazionale verificherà i risultati dell’innovazione, anche rispetto agli standard internazionali, e gli eventuali correttivi e misure di sostegno. Un vaglio scientifico, che era mancato per le precedenti sperimentazioni e che potrebbe essere la base per un ampliamento del progetto ad altre scuole.

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