Alessandro Profumo, cento giorni in grigio

Ci si domanda come il nuovo amministratore affronterà le prossime sfide industriali

 

ROMA – Qualcuno ha storto il naso leggendo i risultati del primo semestre del gruppo Leonardo Finmeccanica, che effettivamente non brillano: gli ordini sono stati pari a 5.061 milioni di euro, ma non si possono fare paragoni con l’anno scorso quando erano stati contabilizzati per intero gli effetti del megacontratto di vendita di 28 caccia Eurofighter al Kuwait. Anche il portafoglio ordini non brilla, così come i ricavi inferiori dell’1,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Qualche soddisfazione solo sul fronte dell’indebitamento sceso da 4.233 milioni a 3.557.

Prendersela tuttavia con il nuovo capo azienda per la modesta performance è non solo ingeneroso, ma sbagliato. In realtà con i conti della semestrale Alessandro Profumo non c’entra niente. Nominato a metà marzo, non ha potuto far altro che firmare un documento preparato al 90 per cento dal suo predecessore Mauro Moretti.

Gli stessi gli analisti finanziari, che non hanno fatto salti di soddisfazione, si sono mantenuti cauti nel giudizio in attesa che Profumo prenda stabilmente in mano le redini dell’azienda. Cfo Sim, per esempio, dice che “se andiamo a guardare bene i numeri del secondo semestre del 2017, troviamo una società decisamente in salute, ma che allo stato attuale conferma le sue guidance e nulla più”. Equity Sim è più o meno dello stesso parere: “I risultati del secondo trimestre sono in linea col consensus raccolto dalla società, leggermente inferiore rispetto alle nostre stime”. Non si discosta neppure Banca Imi: “Anche se stimavamo una migliore performance trimestrale per gli elicotteri e l’aeronautica, evidenziamo che le nostre stime per l’intero esercizio sono in gran parte allineate al consenso e alla guidance di gruppo, confermata da Profumo”. Intanto però va detto che stamattina il titolo Leonardo ha perso in borsa quota 14 euro, chiudendo a 13,92 con una perdita del 2,52% rispetto a ieri.

Il discorso vero tuttavia riguarda le strategie che il nuovo ad saprà mettere in campo. Di formazione prettamente finanziaria, Profumo si troverà ad affrontare acerrime sfide industriali e una concorrenza spietata in capo europeo ed internazionale. Se ne è avuto un assaggio nelle scorse settimane quando Francia e Germania hanno annunciato un programma congiunto per la costruzione di un caccia di quinta generazione.

In un frangente del genere sarebbe stata preziosa la collaborazione di Fabrizio Giulianini, uno dei maggiori esperti di difesa del gruppo, che invece ha rassegnato improvvisamente le dimissioni. A prendere le parti di Finmeccanica è stato così il generale Leonardo Tricarico, ex capo di stato maggiore dell’Aeronautica, che si è domandato “perché, invece di un jet di quinta generazione, non si cerca di pressare per una maggiore ‘europeizzazione’ del programma F-35? Perché non consorziarsi, come si è sempre fatto quando si utilizza un sistema di armamento comune, e parlare con una sola voce al partner di maggioranza, gli Usa, spuntando condizioni migliori di partecipazione al progetto?”.

La pensa allo stesso modo Guido Crosetto, presidente dell’Aiad, la federazione delle imprese italiane della difesa, quando dice che “bisogna prepararsi ad andare a prendere, o almeno a sapere come chiedere, i fondi comuni. Diventa necessario fare sistema, ma non esiste un sistema vincente se non c’è un prime vincente”.

Di fronte a sfide di questa portata, sarà il nostro “eroe” in grado di elaborare un nuovo piano industriale e circondarsi di uomini (e donne) capaci di realizzarlo? This is the question! Per il momento Profumo ha solo fatto capire che non cederà la partecipazione del 25% di Leonardo nella società missilistica Mbda, come avrebbe voluto fare Moretti, in cambio della maggioranza di Atr. E già questo non è poco.

Ma c’è da invertire il trend che in pochi anni ha portato al ridimensionamento di Finmeccanica. Quella svolta – nella ricostruzione che ne fa Umberto Dragoni in una sua intervista alla rivista di settore “Aeronautica&Difesa – comincia nel 2010 con Pier Francesco Guarguaglini e prosegue con Giuseppe Orsi, che aveva in testa praticamente solo gli elicotteri, per concludersi, dopo la meteora di Alessandro Pansa, con la gestione Moretti e la sua One Company che si disfano di Ansaldo Sts e AnsaldoBreda. “In sostanza – conclude Dragoni – per più di sei anni al vertice del gruppo non si è ragionato su strategie industriali di lungo termine nell’aerospazio e nella difesa, ma su aspetti di tipo organizzativo o di potere”.

Gli stessi aspetti sui quali per adesso è concentrata l’attenzione di Profumo che come prima mossa ha dato una “spallata” alla One Company creata dal suo predecessore. Sono stati infatti smantellati i settori, le macro aree operative in cui Moretti aveva fatto confluire le controllate. Restano invece in piedi le divisioni: Elicotteri, Velivoli, Aerostrutture, Sistemi avionici e spaziali, Elettronica, Difesa, Sistema di sicurezza e Spazio, oltre alle strutture centrali responsabili dell’indirizzo strategico.

Sull’organigramma qualcosa comincia a cambiare. Entrerà infatti a giorni Simonetta Iarlori, ex Unicredit e ora direttore operativo di Cassa depositi e prestiti (con gestione delle risorse umane, information technology, organizzazione, acquisti, logistica e operazioni). La seconda nomina è interna: Raffella Luglini resterà investor relator del gruppo, ma prenderà anche la comunicazione, al posto di Federico Fabretti.

Potrebbero interessarti anche