Caltagirone, repetita non iuvant

Dopo la Vianini Lavori, anche l'Opa sulla Caltagirone Editore destinata al fallimento

ROMA – Anche se stamattina il titolo Caltagirone Editore sta perdendo in borsa il 3,06%, il suo attuale valore di 1,332 euro è ancora abbondantemente superiore all’euro offerto dall’Opa della Chiara Finanziaria, la società veicolo a cui Francesco Gaetano ha affidato l’incarico di acquistare il 33% circa delle azioni non in suo possesso e togliere il titolo dalla Borsa di Milano.

L’Opa scade dopodomani e in queste condizioni si capisce perchè fino a ieri solo lo 0,2% delle azioni sul mercato aveva aderito all’offerta di acquisto. In un gioco finanziario all’ultima azione, il fondo Amber ha messo insieme un gruppo di investitori che ha raggiunto circa il 10% del capitale della Caltagirone Editore e che ovviamente non ha alcuna intenzione di aderire all’Opa. A sua volta appare assolutamente improbabile che Chiara Finanziaria possa aumentare in extremis la sua offerta del 50%.

L’Opa è fallita dunque e il titolo Caltagiorne Editore resta nel listino di borsa. Nessuno ci ha rimesso un euro (se non fosse per l’immagine del gruppo un po’ ammaccata), anzi Francesco Gaetano ha visto sensibilmente rivalutato il valore del proprio asset.

Resta solo da capire come la società offerente e soprattutto i propri illustri advisor, la Banca Leonardo e la star dei professionisti Enrico Laghi, abbiano potuto commettere un errore di valutazione così grossolano. Ci si giustifica dicendo che a giugno, quando era stata data notizia dell’operazione, il titolo veleggiava in Borsa intorno allo 0,85 euro e, a quei valori, il flottante si attestava a un controvalore di circa 41 milioni di euro. Il prezzo di 1 euro dell’offerta pubblica di acquisto rappresentava perciò in quel momento un premio del 21% sul prezzo medio ponderato dell’ultimo mese maggio-giugno.

Ma l’allarme era scattato immediatamente. Infatti in pochi giorni, se non ore, il titolo, che si era mantenuto fino ad allora sempre stabile, si era subito allineato all’offerta e, quindi, a 1 euro più qualche centesimo. L’aumento avrebbe dovuto mettere sull’avviso i consulenti per adeguare il prezzo di offerta o ripensare l’intera operazione di delisting. Invece si è andati avanti ostinatamente sulla decisione presa fino al clamoroso insuccesso.

E dire che c’era già stato un precedente analogo che avrebbe forse dovuto suggerire una diversa strategia. Nel 2015 infatti lo stesso F. G. Caltagirone aveva deciso di lanciare un’Opa sulla residue azioni della sua Vianini Lavori a 6,8 euro, assistito anche allora dagli stessi advisor, Banca Leonardo ed Enrico Laghi. Ma anche allora fondi e piccoli risparmiatori non avevano aderito all’offerta, giudicata incongrua, ed erano stati premiati perchè subito dopo avevano incassato un dividendo di 7,3 euro. Perseverare dunque non sempre è la scelta giusta.

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