Sgomberi, armistizio in vista tra Raggi e Minniti?

Intanto il Viminale pensa all’utilizzo dei beni confiscati alle mafie

ROMA – La prossima settimana si terrà un incontro tra la sindaca di Roma Virginia Raggi e il ministro dell’Interno Marco Minniti per fare il punto sulla situazione degli sgomberi.

Il vertice che, secondo quanto si apprende è stato chiesto dal Campidoglio, avrà per oggetto l’emergenza abitativa, in particolare quella che riguarda la ricollocazione di rifugiati e migranti, dopo le polemiche dei giorni scorsi per l’intervento della polizia che ha sgomberato con la forza centinaia di rifugiati da un palazzo occupato in via Curtatone a Roma.

Intanto un presidio autorizzato dei migranti sgomberati ha trascorso la notte nei giardini vicino ai Fori Imperiali. Rimarranno lì fino a lunedì per ottenere incontro in Prefettura con Comune e Regione.

Nel frattempo la Procura di Roma ha aperto un’inchiesta “su quanto avveniva all’interno dell’immobile occupato in via Curtatone”. In particolare i magistrati intendono fare luce sulle modalità dell’occupazione dopo che nello stabile sono state trovate ricevute di probabili “affitti” pagati che farebbero ipotizzare l’esistenza di un racket, e anche un pc usato per confezionare badge da distribuire agli occupanti.

“Le occupazioni verranno liberate man mano che si renderanno disponibili gli alloggi per l’emergenza abitativa da assegnare sulla base del bando speciale”. Questo prevedeva la delibera sul piano emergenza abitativa redatto nell’aprile del 2016 dall’allora prefetto di Roma Tronca. In sostanza si indicava – come avrebbe intenzione di fare ora il ministro Minniti – di procedere agli sgomberi delle occupazioni abitative solo dopo avere individuato soluzioni alternative per l’accoglienza.

Su questa linea, ineccepibile sul piano umanitario, c’è chi, come il sindaco di Bari e presidente dell’Anci Antonio Decaro, ha sollevato qualche dubbio sui suoi possibili rischi. Occorre evitare – si dice in sostanza – che l’occupazione abusiva di immobili diventi un “titolo” per avere prima o poi diritto ad un’abitazione. Ci sono diecine o centinaia di migliaia di italiani che aspettano da anni una sistemazione abitativa e che, nel rispetto della legalità, non occupano abusivamente immobili abbandonati. Non per questo, dice Decaro, devono essere penalizzati.

Il “piano Tronca” aveva individuato 16 immobili occupati per i quali era prioritario lo sgombero, tra questi quello di via Curtatone. Immobili, si precisava, “individuati sulla base di criteri di priorità fissati dal tavolo tecnico istituito presso la Prefettura di Roma e stabiliti in sede di Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica in quanto pericolanti, interessati da sequestro o causanti danni erariali”, come nel caso di via Curtatone.

Intanto il Viminale sta lavorando a un nuovo piano per la liberazione degli immobili occupati abusivamente, che dovrebbe prevedere la contestuale individuazione di soluzioni alternative per quanti hanno diritto all’assistenza e alla permanenza in Italia. Una delle idee su cui si discuterà oggi in una riunione tecnica al Viminale sarebbe quella di usare edifici già confiscati alle mafie per accogliere gli sfollati dopo gli sgomberi.

Sull’ipotesi allo studio del Viminale, l’assessore alle Politiche sociali di Roma Capitale, Laura Baldassare, ricorda che il tema da parte del Campidoglio è stato già “inserito in una delle delibere” approvate dalla giunta capitolina a luglio. “Lo stiamo facendo già ora – ha continuato – perché ci sono esperienze su Roma alle quali stiamo lavorando per il cohousing degli anziani e per dare abitazioni alle fasce fragili”.

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