Professore, mio professore!

Lettera aperta di Emanuele Stolfi al prof Andrea Carandini dopo il suo intervento sul degrado di Roma

ROMA – Caro Professore, sono un vecchio giornalista che ha più o meno la sua stessa età. Oggi dirigo un piccolo quotidiano online che si chiama “Romacapitale.net” e che non ha nulla a che vedere con il Campidoglio (la testata mi appartiene dal 1988 e qualcuno mi consiglia di rivendicarne il dominio).

Prima di oggi “Romacapitale” è stato un mensile che per qualche anno ha occupato un posto non marginale nel panorama editoriale romano. Tra le cose “belle” che ricordo di quel periodo c’è un numero della rivista del novembre 2007 che aveva per titolo “E’ vera decadenza?” e sottotitolo “I segni evidenti di un declino”. Naturalmente si parlava di Roma e l’immagine di copertina riproduceva il grande quadro dell’orazione di Cicerone contro Catilina conservato a Palazzo Madama (provvederò nei prossimi giorni a farle avere copia della rivista).

Nel pregevole articolo di apertura, a firma dell’amico e collaboratore Mino Fuccillo, venivano individuati i ‘bachi’ evidenti che già dieci anni fa stavano erodendo le basi della nostra civiltà: “Declino e ricchezza sovrapposti. I tratti distintivi del progresso e del suo contrario. L’illusione di una crescita esponenziale che continua all’infinito in un mondo finito. L’immacolata concezione dello sviluppo tecnologico. Il populismo conservatore e quello eversivo”.

E’ superfluo aggiungere, ahimè, che tutte le più nere previsioni che facevamo allora non solo si sono avverate, ma sono state superate dalla realtà.

Ma non è ovviamente di questo che volevo parlarle, quanto piuttosto della progressiva trasformazione di Romacapitale.net da quotidiano di informazione a piattaforma digitale con una specifica missione: il contrasto al degrado di Roma. Come avrà capito, non ci rassegniamo all’ineluttabile, anche se assomiglia molto alla “Grande Utopia”, e siamo decisi a batterci affinché la Roma di domani (quella che certamente né lei né io vedremo) possa essere un mix di visione e di rappresentazione di bellezza, di storia, di tradizione e di intelligenza artificiale, di digitale e di analogico, di tecnologie avanzate e di emozioni.

L’imbarbarimento fisico e morale che lei descrive è penetrato così a fondo nella nostra città che ci vorranno anni e il concorso di tutti “gli uomini liberi e forti, che in questa grave ora sentono alto il dovere di cooperare ai fini superiori” della nostra città, per tentare di estirparlo. Per questo stiamo portando a termine il censimento di tutti i movimenti, i gruppi, le associazioni, impegnati a perseguire gli stessi obiettivi di riscatto di Roma.

Con queste premesse può facilmente immaginare con quanto interesse e consenso abbiamo letto la sua dolorosa intervista al Corriere. Lei descrive fatti ed impressioni purtroppo noti, ma la sua competenza ed autorevolezza è tale da aggiungere una nota di drammaticità che va diritta al cuore.

Noi siamo tenacemente convinti che anche individui o piccoli gruppi – quelli che Arnold J. Toynbee chiamava “minoranze creatrici” – possano quanto meno indicare una strada virtuosa ed innescare quello spirito di emulazione, quella mimesis che possa condurre i cittadini romani altrove. Ci piacerebbe molto e ci sarebbe di grandissimo aiuto poter contare sulla sua saggezza.

 

L’intervista del professor Carandini (Corriere della Sera, mercoledì 30 agosto)

«Mi sembra un’orgia di degrado percepibile in ogni aspetto di Roma. Sono ormai un vecchio romano, a novembre compirò 80 anni ma non ho mai visto la Capitale ridotta così. La mancanza d’acqua la notte mi sembra un atto epocale. A mia memoria, non è mai accaduto nulla di simile».

Professor Andrea Carandini, archeologo, storico della città, Sembra sempre più difficile essere romani, vivere in una Capitale dove, come si dice tra i cittadini nati all’ombra del Campidoglio, ogni giorno ce n’è una…
«Basta girare per il centro storico per constatare un abbandono completo… Per esempio l’invasione dei negozietti che vendono tutto, dai souvenir ai panini. Spesso fotografo per il desiderio di documentare. Proprio il Corriere ha pubblicato alcuni miei scatti. E poi vedo le sterminate file davanti al Colosseo, come non avviene davanti a nessun altro monumento del mondo, segno dell’assenza di una decente politica del turismo. E i bivacchi a Fontana di Trevi, un miracolo architettonico…».

In una battuta, come sintetizzerebbe tutto?
«Un’atmosfera degna della caduta dell’Impero romano. Per molto tempo abbiamo assistito a un lento decadere della città. Ma da pochi anni c’è stato un drammatico salto di qualità verso il basso. Con la caduta dell’Impero romano arrivarono i barbari. Oggi possono anche venire… tanto la maggior parte, quella che contribuisce allo sfacelo, è già tra noi. Vive con noi. Purtroppo vengono immediati i paragoni. Io sono in vacanza a Maiorca, nel piccolo villaggio di Deià. Qui veniva il poeta e romanziere britannico Robert Graves. Pur essendo un centro così piccolo, ogni giorno è presidiato da una segretaria, un infermiere e un medico. E soprattutto, qui a Maiorca l’acqua c’è e non ci sono problemi. La siccità c’è anche qui, come in Italia. Ripeto: i paragoni sono odiosi, ma inevitabili».

Ha mai nostalgia di Roma, in questo periodo di vacanza? Ha voglia di tornare?
«Lo dico con amarezza, perché sono sempre stato fiero di essere romano. Purtroppo rispondo di no, non ho alcuna nostalgia e non ho gran desiderio di rientrare. In questi anni il volto di Roma ha perso continuamente un pezzetto di naso, poi un occhio, un po’ di mento… alla fine mi ritrovo a girare per le strade della mia città e non sono più capace di riconoscerla. È impossibile rintracciare ciò che ho conosciuto da giovane. Mi sembra quasi che la crisi di Roma sintetizzi quella dell’intero Occidente, che sta registrando un tramonto…».

Davvero nessuno spazio alla speranza, alla positività?
«Sono ottimista di natura. Forse, visto che ci siamo quasi, quando a Roma toccheremo definitivamente il fondo, l’unica strada sarà una rinascita».

Un suggerimento alla sindaca Virginia Raggi?
«Dichiarare il proprio fallimento. Ammettere di non avercela fatta, chiedendo scusa ai romani. Inutile andare avanti cincischiando. Inutile e dannoso per Roma».

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