Roma, altro che Resiliente

Roma Resiliente è il progetto avviato e finanziato dalla Fondazione Rockfeller di cui si sono perse le tracce nella Capitale.

ROMA – In psicologia, la resilienza è la capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà. Traslata sulla ‘città’ invece, è intesa come la capacità di un sistema di adattarsi ai cambiamenti, quali eventi climatici, le trasformazioni sociali, l’impatto di eventi esterni sui diversi gruppi sociali e sull’insieme del tessuto urbano. Traslata infine su Roma, come emerge dai fatti sotto riportati, sembra sia la capacità di superare le condizioni propizie, per tornare agli eventi traumatici.

Ma partiamo dall’inizio. Nel 2013 per il suo centennale, la Fondazione Rockfeller, famosa organizzazione filantropica statunitense, avvia il progetto 100 Resilient Cities, ovvero un’iniziativa con il fine di aiutare le città ad affrontare le sfide della trasformazione urbana, attraverso un sostegno tecnico consistente nella creazione di un network di città, e un sostegno economico con un finanziamento di ben 100 milioni di dollari.

Nel dicembre 2014, la città di Roma viene selezionata per il progetto, con una proposta sviluppata dall’Assessorato capitolino alla Trasformazione urbana, in collaborazione con l’Assessorato all’Ambiente. Ad annunciarlo a New York è addirittura l’ex presidente americano Bill Clinton: Roma figura tra le prime 33 città delle 100 che si sono aggiudicate la partecipazione al progetto, tra le circa 400 città candidate per la sfida.

“Non è importante la cifra, ma il meccanismo che si mette in moto: Roma fa parte ora di questo network internazionale. Come amministrazione comunale dobbiamo mettere in campo una serie di iniziative e individuare progetti da finanziare all’interno del piano generale”, così esprime la sua soddisfazione l’allora l’assessore all’Urbanistica Giovanni Caudo nel corso della presentazione del progetto. Così Roma, entusiasta del meccanismo messo in moto, intasca il finanziamento.

Solo un mese dopo il meccanismo si inceppa, ma facciamo un passo indietro. Al fine di monitorare il network, la Fondazione Rockfeller nomina un referente per ognuna delle cento città, la figura del Chief Resilience Officer, che per il coordinamento di tutte le attività di resilience building di Roma Capitale, viene individuata nel dott. Alessandro Coppola. E fin qui tutto bene.

Contattato da Romacapitale.net, con la richiesta di chiarimenti sullo svolgimento e sui risultati del progetto, ci risponde gentilmente di non essere più il referente dagli inizi del 2015, quindi poco dopo la “messa in moto” del meccanismo. Il progetto, con un referente “fantasma”, sembra comunque andare avanti, perché nel gennaio 2016 viene pubblicato un opuscolo dal titolo ‘Valutazione preliminare di resilienza’, in cui compare il dott. Coppola come Coordinatore del progetto. Al termine dell’opuscolo, all’interno del quale si definiscono le aree prioritarie in cui intervenire, si rimanda ad una seconda fase di ordine pratico che avrebbe dovuto avere inizio nel febbraio 2016 e terminare nel giugno dello stesso anno. Qui si perdono le tracce del progetto.

Per cercare di rintracciarlo, contattiamo il numero di Segreteria indicato fra i contatti della pagina Roma Resiliente sul sito di Roma Capitale, qui la risposta è che del progetto non si sente parlare da tempo, ma che saremmo stati richiamati in mattinata per ulteriori informazioni. Come promesso, siamo richiamati dal geologo Claudio Succhiarelli, il quale non può rispondere a domande, neanche di ordine generale, se non previa autorizzazione, che abbiamo richiesto, senza fortuna.

Apprendiamo oggi che è prevista in mattinata una riunione sul tema. Mentre attendiamo delle risposte sulla questione, registriamo con sconforto il dato che Roma è più che resiliente, ma non in senso positivo.

Oggi, 12 settembre, il Comune comunica: “Entra nel vivo il laboratorio del progetto “100 Resilient Cities”, sostenuto dalla Rockefeller Foundation per il quale è stato creato un Ufficio strategico composto da una rete che coinvolge orizzontalmente i diversi Assessorati capitolini e i rispettivi Dipartimenti. In particolare gli Assessorati: alla Crescita culturale, alla Persona Scuola e Comunità solidale, alla Roma semplice, alla Città in Movimento, alla Sostenibilità ambientale, all’Urbanistica insieme alla Protezione Civile”. Meglio tardi che mai.

A.M.

 

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